Galles 1969, la Lancia Fulvia ed il cappotto di Fiorio

Una delle vittorie più incredibili dell'epopea Lancia, con la mitica Fulvia ed il grande Fiorio protagonisti cardine

“Le macchine da corsa sono belle quando vincono e brutte quando perdono” diceva il grande Enzo Ferrari. E, in alcuni casi, verrebbe da dire anche le meno adatte all’attività agonistica. Si, perché pensare che tutte le auto vincenti nella storia siano state concepite e progettate per il solo scopo di garantire titoli, vittorie e ritorno d’immagine, è come credere a una favola.

Chiedere agli uomini Lancia, che da metà anni sessanta in poi sono stati artefici del caso probabilmente più iconico da questo punto di vista: la Lancia Fulvia Hf. Una piccola coupé, con il suo innocuo 1.200, dedicata alle signore per andare a fare la spesa e non certo a cimentarsi nei rally più duri ed impegnativi del mondo. Tutto merito della squadra corse Lancia diretta da Cesare Fiorio che, essendo agli esordi e preparando e correndo con un po’ tutto quello che passava al convento, trovarono nella Fulvia un’arma destinata a diventare un’icona per il marchio. Dal piccolo 1.200 con 101 cavalli – ed un peso vettura di soli 780 kg grazie all’impiego di alluminio e plexiglass – si passò ad una prima evoluzione da 1.3 e 122 cv. Nel 1967 ecco quindi le prime 1.4 portate a 128 cv e ridotte a 650 kg di peso, subito vincenti con Munari al Tour de Corse. L’anno seguente arriva l’ultima (rivelatasi poi la più vincente) evoluzione con i motori 1.6 ed i 150 cv sfiorati. E proprio con essa merita fare un passo indietro nella storia, in una delle vittorie più incredibili e rocambolesche.

Galles 1969: una settimana di gara tra innumerevoli speciali e le umide foreste, contornata dai migliori piloti e costruttori in circolazione. Un bell’esame per le piccole Fulvia, che superano alla grande i primi parziali. Harry Kallstrom è in testa dopo una corsa dura ma portata in fondo quasi senza intoppi. Già, quasi. A quattro prove dal termine (un’inezia per le corse di un tempo) la Fulvia #12 è col motore fuso e le bronzine ko. “Diamine, nessuna bronzina di scorta? Non possiamo farci niente?” La preoccupazione di Fiorio aleggia in cerca di soluzioni, con l’ombra di tutti gli sforzi potenzialmente in fumo, fin quando i suoi occhi non posano sulla seconda Lancia di Lampinen, in quel momento terzo in classifica. Basta solo una risposta affermativa alla domanda: “Lui ha lo stesso motore?” per risolvere, seppur con un “sacrificio”, una situazione molto intricata.

La gara del finlandese finisce lì, anche se sarebbe stato secondo con il ritiro di Kallstrom, mentre i meccanici non fecero in tempo ad apprendere la notizia che già si trovarono infilati sotto le due Fulvia. Si lavora sodo per non finire fuori gara con il tempo e alla fine, proprio sul filo di lana, la Fulvia con Kallstrom al volante riparte. Talmente tirata è stata quella operazione che gli uomini Lancia non riescono a montare il sottocoppa, reinstallato al termine della speciale successiva. Tutto a posto dunque, pericolo scampato. Peccato solo che neanche il miglior regista cinematografico avrebbe potuto realizzare un epilogo come quello andato in scena successivamente in quell’edizione del RAC. Nemmeno il tempo di tirare il fiato, infatti, che un furgone sbucato da chissà dove investe in pieno la Fulvia, mandandola in un fosso. Carrozzeria sfondata, e altro lavoro straordinario finiscono sulla tabella degli uomini Hf. Tanto che è lo stesso Fiorio a mettersi d’aiuto con martello e forza di disperazione nel perdere quel successo ormai certo, a raddrizzare la situazione. E, successivamente, a fornire la ciliegina sulla torta sia concretamente che a livello scenografico e quasi poetico. Sul famigerato sottocoppa montato in fretta e furia manca la gommapiuma che – con soluzioni immediate scarseggianti, cosi’ come il tempo a disposizione – viene prontamente rimpiazzata da un’altra trovata del team manager italiano.
Semplicemente “prelevandola” dalla sua giacca a vento.

“Volevo vincerlo il Rac” furono le parole di Fiorio, come a giustificare le sue “pazzie” in quel finale al cardiopalma. E alla fine Kallstrom portò la Fulvia vincente al traguardo, in quello che fu il primo successo di una macchina italiana in quella corsa. Un trionfo fondamentale non solo per la riconoscenza sportiva, ma anche e soprattutto a livello interno e di piani aziendali. Il ritorno d’immagine, al quale contribuì enormemente anche l’impresa di Munari al Monte ’72, fu tale da segnare l’inizio dell’epopea Lancia nel mondo dei rally. Una cosa assolutamente non scontata ai tempi, e che senza quella macchinetta destinata alla spesa delle signore, molto probabilmente non si sarebbe mai avverata. Con lo speciale contributo del Rac 1969 in veste di uno dei rally più incredibili della storia, a fare la sua influente parte.

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