Tutto al posto giusto (nel posto giusto)

Una canzone in sottofondo per raccontare quanto di epico ci ha regalato il finale del Rally Italia Sardegna 2018

Mai avrei pensato di scomodare una delle mie band preferite per raccontare quello che i miei occhi hanno visto domenica. Ed invece mai come in questo frangente Everything in its right place dei Radiohead riesce a far da sottofondo ad emozioni difficili da raccontare a chi ha avuto la sfortuna di non viversele direttamente.

Non ci può essere immagine che renda giustizia, non può esistere video capace di ricreare la pressione dell’ora che ha preceduto la tempesta perfetta dei rally moderni. Può forse esserci una canzone che ha il vizio/pregio di creare una sensazione di tensione un misto di eccitazione e di disagio, che porta a sperare che tutto esploda all’improvviso in un fragoroso orgasmo di sensazioni e brividi. Play.

…Tutto tutto tutto al suo posto…

Ed è così che mi son sentito domenica attorno alle 13 quando stavo per assistere ad una pagina di storia senza rendermene conto.

Davanti ai miei occhi sfilavano dieci equipaggi ed è stato come se non esistessero. Non c’erano un venerdì anomalo e un sabato tutto sommato piatto, non c’era Kopecky che timbrava la terza vittoria nel WRC2, non c’era carta dei tempi smarrita e relativa riconsegna che mi interessasse, non c’era nemmeno una clamorosa ultima curva per un tempo incredibile di Tanak che potesse distogliermi dal desiderio di scoprire cosa gli Dei dello sport ci avrebbero riservato per questa volta.

0,8 decimi di secondo, quattro uomini e 6,46 chilometri per decidere chi fosse meglio dell’altro, almeno per questa volta in cui è toccato proprio alla nostra Italia a fare da meraviglioso sfondo di una sfida epica. E forse proprio essere in Italia ha reso tutto ancora più magico, più intenso, più bello.

…ci sono due colori nella mia testa…

Il blu di una Ford Fiesta WRC, il grigio alternato all’arancio della Hyundai i20. Thierry ha danzato nelle strette curve dell’Argentiera, come guidato dal moto impetuoso ed inesorabile del mare. Un liquido volteggiare sopra pietre e rotaie profonde. E lo stesso ha fatto Sebastien ma come con un briciolo di vento contro, sufficiente a metterci un respiro in più.

Quattro minuti, cinquantadue secondi e nove decimi: questa la durata del viaggio verso il paradiso tutto italiano dei rally. Un tempo assurdo in un luogo “magico”, il destino di pochi che disegna l’emozione di migliaia di appassionati. Qualcosa di talmente intenso da arrivare a farmi desiderare almeno per un attimo in un impossibile pareggio tra veri e propri miti dello sport.

Cosa? Cos’è che hai provato a dire?

Che ritorneremo a sederci davanti ad una tabella degli split, tornermo a chiederci weekend dopo weekend chi dei due sarà sul tetto del mondo in Australia, torneremo pure a polemizzare su regolamenti e cavilli ma niente intaccherà il valore di quel momento nostro in cui tutto è stato perfetto, il momento in cui tutto è stato esattamente nel posto in cui dove avrebbe dovuto stare.

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