Luci sulla PS: come i rally sfidano le tenebre

Le prove in notturna suscitano sempre grande fascino tra gli appassionati. Vediamo come vengono affrontate

“In seguito alle verifiche…”

Un annuncio freddo come la canna di una pistola: i commissari sportivi si erano accorti che le Mini erano equipaggiate con fari allo iodio non ancora autorizzati dal codice delle strada francese e i commissari sportivi le avevano escluse dalla classifica.

(tratto da “Storie di rally”, Guido Rancati, Pendragon, 2004)

E’ il Montecarlo del 1966 e la vettura di Timo Mäkinen viene squalificata dopo 6 giorni di battaglie tra le Alpi Marittime e l’Ardeche: davanti agli occhi del nostro Guido Rancati si abbatte forse la prima memorabile ‘mannaia’ dei verificatori tecnici della storia del Mondiale.

Fin da quegli anni ‘pionieristici’, l’importanza di riuscire a vedere in maniera ottimale durante le PS notturne era fondamentale: per evitare di congestionare il crescente traffico del ‘boom’ economico di fine anni ’60, la quasi totalità dei rally veniva disputata in notturna, dal tramonto all’alba in vere e proprie maratone senza tregua.

Ovviamente la tecnologia ha fatto passi da gigante anche in questo campo; si è così passati dai comuni fanali in dotazione alle vetture stradali, a delle specifiche fanalerie appositamente studiate per il rally: queste vengono montate al cofano delle auto e sono composte da 4/6 luci, mentre ai lati del paraurti vengono installate due luci supplementari.

Il gruppo superiore ha il compito di ‘bucare’ in profondità alcune centinaia di metri della strada: più si riesce a vedere lontano, più si è preparati ad affrontare le curve che arriveranno. Le luci centrali ‘spazzano’ la visuale centrale, mentre quelle laterali coprono fin oltre il bordo strada: soprattutto nelle gare sterrate, quando la macchina è intraversata, permettono così al pilota di vedere di fronte a sè senza dover aspettare di ‘raddrizzare’ la vettura. Il gruppo inferiore aiuta in questo scopo, assieme ai fari tradizionali, per illuminare le corte distanze.

Nelle WRC Plus, troviamo inoltre altri accorgimenti per migliorare la visibilità fuori e dentro l’abitacolo; in caso di nebbia un tasto sul volante disattiva le luci più abbaglianti per non venire accecati dal riflesso che la luce crea sui banchi di umidità; mentre, alle spalle del pilota un piccolo led ultravioletto permette di distinguere i tasti presenti sul volante nell’oscurità più totale. Invariata anche nei ‘mostri’ introdotti nel 2017, la classica luce per il navigatore essenziale per leggere le note ed il road-book.

La novità degli ultimi anni è rappresentata dall’ingresso, anche nei rally, della tecnologia LED: queste nuove luci riescono a dare ancora più profondità e chiarezza a confronto delle tradizionali lampadine ad incandescenza. Se n’è accorta M-Sport che, assieme a Lazer, sta sviluppando e testando una fanaleria specifica.

Che differenza c’è tra i fari da rally e quelli stradali?

Se togliamo le fanaliere, supporti pensati ed esclusivamente per l’aspetto racing, i fari delle vetture da rally non differiscono poi troppo da quelli stradali. La differenza sta solo nella potenza, anche perché la parte estetica è quel che poco resta della derivazione dalla serie delle vetture.

Possiamo quindi considerare qualunque faro per auto in commercio, come ad esempio questo modello di fari anteriori per auto Abakus con base H4 che è valido sia a destra che a sinistra e non si avvale di portalampada e di lampadina. Un sistema ormai consolidato e diffuso che permette di adattare i fari a qualunque tipo di vettura, anche grazie al tipo di omologazione E.

 

(Copyright: Marcin Rybak Photographer)

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