Ho letto Uomini e Rally e devo le mie scuse a Guido Rancati

Non proprio una recensione del libro della celebre voce italiana dei rally...

Sono sempre stato affascinato dal giornalismo e ancora di più dal ruolo del giornalista. L’idea di prendersi la responsabilità di osservare un momento per raccontarlo ad altri e, in un certo senso, dargli modo di riviverlo attraverso un racconto, mi è sempre piaciuta fin dai tempi delle scuole medie.

Una professione che non ho avuto il coraggio di assecondare con gli studi e che si è riproposta solo quando è nata l’idea Rallyssimo. Un’idea chiara fin dal principio ma che necessitava di ispirazioni e modelli a cui fare riferimento, soprattutto per definire quale potesse essere il taglio e lo stile di un progetto nuovo da presentare ad un pubblico spesso purista e non così facile da approcciare.

È iniziato lo studio dei siti, delle riviste e dei giornalisti del piccolo mondo dei rally in lingua italiana. Poche storiche firme da scrutare a fondo, con “l’aiuto” dei social network. Difficilmente un giornalista nega ad un appassionato il piacere dell’amicizia virtuale e Guido Rancati non fa eccezione.

Ho sempre letto con piacere i suoi articoli ed apprezzato il suo essere diretto in tutto e per tutto. Con Guido è tutto un prendere o lasciare e sono più le volte in cui mi trovo d’accordo con lui che contro. Tuttavia, mentre lo osservo continuare a scrivere e intervenire su questioni di rally, inizio a pensare che ci sia qualcosa di costruito, la reiterazione di un personaggio che ha abituato tutti in quel modo e che per questo deve sempre trovarsi nella posizione di fare la voce fuori dal coro, di spiazzare chi legge. In quel momento arrivo ad esserne convinto. Non smetto di leggerlo ma lo faccio sempre con quel pensiero.

Sta per finire l’estate e ritrovo per l’ennesima volta un post dove si parla di Uomini e Rally, il libro di Guido. Ce l’ho nella mia lista da tempo e decido che, pensieri o non pensieri, se voglio continuare con Rallyssimo in un certo modo devo leggerlo e saper cosa c’è scritto. Lo prendo, lo inizio e lo divoro.

Le 136 pagine di aneddoti di oltre cinquanta anni di rally raccontano il lato meno noto di persone che vediamo prima come piloti e poi come uomini. E invece Guido ribalta questa visione ed aggiunge il tocco intimo di chi c’era in quel momento. Un regalo vero e proprio per chi spende ore dietro questa passione inevitabile per le corse su strada. Capone, Todt, Sainz, Elena, Loeb, Rovanpera si trasformano in persone che ti sembra di conoscere da sempre e quando finisci il libro vorresti averne almeno altri cinquanta di quei racconti.

Rifletto. Tutto sommato non sono gli aneddoti la parte speciale ma è il racconto degli stessi. Il modo con cui Guido ti prende e ti porta lì, in quell’esatto momento di rally.

Capisco che non si tratta di recitare un ruolo ma è solo voglia di proteggere qualcosa a cui si è dedicata l’intera vita. È sentimento nudo e crudo per uno sport che offre emozioni speciali solo a chi sa andarsele a prendere. E Guido se l’è prese giorno dopo giorno, gara dopo gara e si è pure preso la briga di regalarcene un po’.

E allora scusami Guido. Per essermi fidato di una prima impressione, per non aver capito che è passione prima di un lavoro, per aver aspettato 136 pagine di pura poesia per chiederti il permesso di conoscerti davvero, di persona, come fanno i giornalisti e gli uomini veri.

Il libro lo trovate su Amazon a questo link oppure scrivendo a info@inpagina-bo.it

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