Carlos Sainz e il Dakar 2026: «Da anni ho la sensazione che possa essere la mia ultima grande occasione»
Il campione spagnolo si prepara alla 19ª Dakar con Ford tra ambizione, esperienza e la consapevolezza che ogni edizione può essere decisiva
Carlos Sainz arriva alla Dakar 2026 con uno stato d’animo che ormai conosce bene. Non è la prima volta che lo ammette, ma quest’anno lo dice con una lucidità disarmante: da tempo convive con l’idea che ogni Dakar possa rappresentare l’ultima grande opportunità per vincere ancora una volta il rally-raid più duro del mondo.
Il pilota madrileno, 63 anni, si presenta al via della sua 19ª partecipazione in Arabia Saudita, dal 3 al 17 gennaio, con l’obiettivo di aggiungere un altro capitolo a una carriera già leggendaria. Al volante del Ford Raptor T1+, Sainz punta a una quinta vittoria assoluta, un traguardo che avrebbe un peso enorme tanto per il suo palmarès quanto per il progetto Ford.
Parlando a Europa Press, Sainz ha raccontato di avvertire questa sensazione da diverse stagioni: una sorta di consapevolezza che non toglie motivazione, ma anzi rende ogni dettaglio ancora più importante.
«Da molti anni arrivo al Dakar con l’idea che possa essere la mia ultima grande occasione. È una sensazione che c’è.»
Nonostante l’età e una carriera che non avrebbe bisogno di ulteriori conferme, Sainz chiarisce che la sua presenza non è legata alla nostalgia o al semplice “esserci”. La spinta è la stessa di sempre: competere per vincere. Lo ha dimostrato già nel 2024, quando è diventato il vincitore più anziano della storia della Dakar, e continua a ribadirlo anche ora, alla vigilia di un’edizione che si preannuncia combattutissima.
Il Dakar, però, non è una gara che si vince soltanto con il piede pesante. La gestione del rischio, la capacità di leggere situazioni e terreni, l’equilibrio tra aggressività e sopravvivenza: sono tutti elementi che pesano quanto la velocità. E su questo, Sainz insiste in modo netto.
«Qui non conta solo andare forte. Serve saper gestire le situazioni, evitare errori, leggere la gara giorno dopo giorno. L’esperienza è fondamentale.»
Sainz ritiene che la preparazione per l’edizione 2026 sia stata solida, in linea con le ultime stagioni, ma con una consapevolezza sempre più chiara: in una maratona di due settimane, il margine d’errore è minimo e basta poco per cambiare completamente il volto della classifica.
Il progetto Ford aggiunge anche un sapore speciale alla sfida. Vincere il Dakar con il marchio americano avrebbe un valore simbolico importante per Sainz, che debuttò nel WRC alla fine degli anni ’80 proprio con Ford, senza però riuscire a conquistare un titolo iridato con quella casa. Un trionfo nel deserto con il Raptor sarebbe un tassello pesante da mettere in bacheca, quasi un “cerchio” che si chiude.
Alla base di tutto, però, resta una condizione non negoziabile: la competitività. Finché Sainz si sentirà in grado di lottare, la Dakar continuerà ad attirarlo.
«Finché mi divertirò e mi sentirò competitivo, continuerò. Non sono qui per partecipare, ma per lottare.»
La Dakar 2026 si annuncia come una delle edizioni più tese e interessanti degli ultimi anni, con Toyota, Ford e Dacia pronte a giocarsi la vittoria su un percorso rivisto e su quasi 8.000 chilometri complessivi. In questo contesto, Carlos Sainz resta un punto fermo: un pilota capace di unire velocità, freddezza e una conoscenza della gara che pochi possono vantare.
Forse è davvero l’ultima grande occasione. O forse no. Ma una cosa è certa: finché Sainz sarà al via, nessuno potrà permettersi di considerarlo “solo un veterano”.