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Tempo

5 MIN

La passione non va in diretta (e neanche in differita)

Partiamo da una premessa importante: questo editoriale post Rally di San Marino non vuole essere un attacco contro nessuno e non ha alcun obiettivo bellicoso. Da parte mia (e nostra) c’è solo l’intenzione di provare a capire perché è così difficile mandare avanti la passione per questo sport in Italia, magari cercando di non far sentire i tifosi come dei “clienti” indesiderati. In quasi due anni e mezzo di esperienza, insieme ad altri gruppi di appassionati come noi, abbiamo visto che ci sono i mezzi per riuscire a fare grandi cose e alcune cose fatichiamo veramente a capirle.

I fatti

Sabato. Siamo a pranzo con i nostri amici di Epic Rally Tribe. Una festa bellissima. Più di 50 persone da tutte le parti d’Italia intente a godersi una giornata stupenda insieme ad alcune leggende del nostro sport. Un clima bellissimo, un locale pieno come forse non è mai successo, subito dopo aver visto la PS 3 ed averla pubblicata in diretta su Facebook (per la precisione noi abbiamo come sempre condiviso la diretta di Epic di cui condividiamo valori e principi da sempre). I ragazzi ricevono un messaggio privato da parte di chi detiene i diritti televisivi (in realtà da un profilo privato ma con una firma) che gli intima di non fare più dirette Facebook e di non diffondere video per non incappare in conseguenze di tipo economico.

Il clima cambia, tra il fastidio e l’incredulità di chi ha fatto tutto pensando fosse una cosa bella agli occhi di tutti. Nascono tanti punti di domanda che ho provato a raccogliere in questo editoriale, sperando si possa trovare un modo che permetta a tutti di partecipare a quella che è e deve rimanere una festa della gente. Sempre rispettando chi ha fatto della passione altrui un lavoro ma col desiderio (e la speranza) di non vedere nuovamente soffocata la passione nel nome di altri principi.

Se qualcuna delle parti coinvolte avesse il piacere di dare il suo punto di vista a queste domande saremo ben lieti di offrire il nostro spazio.

Domanda 1: non ha più senso interrogarsi su ciò che si offre rispetto a quello che la gente oggi chiede?

Le nuove tecnologie e i nuovi sistemi di comunicazione hanno cambiato le esigenze e i modi con cui le persone desiderano essere informate. Tutto è velocissimo, ancora di più se si parla di uno sport che vive di istanti come il rally. Cosa se ne fa il tifoso delle interviste dal parco chiuso quando sa che grazie ad un telefonino può vedersi un passaggio direttamente da casa? Non è forse questo il modo per raggiungere quanta più gente possibile di cui tanto si parla ad ogni intervista che facciamo a team e piloti? Ed è normale che appassionati come noi ci arrivino prima. Sappiamo che è quello che la gente vorrebbe perché è quello che vogliamo ogni volta che non abbiamo l’occasione di metterci lo zaino in spalla. E non lo facciamo per portare via business a qualcuno, anzi. Il nostro ruolo di volano è evidente e la ricezione con preghiera di pubblicazione di certi comunicati pre, durante e post-gara è la riprova di questo. Nessun messaggio pubblicitario, nessun lucro e numeri che parlano da soli. Numeri che danno la dimensione del potenziale che i rally hanno ad ogni passaggio.

 

Domanda 2: non avrebbe avuto più senso trasformare la “falla” in un punto a favore attraverso il dialogo?

Perché dover sempre e comunque ricorrere a certi metodi per far arrivare un messaggio? Tra pagine, gruppi e siti riusciamo ad avere una comunicazione serena e collaborativa ed insieme portiamo avanti la nostra filosofia nel rispetto reciproco. Ci troviamo nelle prove speciali e davanti a qualche birraccia da discount continuiamo ad alimentare la passione di questo sport con idee e voglia. E la gente questa voglia ce la riconosce, seguendoci e supportandoci. Mai nessuno che ci contatti da “altri piani” anche solo per chiederci un punto di vista o una mano, anzi. E pensare che qualche buona birraccia ci sarebbe anche per loro, dato che anche da ruoli diversi rimaniamo sempre e comunque persone e gente di rally che vorrebbero godere di un bello spettacolo per la gente.

Domanda 3: perché all’estero (e in altri sport) funziona e qui no?

Succede ovunque, anche nel WRC, e si è arrivati ad una soluzione di compromesso. La logica dei diritti esiste e deve esistere per portare quei soldi fondamentali a far stare in piedi la baracca. Ma anche da altre parti si procede con questa caccia alle streghe? Al Sardegna 2015 nessuna telecamera aveva ripreso l’incidente di Meeke mentre alcuni tifosi (sempre Epic) sì. Secondo la logica di quel che è accaduto sabato nessuno avrebbe mai dovuto vedere niente e invece con una semplice etichetta “fan cam” ogni appassionato ha potuto avere la dinamica dei fatti. E non perché qualcuno abbiamo rubato niente a qualcun’altro. Semplicemente perché è così che funziona oggi.

Domanda 4: gli appassionati sono ancora graditi ai “lavoratori” dello sport rally?

E qui viene il punto più importante. Chi si alza la mattina alle 5 per farsi chilometri e chilometri di strada per raggiungere una speciale ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa di “suo”. Si fa andare bene prove sempre più brevi e in posti difficili da raggiungere, si fa andare bene 5 ore di attesa tra un passaggio e l’altro, si fa andare bene improvvisi cambiamenti di tracciato, si fa andare bene tutto pur di restare attaccato alla sua passione. Quello che difficilmente riuscirà a farsi andare bene è la profonda convinzione che si stia facen del male allo sport che ama e a cui dedica ore e ore della propria vita (insieme a soldi e tutto il resto).

Ma siamo sicuri che non sta succedendo e che si troverà un tavolo adeguato per parlare insieme di questo e a rispondere insieme a queste domande. La birraccia la mettiamo noi se siamo ancora graditi, altrimenti togliamo il disturbo.

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2 Comments

  • antonio
    Posted 18 Luglio 2017 8:11 0Likes

    Rogano dice che ti possono essere richieste le immagini a “semplice richiesta”
    le riprese vengono da un luogo pubblico…….
    Le minacce vanno denunciate!!!!!!!

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