Rally Italia Sardegna 2026, come ad Abu Dhabi 2021: quando il Mondiale si decide all’ultimo respiro
Elfyn Evans sembrava ormai destinato a perdere il suo sesto tentativo iridato. Poi, a poche curve dal traguardo, Oliver Solberg è finito fuori strada. Un finale che ha ricordato inevitabilmente quello della Formula 1 ad Abu Dhabi nel 2021
Ci sono weekend che entrano nella storia del motorsport. E poi ci sono quelli che sembrano scritti da uno sceneggiatore, capaci di ribaltare ogni certezza quando ormai tutto sembra deciso.
Il Rally Italia Sardegna 2026 appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Quattro giorni di gara, tre piloti Toyota in lotta per il titolo mondiale e una Power Stage conclusiva che ha trasformato quello che sembrava un finale già scritto in uno degli epiloghi più incredibili della storia recente del WRC.
A trionfare, alla fine, sono stati Elfyn Evans e Scott Martin, campioni del mondo per la prima volta. Ma per arrivare a questo risultato è servito un colpo di scena che difficilmente verrà dimenticato. E per chi segue anche la Formula 1, il pensiero è andato inevitabilmente a un’altra domenica di dicembre, quella del 2021, quando ad Abu Dhabi il Mondiale si decise nell’ultimo giro.
Tre uomini, un solo titolo
Evans arrivava in Sardegna da leader del campionato, con un vantaggio di 21 punti su Oliver Solberg e 17 su Sami Pajari. Per il gallese si trattava dell’ennesima occasione di conquistare quel titolo inseguito per anni, dopo cinque secondi posti nelle precedenti sei stagioni. Dall’altra parte c’erano due giovani compagni di squadra, entrambi determinati a sfruttare l’occasione della vita. Pajari aveva iniziato il weekend con ambizioni importanti, ma una serie di prove non particolarmente brillanti lo aveva progressivamente allontanato dalla lotta. Solberg, invece, aveva trovato ritmo e fiducia, recuperando terreno fino a riportarsi a ridosso del rivale.
La situazione ricordava per certi versi quella della Formula 1 del 2021: un veterano ancora alla ricerca della consacrazione definitiva e un avversario più giovane pronto a sottrargli il sogno proprio sul più bello. La differenza era che, in Sardegna, i protagonisti erano addirittura tre.
Il fantasma dei secondi posti
Per Evans la pressione era enorme.
Il numero 33 aveva già sfiorato più volte il titolo mondiale, ritrovandosi sistematicamente a un passo dalla consacrazione. Cinque secondi posti rappresentavano un peso importante, soprattutto considerando quanto fosse diventato vicino il traguardo. Il pilota gallese era consapevole di avere davanti un’occasione irripetibile, ma allo stesso tempo costretto a fare i conti con una situazione sportiva sempre più complicata.
La Sardegna, infatti, non gli aveva certamente reso la vita semplice. Partire davanti a tutti significava affrontare strade sporche e sabbiose, con un evidente svantaggio rispetto agli avversari che transitavano successivamente. Solberg, al contrario, aveva saputo sfruttare la propria posizione di partenza, costruendo progressivamente la rimonta.
E quando il weekend è arrivato alla sua fase conclusiva, il vantaggio di Evans in campionato si era praticamente dissolto.
La rimonta di Solberg e il titolo nelle sue mani
La terza giornata aveva rappresentato il momento della svolta. Lo svedese era riuscito a conquistare la leadership del rally, portandosi nella posizione ideale per giocarsi il Mondiale nell’ultima giornata. Pajari appariva ormai fuori dai giochi, mentre Evans si trovava costretto a inseguire.
La situazione è diventata ancora più delicata nella domenica conclusiva, quando una foratura ha costretto il gallese a fermarsi per sostituire una ruota, facendogli perdere quasi due minuti.
Un episodio pesantissimo, che ha compromesso le sue possibilità di conquistare punti nella classifica della domenica. A quel punto, il giovane svedese aveva un compito molto chiaro: portare la Toyota al traguardo della power stage davanti all’avversario .Non serviva necessariamente vincere la power stage, serviva soprattutto battere Evans ed entrate nei primi 5 nell’ultima prova speciale. E tutto si sarebbe deciso nella Power Stage.
