Sandro Munari e quel Rally Montecarlo del 1976

Riviviamo la terza vittoria del Drago al Montecarlo

E’ una notte di fine gennaio del 1976. Nel bel mezzo delle Alpi francesi, sulle strade che si districano per il Col St. Jean et Royans, la carovana del Rally Montecarlo sta per affrontare una delle tante prove speciali notturne di quella quarantaquattresima edizione.

Sandro Munari è il leader provvisorio fino a quel momento con la sua Lancia Stratos HF, davanti alla Porsche Carrera di Guy Frequelin. Al via di quel tratto cronometrato la radio lo informa del fatto che la pioggia sta iniziando a cadere. Un fatto di per sé strano, considerando i 1000 metri abbondanti di altitudine di quelle zone montuose; ed infatti, nemmeno il tempo di rettificare le informazioni, che le gocce d’acqua si trasformano in grossi fiocchi di neve. Tutto cambia velocemente e, complice anche dei problemi alla radio, sulla Stratos numero 10 i meccanici non fanno in tempo a cambiare le coperture. La bella e veloce vettura torinese si presenta cosi’ al via della prova lunga 38 chilometri equipaggiata con dei semplici pneumatici da bagnato.

In casa Lancia si teme il peggio. Alcuni dei tanti protagonisti di quella edizione hanno già abbandonato la compagnia, su tutti le Alpine ufficiali di Andruet, Nicolas e Therier. Ma anche Hannu Mikkola con la Opel Kadett ed il nostro Raffaele Pinto al volante della Lancia Stratos.

I quattro minuti e mezzo di vantaggio di Sandro Munari sulla Porsche di Frequelin sembrano sciogliersi come neve al sole man mano che la strada sale di altitudine ed il manto nevoso diventa sempre più abbondante. Ed effettivamente cosi’ accadde, con gli altri equipaggi avvantaggiati dalle gomme chiodate, montate grazie ad una maggiore disponibilità di tempo. Il grande timore di non riuscire ad arrivare in cima a quel fatidico colle viene però in qualche modo scacciato dal Drago che, con il suo nuovo navigatore Silvio Maiga, finisce quella interminabile prova speciale in seconda posizione assoluta e staccato di un minuto dal francese.

In una gara come il Montecarlo, però, tutto cambia in fretta, dalle condizioni meteorologiche alla situazione di classifica. Sfruttando a pieno l’immenso potenziale della sua Stratos, Munari non esita molto a riportarsi al comando, questa volta con Waldegard alle sue spalle. Sembra fatta, la terza vittoria al Monte per il pilota di Cavarzere è lì a portata di mano.

Ma anche in questo caso, la dea bendata decide di mettersi contro Sandro Munari e lo squadrone Lancia. Questa volta è il cambio della Stratos che inizia a fare le bizze, restando bloccato in quarta marcia. Un inconveniente tutt’altro che sconosciuto alla vettura torinese e che, con il Col de Turini incombente, mette l’equipaggio tricolore in un’altra situazione a dir poco critica.

Più che gli altri equipaggi, l’avversario principale per il Drago diventano i dodici tornanti del celebre colle. Affrontarli tutti in quelle condizioni sarebbe stata una vera e propria impresa, ma d’altronde le alternative erano solamente due. Fermarsi e rinunciare ad una vittoria nel rally più affascinante del mondo, oppure tentarle tutte per sopravanzare quel colle che si poneva come una sorta di ostacolo insuperabile. Anche se solo in apparenza. Munari parte infatti con la sola quarta marcia disponibile, insieme alle sue spiccate doti di sensibilità di guida. Arriva il primo tornante, la Stratos #10 si inserisce seguendo una traiettoria impostata al centimetro dal suo pilota, poi un filo di gas e… via. L’incredibile coppia ai bassi del V6 2.4 litri fa il resto, accompagnato dai morbidissimi tocchi di frizione per aumentare il numero di giri.

E cosi’ per altri undici tornanti, al termine dei quali la Stratos, grazie ad una incredibile solidità meccanica unita alle doti non comuni del suo pilota, riesce a terminare anche quel calvario. Non solo, Munari si trova ancora al comando con un minuto di vantaggio sulla vettura gemella dello svedese Waldegard.

Ma in assistenza questo sembrava essere la minore delle preoccupazioni. Con poco tempo a disposizione prima delle prova successiva, bisognava infatti riparare il guasto in vista del rush finale. I meccanici Lancia si recano allo start dell’ultimo tratto cronometrato, al quale Munari giunge con un quarto d’ora di anticipo, per eseguire la delicata operazione. Gli occhi del Drago sono fissi su quel nastro di asfalto dietro cui si nasconde il traguardo di Montecarlo e la vittoria. A pochi metri da lui gli uomini della casa torinese si cacciano sotto alla Stratos. Smontano la coppa dell’olio, estraggono l’olio bollente, riparano il danno al cambio, rimontano la coppa e rimettono l’olio. Tutte operazioni che richiedono una certa dose di tempo, perdi più di notte. E sotto la pioggia battente.

Munari è teso come una corda di violino, il suo pensiero è rivolto solo a quella striscia di asfalto dinanzi a lui. Incredibilmente, dopo quattordici minuti esatti dall’arrivo della Stratos, il cambio è sbloccato. Di nuovo al volante e con la guida più dolce possibile, Munari giunge al traguardo di Montecarlo in prima posizione nella classifica assoluta. Alla quale seguono i dovuti ringraziamenti ai suoi meccanici per quel lavoro semplicemente pazzesco

E’ la sua terza vittoria al Rally Montecarlo, dopo quella del 1975 sempre con la Stratos e quella del 1972 con la Lancia Fulvia HF. Un successo incredibilmente sofferto, che rende ancor più l’idea di quanto fossero avvincenti, duri ed affascinanti i rally di un tempo.

Un’epoca dove il nostro Munari si è distinto come uno dei più forti piloti del tempo e non solo, che lo ha anche consacrato primo campione del mondo rally. E all’imminente vigilia della stagione 2018, questo vuole anche essere un omaggio all’unico ed inimitabile Drago di Cavarzere. Colui che, insieme a Fiat e Lancia, ha fatto “diventare matti” i francesi.

 

 

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