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Rally in Romagna vuol dire Andrea Navarra

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Se come me sei nato negli anni 80, in quella lingua di terra che parte dal mare Adriatico e finisce sul Monte Fumaiolo, non puoi che associare i rally al nome di Andrea Navarra. La storia di un pilota di rally simbolo di una Terra che, sulla terra, ha costruito una carriera che ha riempito il cuore della gente più che la bacheca. 

Una carriera partita da lontano, dal 1990 al San Marino su un Opel Corsa GSi con Giunchi a fare da navigatore. Un po ‘ di Lancia Delta, Subaru e poi la Celica GT-Four per sbarcare nel mondiale come logica conseguenza di un talento straripante. Il passaggio alla Impreza arriverà di li a breve e sarà l’amore più grande di un’intera carriera.

Il passo è quello dei grandi, manca solo quell’ultimo gradino che vuol dire portare a casa punti e successi. Arriva qualcosa ma non abbastanza per guadagnarsi una partecipazione in pianta stabile nelle competizioni internazionali. Un impatto complesso per un pilota tanto forte quanto generoso. Troppo generoso.

Navarra era il pilota che la gente aspettava. Si prendeva in mano l’elenco iscritti e scorrevi veloce per trovare il suo nome. Volevi capire subito quando sarebbe arrivato il momento dove la strada si farebbe fatta più larga, la velocità molto più alta e il passaggio davanti ai tuoi occhi sarebbe diventato qualcosa di memorabile da raccontare agli amici rimasti a casa.

Ti interessava poco se alla fine era lui a vincere oppure no. Quello che contava era essere riuscito a vederlo per godere di quello spettacolo che aveva tanto il sapore di casa nostra, di quella Romagna tutta piada e motori.

In qualsiasi storia di bar dei piccoli paesi dei dintorni c’è qualcuno che dice di averlo visto provare di nascosto quando c’era la neve e di non avere mai visto nessuno andare così forte.

A me non è mai capitato ma sono sicuro di aver visto Andrea nel punto più alto. Era il 2004 e l’Italia tornava a respirare WRC con il suo Supermag Rally Italia Sardinia. Nell’aria c’era la voglia di vivere un evento dal sapore unico e la stessa voglia era nel piede destro di Andrea. Neanche dirlo che fosse su una Subaru blu che scorreva sulle strade sarde come se ci fosse passata ogni giorno per anni ed anni.

Quarto assoluto subito dietro a Solberg, Loeb e Sainz con una Subaru dell’anno precedente. Nell’olimpo dei piloti di rally che contano e che la gente ricorda nel tempo per i risultati.

E invece noi l’Andrea in gara lo ricordiamo soprattutto per il cuore…il cuore che metteva nel percorrere ogni metro di speciale e il cuore che faceva tremare ogni volte come se fosse la prima.

(Grande piacere ai test di Campedelli pre San Marino lo abbiamo rivisto dopo tanto tempo in veste di tutor)

Ed eccovi un video tributo della carriera nei rally di Andrea Navarra:

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