Giandomenico Basso: quando le parole non servono

Quarto titolo nazionale ed un luogo comune che abbiamo voglia di sfatare

Lo conosciamo da un po’ Giando. Da quei test prima del Rally San Marino 2013 e 2014 proprio sulle strade di casa nostra. Momenti di grande lavoro ad alta concentrazione, dove c’era comunque stata l’occasione di fare due chiacchiere, oltre ad osservare da vicino il lavoro di un vero professionista. Lo avevamo poi ritrovato come spettatore qualche anno dopo, quando gli altri correvano e lui guardava, intento a cercare un’altra volta il salto internazionale. Una foto insieme, qualche passaggio commentato e quel piacevole “a presto, bravi ragazzi. Fate un gran lavoro.” che ci aveva inorgoglito e non poco.

Occasioni di scambio sporadiche, rapide, unite ad un filo diretto costante ma mai troppo fitto, dove ogni parola ha un peso specifico importante e viene misurata con attenzione. Un modo di fare che può essere scambiato per altro, per una scarsa attitudine a mettersi in gioco in un mondo in cui di chiacchiere se ne fanno decisamente tante. Soprattutto quando si parla di campionato italiano rally.

“Basso è schivo, non parla”. Potrebbe essere questo il riassunto di tutte le dicerie di chi non ha avuto il privilegio di conoscere Giando da vicino. Per non essersi prestato mai troppo pubblicamente a certe polemiche post-gara o perché talvolta la voglia di mettere il massimo di se stesso lo porta a restare su concentrato su quello che meglio sa fare: andare forte.

Una carriera brillante dove ad un certo punto sarebbe stato molto facile perdersi, al termine di quelle esperienze ufficiali che potevano rappresentare un apice da cui era difficile scendere. Calarsi progressivamente nella parte del “sempre più privato” innesca dinamiche dove i fatti devono raccontare molte più cose delle parole. E Giando l’ha sempre saputo e, giorno dopo giorno, ha spinto in quella direzione.

E allora 223 gare in carriera di cui 44 sul gradino più alto del podio. Cinque titoli internazionali (un IRC, due ERC, due TER) e da ieri quattro campionati italiani rally assoluti con tre marchi diversi. Un palmares che non ha troppo bisogno di descrizioni o ricami.

Numeri che parlano di un uomo che rappresenta uno dei principali talenti del rallysmo italiano a cavallo tra gli anni novanta e i duemila. Un pilota che, all’alba dei cinquant’anni ha ancora quella fame, quella voglia e quel “tiro” tali da tenersi il suo grande spazio in un mondo in cui si vorrebbe emergesse qualche giovane a cui regalare un po’ di prospettiva al rallysmo di casa nostra. Gente che spesso parla con le parole ma che racconta poco col cronometro.

E invece Basso non parla. Basso non parla a vanvera. Basso continua a parlare con il piede destro.

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