M-Sport stringe i denti al Safari: Armstrong vede il traguardo, McErlean e Jürgenson si arrendono
Weekend difficile e in chiaroscuro, cercando di aumentare il bagaglio di esperienza
Più che un rally, una prova di sopravvivenza. Il Safari Rally Kenya 2026 ha ribadito ancora una volta tutta la sua fama di gara estrema, capace di mettere in crisi anche gli equipaggi più preparati tra fango, rocce, pioggia e problemi meccanici in serie. In questo contesto durissimo, M-Sport Ford ha vissuto un fine settimana complicato, strappando però almeno la soddisfazione di portare al traguardo Jon Armstrong e Shane Byrne, quindicesimi assoluti dopo quattro giorni vissuti sempre sul filo.
Per la squadra britannica il bilancio finale è quindi fatto di fatica, resistenza e qualche segnale incoraggiante, soprattutto guardando alla prestazione di Armstrong. Più amaro, invece, l’epilogo per Josh McErlean ed Eoin Treacy, costretti al ritiro per un problema al motore, e per Romet Jürgenson e Siim Oja in WRC2, fermati anche loro da noie tecniche dopo un rally tormentato sin dalle primissime battute.
Armstrong resiste a tutto e porta a casa un Safari di esperienza
Se c’è un nome che in casa M-Sport esce rafforzato dal Kenya, è quello di Jon Armstrong. Al debutto sulle strade del Safari, l’irlandese ha affrontato una gara tostissima senza mai perdere lucidità, mostrando anche lampi di velocità tutt’altro che banali. Già nelle prime fasi del rally aveva sorpreso per ritmo e consistenza, arrivando a muoversi a ridosso di piloti ben più navigati su un terreno che non concede margine d’errore.
La sua prima metà di venerdì era stata particolarmente brillante, tanto da portarlo fino all’ottava posizione assoluta. Poi, come spesso accade in Kenya, la gara ha cambiato faccia nel giro di pochi chilometri. Una foratura prima, poi un impatto che ha danneggiato la parte posteriore destra della vettura, costringendo Armstrong e Byrne a fermarsi per una lunga riparazione a bordo strada. Una situazione che avrebbe potuto mettere fine al rally dell’equipaggio, ma i due sono riusciti a restare in corsa, limitando i danni e rientrando all’assistenza.
Anche il sabato non ha concesso tregua: un testacoda, nuove forature e un problema di temperatura dell’acqua hanno continuato a complicare il cammino della Puma numero 95. Eppure, proprio in mezzo al caos, Armstrong ha tirato fuori uno dei dati più interessanti del suo weekend, firmando il secondo miglior tempo nella durissima SS13 Sleeping Warrior, in una delle prove più crudeli viste negli ultimi anni al Safari.
La domenica, senza cercare gesti inutili ma con l’obiettivo chiaro di arrivare in fondo, Armstrong ha completato l’opera con altri riscontri solidi, chiudendo il rally in quindicesima posizione assoluta. Un risultato che, letto soltanto come piazzamento, può dire poco. Ma se lo si inserisce nel contesto del weekend, racconta invece parecchio.
“È stato uno dei weekend più duri che abbiamo mai affrontato. Alcuni dei problemi che abbiamo avuto, e uno in particolare, sono dipesi anche da un mio errore, ma almeno siamo riusciti a riparare la macchina e a continuare. È già un grande aspetto positivo essere arrivati al traguardo senza dover ricorrere al super rally, e la vettura ha retto molto bene a parte un paio di piccoli inconvenienti. Questo è il Kenya: incassi, vai avanti e fai tesoro dell’esperienza. Sono anche abbastanza soddisfatto del nostro passo in alcune speciali, quindi non vedo l’ora di tornare sull’asfalto, ma tutto questo ci sarà utile anche per il prossimo rally su sterrato.”
McErlean veloce a tratti, poi il motore lo tradisce
Il Safari di Josh McErlean ed Eoin Treacy è stato invece il classico rally da cui si esce con pochi risultati concreti ma con parecchio materiale su cui riflettere. Gli irlandesi avevano iniziato mostrando segnali interessanti, soprattutto sul piano del passo, confermando di poter stare nel gruppo quando la vettura permetteva di spingere con fiducia.
Già giovedì erano arrivati intertempi incoraggianti, mentre venerdì McErlean aveva anche piazzato un terzo tempo ex aequo che lasciava intravedere il potenziale della sua gara. Il problema è che il Kenya, come da tradizione, non guarda in faccia a nessuno. I primi campanelli d’allarme legati alla temperatura del motore erano comparsi molto presto, costringendo l’equipaggio a gestire la situazione invece di attaccare come avrebbe voluto.
