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Rally 1000 Laghi 1990 – Carlos Sainz vince e riscrive la storia

"El Matador", con un successo clamoroso, divenne il primo non scandinavo a trionfare in Finlandia

Spesso si dice come nella vita non ci siano più certezze. Come se una volta ce ne fossero di più insomma, come se anno dopo anno qualcuno si divertisse a far nascere dubbi fra la gente grazie a fatti inequivocabili o dimostrazioni matematiche altrettanto inconfutabili.

In realtà è sempre stato così, anche se forse al giorno d’oggi basta poco per creare scompiglio, credenze, o dicerie, senza la necessità di dimostrare tutto con fatti concreti. In realtà ogni epoca ha il suo mito, ogni tempo ha la sua moda, e ogni sport ha un suo record, pronti per essere superati, confutati, o sostituiti col passare degli anni.

Nei rally, fino al 1990, non si poteva per esempio trionfare al 1000 Laghi, una delle gare simbolo della specialità, se non appartenenti alla cerchia di piloti nati entro i confini della Scandinavia. Non era possibile perchè nessun non scandinavo ci era riuscito fino ad allora, e per questo motivo era considerato, appunto, impossibile. Non era neanche immaginabile, punto, basta, stop.

Chi se non Carlos

Ci vuole sempre un pazzo, un visionario, un qualcuno fuori dagli schemi, per cambiare la storia. Qualcuno che sappia appunto andar contro l’evidenza, che voglia cambiare le regole, che voglia riscrivere la storia. E chi, se non Carlos Sainz, per i rally?

Lo spagnolo, nel 1990, non è ancora diventato “El Matador”, ma lo diventerà a breve, a fine stagione. La prima vittoria assoluta all’Acropolis dello stesso anno è il coronamento di tanti sacrifici e la rivincita dopo tante delusioni. Per uno come lui poi, è anche una spinta senza precedenti. Si ripeterà anche nella gara successiva in Nuova Zelanda: l’incantesimo si è rotto, Carlos è libero.

Sainz, per arrivare ai vertici, ha remato contro tutto e tutti. Contro la cultura del proprio paese prima di tutto, che il rally non sapeva nemmeno che cosa fosse. E poi contro il sistema, appunto, che non prevedeva certo che uno spagnolo, figlio di un campionato fatto di solo asfalto, potesse essere competitivo a livello mondiale per un campionato corso in gran parte sulla terra.

Carlos non riuscì mai ad accettare di essere considerato solo uno specialista; voleva cambiare questo modo di essere visto, voleva dimostrare a tutti, pure a Cesare Fiorio che gli preferì Auriol per un sedile in Lancia, che poteva vincere ovunque. E questo voleva dire vincere anche in Finlandia.

Un inizio difficile

L’anno prima, nell’89, era finita con un bel cappottamento, che non gli aveva comunque impedito di agguantare il terzo gradino del podio e di capire che alla fine sì, avrebbe avuto ragione lui. Avrebbe battuto tutti ovunque.

L’edizione numero 40 del 1000 Laghi non era però iniziata come avrebbe voluto. Un incidente nelle ricognizioni gli aveva infatti procurato un serio infortunio al piede, che aveva messo a repentaglio addirittura la partecipazione alla gara. Figuriamoci la possibilità di vincere.

L’incidente la notte prima delle verifiche fu duro da digerire. Stavo percorrendo la seconda speciale per l’ultima volta quando dopo un dosso ci trovammo davanti due auto parcheggiate in mezzo alla strada. Mi buttai da un lato finendo fuori strada e colpii un terrapieno. La sospensione fu strappata via e io picchiai forte il piede sinistro sullo stelo del pedale. Quando uscimmo dell’auto scoprimmo che le due macchine erano sparite. 

Ero preoccupato perchè usavo il piede sinistro per frenare, e tornare ad usare il destro non sarebbe stata una gran cosa. Non c’era più nulla da fare se non sperare per il meglio. Non fui nemmeno in grado di guidare fino alle verifiche il giorno prima della gara. Ero sicuro che non sarei nemmeno riuscito a partire.

L’impresa impossibile

E invece riuscì a partire Carlos, e riuscì addirittura a restare attaccato ai primi. Il numero 4 sulle fiancate della Celica gli aveva consentito di partire dietro a Mikael Ericsson, Juha Kankkunen, e Markku Alen, e di poterne studiare quindi le traiettorie grazie ai segni sulla strada.

In questa gara bisogna tagliare in qualche curva, ma non sai mai esattamente quanto lo puoi fare. Non si fanno tagli durante le ricognizioni, quindi per me fu un vantaggio all’inizio poter partire dietro a Mikael, Juha, e Markku, così riuscii a capire quanto loro tagliassero esattamente in certi punti. Bisogna essere bravi e conoscere dove lo si può fare e dove invece ci sono delle pietre. Più avanti nella gara, quando mi ritrovai a partire davanti, non potei più sfruttare questo vantaggio, e vi dico che non è immaginabile quanto i finlandesi tagliassero effettivamente in certe curve.

