Robert Kubica: il polacco che non molla mai

Una serie infinita di operazioni, incidenti ne hanno minato la carriera in F1, ma nei rally ha regalato passaggi da cineteca

Se modifichi il kart come dico io bene, altrimenti mi arrangio e faccio io

Così disse un giovane pilota di kart polacco al suo meccanico: un ragazzino di Cracovia, nato prima della caduta del Muro ‘dalla parte sbagliata‘, venuto in Italia da solo per vincere i campionati nazionali qui da noi.

Preciso, una forza di volontà infinita, una buone dose di ironia; ma allo stesso tempo umile, modesto e sempre molto duro con sè stesso:

Parlare con lui è come parlare con una persona normale, come me e te ora

mi disse uno dei membri dell’RK World Rally Team, la squadra creata per portare la Ford Fiesta WRC targata K1RKWRC a correre in giro per il mondo.

Restano tanti “ma” e altrettanti “se“.

Se quel maledetto guard-rail a Testico non avesse infilzato come uno spiedino la Skoda Fabia S2000 della DP Autosport, imitando l’incidente che portò via il navigatore di Craig Breen, Gareth Roberts, un anno dopo.

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Se in Galles nel 2013 con la Citroen ufficiale in coppia con Michele Ferrara non avesse parcheggiato la DS3 a testa in giù.

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Se Robert avesse fatto più attenzione al Monte 2014 mentre era quarto dopo aver vinto le prime due PS, senza buttare la Fiesta M-Sport contro un ponte.

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Se al Tour de Corse del 2015 fosse continuata la favola di vedere un privatissimo in testa ad uno dei rally con le PS più lunghe e difficili di sempre, senza due forature consecutive.

Rimpianti non dettati dalla pignoleria ma dall’affetto per una persona speciale prima che ‘conduttore di auto da corsa‘: uno che l’impossibile non lo contempla e torna in F1 contro tutto e tutti; uno che getta il cuore sempre oltre l’ostacolo.

Di lui ci resterà l’ultima PS mondiale (non) conclusa: una placca di ghiaccio ed un albero al Montecarlo 2016 metteranno fine (almeno per ora) alle avventure rallystiche. Torna presto Robert, ti vogliamo ancora.

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