Il colpo più pesante era arrivato poi nel pomeriggio di venerdì, quando un impatto con rocce nascoste aveva provocato danni seri alla vettura, compresa una conseguenza irreparabile al cambio. Il team, però, non si era arreso ed era riuscito a rimettere in corsa la Puma per il sabato. In una giornata segnata da condizioni quasi ingestibili, McErlean e Treacy erano andati avanti in modalità sopravvivenza, fino a quando la temibile Sleeping Warrior non ha finito per presentare un altro conto salatissimo: il motore si è spento dopo aver aspirato molta acqua.
Da quel momento in poi, il loro rally è diventato una lotta pura per riportare la macchina a casa. Con poco tempo a disposizione in assistenza e un problema impossibile da risolvere davvero, McErlean è stato costretto a tenere il motore sempre vivo per tutto il giro pomeridiano. Un esercizio di controllo e sangue freddo, più che una vera gara. Il ritiro è poi arrivato prima della domenica, quando il team ha scelto di non esporre ulteriormente la vettura a danni ancora più seri.
“È deludente doversi ritirare per questo problema al motore, soprattutto dopo tutto l’impegno che l’intera squadra ha messo in questa settimana. Il Safari è sempre una sfida enorme, ma ci portiamo via anche alcuni aspetti positivi, soprattutto il terzo tempo di venerdì, che ha dimostrato il passo che possiamo avere. Un grazie al team M-Sport per tutto il lavoro svolto.”
Jürgenson, un weekend in salita dall’inizio alla fine
Ancora più complicato, se possibile, il fine settimana di Romet Jürgenson e Siim Oja nel WRC2. Per gli estoni il Safari si è trasformato quasi subito in un percorso a ostacoli, cominciato già sulla prima prova speciale con il cedimento del servosterzo dopo la rottura della cinghia ausiliaria. Da lì in avanti, il loro rally è stato un continuo inseguimento ai problemi.
Dopo un primo stop inevitabile, il venerdì si era aperto con un nuovo guasto, questa volta legato al surriscaldamento del motore, che aveva nuovamente interrotto la loro giornata quasi subito. M-Sport è però riuscita ancora una volta a rimettere insieme la Fiesta Rally2, permettendo all’equipaggio di ripartire e almeno accumulare chilometri in una gara che, per un debuttante, può valere come un corso accelerato di sopravvivenza rallistica.
Il sabato è stato il loro momento migliore: giornata completata, passo ordinato, gestione intelligente e tempi da top six di classe in diverse speciali. Non un rally spettacolare, ma un rally costruito nel modo giusto, provando prima di tutto ad arrivare in fondo. Anche per questo il ritiro della domenica, arrivato per un nuovo problema meccanico sulla SS18, ha lasciato il sapore più amaro.
“È stato un weekend davvero difficile per noi. I problemi sono iniziati già sulla prima prova speciale e da lì in pratica la situazione è andata sempre peggiorando. Il secondo giorno non siamo riusciti ad andare oltre la prima speciale, ma almeno sabato siamo riusciti a fare un vero chilometraggio. Domenica è arrivato un altro problema, quindi è uno di quei fine settimana in cui bisogna semplicemente metterci una riga sopra e pensare al prossimo appuntamento. Il team ha fatto uno sforzo enorme e a volte questo non viene ripagato: fa parte del gioco.”
Millener salva la lezione del Kenya
A fine rally, il team principal Richard Millener ha scelto di leggere il bicchiere mezzo pieno. Il risultato finale non è certo di quelli da celebrare, ma il Kenya ha comunque lasciato indicazioni utili, soprattutto in termini di esperienza per equipaggi che stanno ancora costruendo il proprio percorso nella massima categoria.
“Questo weekend è stata davvero una tipica avventura kenyana: le condizioni sono state a dir poco incredibili. È stata una vera prova per uomini e macchine. Sicuramente è stato un fine settimana duro, ma per gli equipaggi ci sono stati tanti insegnamenti importanti e ancora una volta Jon e Shane hanno mostrato una velocità impressionante.
“Naturalmente è stato frustrante per Josh e Romet, ma entrambi hanno fatto vedere un ottimo passo quando tutto funzionava come doveva. Lasciamo il Kenya con un altro enorme bagaglio di ricordi e ora guardiamo alla Croazia, dove ritroveremo condizioni più scorrevoli ma prove altrettanto impegnative, stavolta su asfalto.”
Archiviato uno dei Safari più duri degli ultimi anni, M-Sport lascia quindi l’Africa con una sola vettura al traguardo, tanti danni da sistemare e la sensazione di aver comunque raccolto qualcosa da un weekend feroce. In Kenya, spesso, riuscire a restare in piedi fino in fondo è già una piccola vittoria.