Cerrato - Vasino e quel rally di Montecarlo portato in casa di 15 milioni di italiani

Una bella storia di giornalismo e di coraggio nel buon nome dei rally raccontati alla gente

Quando tra appassionati di rally si parla di promozione del nostro sport è sempre molto difficile trovare una soluzione. Il grande pubblico pare sempre molto distante da prove speciali e controlli orari, con i mass media che puntano molto volentieri i riflettori verso altri sport a benzina oppure si muovono solo per inseguire una palla.

Eppure c’è stato un tempo in cui non era così ed è il rinomato tempo in cui Lancia dettava legge nei costruttori, Biasion guidava una corposa flotta di “manici” di livello internazionale e anche la televisione era curiosa di quel mondo così “selvaggio” e poco ricamato. Sia chiaro, niente a che fare con la Formula 1 ma comunque anche i rally sapevano suscitare idee editoriali capaci di richiamare altre persone a bordo strada e nei parchi assistenza. L’apice arrivò al Rally di Montecarlo 1989 ed è proprio la storia che vi stiamo per raccontare.

Tre uomini e un’idea

È una storia che inizia con tre uomini e finisce tra la braccia del mondo intero: il primo è Renzo Magnani, manager nel mondo dei rally dalle grandi intuizioni quando c’è da strizzare l’occhio al marketing, il secondo è Gianni Vasino, conduttore di Oggi Sport su RaiDue e giornalista alla costante ricerca di modi avveniristici di fare informazione, e il terzo è Dario Cerrato, pilota che non ha troppo bisogno di presentazioni.

L’idea è venuta a Renzo Magnani: mi ha proposto questa avventura ed io ho accettato. Ne abbiamo parlato con Dario Cerrato e l’idea è diventata realtà.

E così iniziava l’avventura di un giornalista che avrebbe raccontato i rally al pubblico “del calcio” da dentro l’abitacolo, sulla scia del fatto che parlare di sport a due o quattro ruote aumentava l’audience della trasmissione ed avvicinava un pubblico più giovane.

Serviva tuttavia un dispiegamento di forze importante per offrire una copertura di qualità ed è per questo che si cerco l’approvazione del direttore di Rai Due. Approvazione arrivata con tutte le perplessità necessarie del caso.

Dario, l’uomo giusto per correre nell’incognita

Renzo Magnani aveva già tutto in testa e sapeva che l’unico pilota che potesse permettersi di correre un intero rally di Montecarlo senza l’aiuto delle note era Cerrato. Con la Lancia aveva raggiunto livelli di confidenza importanti e quindi bastava che la scuderia Jolly gli offrisse un mezzo affidabile e la copertura dal punto di vista tecnico era adatta ad una sfida da guinness dei primati. Naturalmente nessuna velleità di classifica, solo il sogno di salire sulla pedana a Montecarlo dopo aver portato i rally in casa di milioni di italiani.

Una copertura televisiva senza precedenti

Accettata la sfida mamma Rai puntava a fare le cose in grande e mise a disposizione una vera e propria task force internazionale al seguito di Vasino. Tre troupe, un’allenza con France 3 per avere uno studio in loco, le dirette curate da un mostro sacro come Bruno Pizzul con la collaborazione di Cinzia Maltese. Circa trenta persone per curare almeno venti minuti di trasmissione in diretta e raccogliere quanto più materiale possibile da presentare al pubblico di massa raccontando i rally. 5000 chilometri di gara, di notte e di giorno, per far capire quanto di bello ci fosse in quello sport che per molti restava di nicchia.

La gara

Con gli occhi del mondo puntati addosso, e non poca diffidenza da parte dei colleghi, Cerrato-Vasino si presentano allo start con la Lancia Delta Gruppo A numero 11 per affrontare il 57° Rally di Montecarlo. Gepi Cerri, solitamente alle note con Cerrato, come tutor e un’intera squadra composta da Alex Fiorio e Gigi Pirollo, altro equipaggio del team in gara, a sostegno di questa avventura.

La neve fu grande alleata per tutta la gara, sia perché avrebbe rallentato un po’ tutti, sia perché avrebbe attutito i vari colpi all’auto. Una promessa tra i due protagonisti che nel caso Vasino non se la sarebbe più sentita si sarebbero fermati e poi via…dentro la prima prova speciale St Bonnet le Froid.

“Benvenuti al rally di Montecarlo “Oggi sport” vi porta, ancora una volta, dentro l’avvenimento: da pochissimo abbiamo iniziato a bordo della Lancia Delta integrale n. 11, con Dario Cerrato al volante, la prima prova speciale e stiamo già viaggiando a pieno regime con il turbo inserito per dare maggior potenza al nostro motore.”

Furono queste le prime parole andate in onda sulla Rai e che dimostrarono che quella che poteva sembrare un pazzia di un giornalista in realtà era una rappresentazione del futuro. La notte magica del Monte, la gente assiepata per ore tra la neve, il Turini, il dramma di una gara e i momenti senza fiato di uno sport sempre oltre i 100 all’ora venivano regalati con organizzazione e metodo con un solo unico obiettivo: la verità.

Risultati strabilianti e senza eguali

Nel giro di due mesi uscirono sui giornali italiani oltre 200 articoli sull’argomento, a cui si aggiunsero i servizi di decine di televisioni nazionali ed internazionali che raccontarono una vera e propria impresa sportiva. 400 minuti di videocassette, 6 ore e 40 minuti di riprese ed oltre 10 milioni di spettatori durante le due “ospitate” in mezzo a 90° minuto ed “Oggi Sport” con una media di tre milioni di utenti al giorno che facevano circa 15 milioni di spettatori per tutta la durata dell’impresa. Dati senza bisogno di alcun tipo di commento, la dimostrazione pratica di quanto vi fosse terreno fertile in Italia per uno sport come il rally.

Bastava trovare le persone giuste e quella chiave di realtà necessaria per uno sport che è fatto soprattutto di cuore, istanti e persone che hanno il coraggio di guardare qualche metro più avanti degli altri.

Se volete leggere la storia completa e volete sapere come Cerrato e Vasino conclusero quella gara potete leggere il racconto dello stesso Vasino nel suo libro “Da 90° Minuto alle Olimpiadi” che potete trovare cliccando su questo link.

Mentre per vedere una piccola parte del racconto eccovi un video:

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