CIR, il pronostico di Andrea Dallavilla sul Rally 2 Valli

Abbiamo sentito il campione italiano 1997 per farci raccontare il suo pensiero

Ci siamo. Oggi scattano ufficialmente lo ostilità nell’attesissimo Rally Due Valli.

La gara scaligera sarà l’autentico ago della bilancia che consegnerà il suggestivo titolo italiano 2018. Un riconoscimento al quale ambiscono il padrone di casa Umberto Scandola, il veterano Paolo Andreucci, il romagnolo Simone Campedelli e la sorpresa Andrea Crugnola.

Abbiamo dunque fatto una chiacchierata con il grande Andrea Dallavilla, campione italiano 1997 con la Subaru Impreza, per farci raccontare il suo pronostico e cosa si prova in momenti del genere dentro all’abitacolo.

Andrea, chi vincerà questo titolo?

E’ molto difficile fare un pronostico poichè se un campionato si decide all’ultima gara significa che nel corso della stagione è regnato il più totale equilibrio. Quindi è come scegliere tra il rosso e il nero alla roulette (ride, ndr).

Sicuramente la 208 T16 e la Fabia sono due macchine che sulla carta si equivalgono, così come Andreucci che conoscerà bene le prove e Scandola che si ritroverà a giocare in casa. Anche se in realtà questo fattore non sempre si rivela un vantaggio, come accaduto in precedenza. Campedelli e Crugnola invece, seppur ottimi piloti, per vincere il titolo hanno bisogno di fattori strettamente legati alla matematica. Ma anche in questo caso nulla è scontato perchè i rally sono sempre molto imprevedibili.

Quali fattori entreranno in gioco maggiormente?

Ci sono sempre molti fattori che vanno a condizionare una gara intera.

Il meteo è quello che solitamente va a mescolare un po’ le carte perchè implica una scelta giusta di gomme o l’azzardo di una mescola piuttosto che un’altra. Non è da escludere poi il fattore psicologico. Come dicevo prima, giocare in casa non è sempre un vantaggio perchè si corre dinanzi al proprio pubblico e ci si potrebbe caricare di aspettative eccessive, ma anche gestire la pressione in generale non è semplice. Per ultima ma non per importanza, come in ogni sport serve anche fortuna per raggiungere un determinato obiettivo.

Cosa potrebbe fare la differenza?

Sicuramente farà la differenza il dettaglio. Chi avrà sangue freddo e chi avrà maggiore intuizione in una particolare situazione alla lunga avrà la meglio sugli altri che non hanno dimostrato la preparazione adeguata. Questo è tutto ciò serve per vincere dove vi è grande equilibrio.

Questo è un campionato con somiglianze a quelli degli anni Novanta?

In parte si, anche se allora di equipaggi ufficiali se ne trovavano molti di più.

Ma certamente quest’anno, come quando correvo io, ci sono stati quattro o cinque piloti che potevano ambire a vincere e parecchi outsiders che potevano “indovinare” la prestazione giusta e levare punti agli altri. Totalmente diffententi invece i budget a disposizione per intavolare un programma completo nel CIR perchè oggi è molto difficile inserire nel pacchetto uan quantità adeguata di gomme, test pre gara e una macchina totalmente performante.

Pare che il prossimo anno il CIR sia ampiamente su asfalto. La tua opinione a riguardo?

Io capisco sia sempre più difficile trovare in Italia delle strade sterrate, e capisco anche sia molto costoso ripristinarle dopo una gara.

Però il rally è sempre stato sinonimo di terra e quindi è un peccato che essa svanisca. Il pilota di rally si identifica per le sue abilità di guida su neve, terra, ghiaia o laddove vi è scarsa aderenza. Anche per il pubblico la terra è molto più spettacolare perchè, al contrario dell’asfalto, garantisce sbandate e traversi incredibili. Per rispondere però alla domanda, qualora si potesse, bisognerebbe imitare il campionato del mondo facendo correre gli equipaggi maggiormente su terra o almeno un 50-50.

 

Si ringrazia Andrea per la sua disponibilità e gentilezza.

 

 

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