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Rallye Sanremo, la grande sfida del tricolore tra tradizione e futuro

Dal 14 al 18 ottobre la Città dei Fiori torna capitale del rally: il 73° Rallye Sanremo chiuderà il CIAR e assegnerà il titolo italiano assoluto. Ma sullo sfondo si gioca anche una partita decisiva per il futuro internazionale della gara

Cinque giorni di motori, quattro competizioni e un titolo italiano da assegnare. Il Rallye Sanremo si prepara a tornare protagonista sulle strade del Ponente Ligure con un’edizione che, ancora una volta, mette insieme tradizione, agonismo e voglia di guardare al futuro.

Dal 14 al 18 ottobre Sanremo sarà infatti il cuore del rally italiano. Il piatto forte sarà il 73° Rallye Sanremo, ultimo appuntamento del Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco 2026 e gara dal coefficiente 1,5, ma la settimana motoristica comprenderà anche il Sanremo Rally Storico, la Coppa dei Fiori, il Rally delle Palme e, per la prima volta, il Sanremo Rally Electric.

Il tricolore si decide a Sanremo

La gara moderna arriva al momento decisivo della stagione. Il Sanremo non sarà una semplice passerella finale, ma l’ultimo teatro di una corsa al titolo ancora tutta da scrivere.

A contendersi la corona sono soprattutto Roberto Daprà e Boštjan Avbelj, con Andrea Crugnola pronto a inserirsi nella battaglia per il successo assoluto. Il regolamento assegna alla gara ligure un coefficiente 1,5, rendendo ogni punto ancora più pesante nel bilancio finale del campionato.

E proprio questo è uno degli elementi che rende il Sanremo una finale ideale. Quando il campionato arriva all’ultima curva, la gara ligure tende a trasformarsi in una prova di nervi oltre che di velocità.

Le strade che hanno fatto la storia

San Romolo, Bajardo, Badalucco. Nomi che per gli appassionati di rally non hanno bisogno di presentazioni.

Il fascino del Sanremo nasce anche dal rapporto quasi simbiotico tra la gara e il territorio. Le prove dell’entroterra ligure hanno costruito negli anni una parte fondamentale della leggenda del rally italiano, con strade strette, cambi di ritmo e pochissimo margine per sbagliare.

Il centro della manifestazione resterà invece Sanremo, con la direzione gara e la sala stampa a Santa Tecla, il parco assistenza in via Adolfo Rava, i riordini in piazza Colombo e partenza e arrivo a Pian di Nave. Porto Sole ospiterà inoltre la prova spettacolo.

Una configurazione che permette alla città di vivere il rally non soltanto come evento sportivo, ma come una vera manifestazione capace di coinvolgere pubblico, territorio e attività locali.

Quattro rally in una settimana

Il programma 2026 amplia ulteriormente la portata dell’evento.

Accanto al rally moderno correranno infatti il 41° Sanremo Rally Storico, la 40ª Coppa dei Fiori, il 27° Rally delle Palme e il neonato Sanremo Rally Electric.

Proprio quest’ultimo rappresenta una delle novità più curiose dell’edizione. Saranno 16 gli equipaggi al via della prima competizione elettrica di questo tipo organizzata in Italia, portando sulle strade sanremesi una categoria destinata a rappresentare una parte sempre più importante del motorsport.

È il segnale di un evento che prova a tenere insieme due anime apparentemente lontane: da una parte le vetture che hanno costruito la storia del Sanremo, dall’altra le tecnologie che potrebbero rappresentare il futuro.

Lo Storico guarda all’Europa

Se il Rallye moderno sarà il teatro della sfida per il titolo italiano, lo Storico avrà invece un respiro internazionale.

Il Sanremo Rally Storico torna infatti con validità europea e porterà sulle strade liguri diversi nomi di grande prestigio. Una presenza che conferma quanto il fascino della gara continui a essere forte anche oltre i confini italiani.

Il risultato è una settimana nella quale passato e presente si incontrano continuamente: le vetture storiche sulle strade che hanno fatto la leggenda del rally e le moderne Rally2 impegnate nella sfida per il titolo italiano.

E il futuro internazionale?

È forse questa la domanda più interessante che accompagna l’edizione 2026.

Il Sanremo vorrebbe tornare a occupare uno spazio stabile nel calendario internazionale, ma la strada verso un ritorno dell’Europeo moderno nel 2027 appare tutt’altro che semplice.

Sergio Maiga, presidente di ACI Ponente Ligure e patron della manifestazione, ha spiegato che oggi la possibilità di rivedere il Rallye moderno nel calendario ERC è difficile. Sullo sfondo ci sono infatti le decisioni relative al futuro del Mondiale in Italia e la competizione tra le candidature di Roma e Sardegna.

Una partita che va ben oltre il singolo rally. Il calendario internazionale ha risorse, slot e vincoli sempre più complessi e il futuro del rally italiano passa anche dalla capacità di trovare un equilibrio tra le diverse realtà territoriali.

Sanremo, però, non sembra intenzionata a stare a guardare.

La manifestazione può contare su una macchina organizzativa imponente: secondo Maiga, l’evento coinvolge circa 350 persone, per oltre mille giornate di lavoro complessive. Numeri che spiegano quanto ci sia dietro i pochi minuti nei quali una vettura attraversa una prova speciale.

Il conto alla rovescia è iniziato

Il 73° Rallye Sanremo arriva dunque con una doppia responsabilità.

Da una parte deve incoronare il nuovo campione italiano, chiudendo una stagione che troverà sulle strade liguri il proprio verdetto definitivo. Dall’altra deve dimostrare ancora una volta di essere una manifestazione capace di guardare oltre il risultato sportivo e mantenere vivo il proprio peso nel panorama internazionale.

Il Sanremo resta una gara diversa dalle altre. Per la storia, per le strade, per il pubblico e per quel rapporto speciale tra la città e il rally che resiste al passare delle generazioni.

Il 17 ottobre le vetture del CIAR affronteranno l’ultima sfida della stagione. Il giorno dopo, Sanremo continuerà a vivere di motori con gli altri appuntamenti in programma.

Prima, però, ci sarà da assegnare il tricolore.

E quando un campionato arriva all’ultima gara, sulle strade del Sanremo, ogni secondo può diventare storia.

Foto: Magnano

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