Abu Dhabi 2021, un paragone inevitabile
È impossibile osservare quanto accaduto in Sardegna senza tornare con la memoria al 12 dicembre 2021. Ad Abu Dhabi, Lewis Hamilton sembrava ormai destinato a conquistare l’ottavo titolo mondiale di Formula 1. Il britannico aveva condotto gran parte della gara, gestendo il vantaggio su Max Verstappen. Poi l’incidente di Nicholas Latifi, l’ingresso della Safety Car, le decisioni della direzione gara e la ripartenza con un solo giro da disputare cambiarono completamente lo scenario. Verstappen, grazie alle gomme nuove, riuscì a superare Hamilton nell’ultimo giro, conquistando il suo primo titolo mondiale.
Una conclusione destinata a far discutere per anni, soprattutto per le controverse decisioni regolamentari prese durante la gestione della Safety Car. Cinque anni più tardi, il Rally Italia Sardegna ha regalato un’altra storia capace di ricordare quella domenica. Anche in questo caso c’era un pilota che sembrava ormai avere il titolo tra le mani e un avversario pronto a strapparglielo proprio all’ultimo appuntamento. Anche in questo caso tutto si è deciso negli istanti conclusivi. Ma soprattutto, anche questa volta, il motorsport ha dimostrato quanto possa essere crudele quando il traguardo sembra ormai raggiunto.
Naturalmente, il paragone si ferma alla straordinarietà del finale: ad Abu Dhabi il risultato fu condizionato da una controversa gestione della Safety Car, mentre in Sardegna la svolta è arrivata da un’uscita di strada di Solberg. Due dinamiche profondamente diverse, ma accomunate da una stessa sensazione: quella di assistere a un Mondiale che cambia padrone quando ormai nessuno sembra aspettarselo.
Il colpo di scena: Solberg fuori a due curve dal traguardo
Solberg stava facendo quello che doveva fare. Era più veloce di Evans, aveva un vantaggio superiore al secondo all’ultimo intermedio e sembrava ormai lanciato verso il titolo. Poi, a poche curve dal traguardo della Power Stage Sassari-Argentiera, l’errore. La Toyota dello svedese è finita fuori dal percorso proprio nel momento più importante della sua carriera. Solberg è riuscito a rientrare in strada e a completare la prova, conservando addirittura la vittoria del rally.
Ma il tempo perso è stato sufficiente per cambiare completamente il destino del campionato.
Evans aveva fatto il suo, riuscendo a portare a termine una prova decisiva e a conquistare quei punti che sembravano ormai irraggiungibili. Il risultato finale del Mondiale è stato incredibilmente ravvicinato: 243 punti per Evans, 238 per Solberg e 237 per Pajari.
Cinque punti hanno separato il gallese dal suo compagno di squadra. Cinque punti che valgono una carriera.
Finalmente campione
La fotografia finale è quella di un Elfyn Evans finalmente sorridente, dopo anni di occasioni sfumate e secondi posti. Il gallese ha conquistato il suo primo titolo mondiale insieme a Scott Martin, diventando il primo britannico a riuscirci dai tempi di Richard Burns, nel 2001. Una liberazione sportiva, arrivata nel modo più imprevedibile possibile.
Dall’altra parte, per Solberg rimane l’amarezza di un’occasione enorme sfuggita quando sembrava ormai concretizzata. Lo svedese ha comunque dimostrato di poter essere protagonista assoluto del futuro del WRC, ma difficilmente dimenticherà quelle ultime curve.
E forse è proprio questo il bello, e allo stesso tempo il lato più spietato, del motorsport.
Non sempre vince chi sembra avere tutto sotto controllo. Non sempre il più veloce riesce a trasformare la propria prestazione in un risultato. E soprattutto, non sempre il Mondiale si decide quando ci si aspetta.
Ad Abu Dhabi 2021, Max Verstappen si è preso il titolo nell’ultimo giro, mentre Lewis Hamilton vedeva sfumare un traguardo storico. In Sardegna 2026, Elfyn Evans ha trovato la consacrazione proprio quando sembrava averla persa definitivamente.
Due storie diverse, due discipline differenti, ma un unico denominatore comune: nel motorsport non si può festeggiare prima della bandiera a scacchi.
E se c’è una cosa che questo Rally Italia Sardegna ci ha ricordato, è che a volte basta una curva per cambiare una vita intera.