Dopo aver sfruttato questo vantaggio Carlos approfittò anche delle disgrazie di Juha Kankkunen sulla ps 10 per passare in testa alla gara. A Juha si ruppe il cavo dell’acceleratore, e KKK fu quindi costretto a posizionarsi all’interno del vano motore per tirare il cavo manualmente, lasciando al suo navigatore Juha Piironen il compito di sterzare.

L’avversario numero uno di Sainz diventò quindi Ari Vatanen con la Mitsubishi Galant, ma lo spagnolo, grazie anche a delle note pressoché perfette stese insieme al fidato Luis Moya e alle numerose ricognizioni svolte, estese il suo vantaggio durante la terza tappa fino ad un massimo di 49 secondi alla terzultima speciale di giornata.

In alcuni punti le note non ti potevano dire tutto il necessario. Non potevamo usare lo stesso stile delle altre gare. Luis mi disse che la velocità era talmente elevata che era impossibile riuscire materialmente a pronunciare tutte le parole in tempo. Le note erano semplicemente troppo lunghe. Avrebbe dovuto dirmi su che lato della strada stare in vista di una curva, quale direzione prendere su un salto, dove trovarsi all’uscita della curva. Dire tutto era impossibile, era la gara peggiore per un navigatore. L’unica soluzione all’epoca era provare e riprovare provando a ricordare a memoria il più possibile.

Sainz, col secondo posto in Argentina dopo i successi in Grecia e Nuova Zelanda, era passato in testa alla generale piloti, con una concreta possibilità di lottare per il titolo. Quando Ari Vatanen, nell’ultima tappa, cominciò ad avvicinarsi pericolosamente allo spagnolo, si presentò quindi il dubbio se continuare a forzare per vincere la gara, o accontentarsi di un sicuro secondo posto e portare a casa punti pesanti per la classifica. Carlos non ebbe alcun dubbio.

Con quattro speciali ancora da disputare Ari si era avvicinato troppo per stare tranquilli. Stava rischiando l’impossibile per provare a prenderci. Per il mondiale un secondo posto sarebbe stato ottimo, ma per il team una vittoria in Finlandia sarebbe stata ancora più importante. Decidemmo quindi che non potevamo rilassarci e che avremmo dato tutto per vincere.

E alla fine vinse, Carlos. Con 19 secondi di vantaggio su Ari Vatanen Sainz divenne il primo non scandinavo ad aggiudicarsi il rally di Finlandia. Un’impresa leggendaria, impossibile da pronosticare o da ipotizzare, un qualcosa che solo El Matador avrebbe potuto mettere in piedi per tenacia, testardaggine, e voglia di riuscire.

Sono sicuro che quelle settimane in Finlandia e la nostra vittoria rimarrà uno dei migliori ricordi per me. Per anni quello che volevo raggiungere era di poter guidare bene come i finlandesi. Nessuno può capire quanto difficile fosse vincere a casa loro. Quando raggiungi un obiettivo dopo averci messo tutto l’impegno possibile la sensazione è incredibile. Ti senti veramente contento. Ma vincere in Finlandia lo è ancora di più, è un’altra dimensione.

Le note rubate

Neanche forse il tempo di realizzare effettivamente ciò che era successo che Carlos si rese forse conto che non sarebbe più riuscito a ripetere l’impresa in futuro. Al rientro in Spagna, in aeroporto, qualcuno riuscì a rubare la valigetta a Luis Moya, portandosi quindi via anche le preziosissime note delle speciali finlandesi. Dall’anno successivo la FIA avrebbe introdotto pesanti limitazioni alle ricognizioni, che di fatto avrebbero reso impossibile a Sainz una stesura uguale a quella messa a punto nel 1990.

Lo shock più grande per me fu al rientro in Spagna. Successe qualcosa che mi fece realizzare che non avrei più potuto ripetere quell’impresa. Quello fu l’ultimo anno prima che venissero introdotte pesanti limitazioni nella velocità consentita durante le ricognizioni. Le note per essere veramente buone devono essere testate ad alta velocità prima della gara. Qualcuno all’aeroporto a Madrid rubò la valigetta a Luis, con dentro le mie amate e perfette note.

Sainz, profetico, non riuscì più a ripetersi sulle velocissime speciali finlandesi. L’impresa riuscirà invece anche a Didier Auriol due anni dopo, e ai suoi connazionali Sebastien Loeb e Ogier diversi anni più tardi. Ma quanto fatto dal Matador resterà nella storia. Perchè prima di Carlos non era possibile per un pilota non scandinavo vincere Finlandia, e lui dimostrò semplicemente che invece era possibile.

Per certi versi è vero quanto disse in una intervista lo stesso Luis Moya anni e anni dopo a proposito di Sainz:

Per il modo di lavorare che portò nei rally, per la sua attitudine, professionalità, voglia di migliorare. Per questi motivi, secondo me, il rally si divide in prima e dopo Carlos.

Credit pics: sconosciuto / Martin Holmes
Interviste da Rallysportmag.com
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