Andreucci: “Fare il ricognitore al Monte è la cosa più difficile in assoluto”
Abbiamo intervistato Paolo dopo la grande impresa di Fontana al Rallye Monte- Carlo 2026
Il Rallye Monte-Carlo è da sempre una delle sfide più affascinanti e complesse del panorama mondiale, una gara in cui l’esperienza e la capacità di leggere le condizioni fanno la differenza quanto – se non più – della velocità pura. In questo contesto il lavoro “dietro le quinte” diventa fondamentale, soprattutto quando si parla di ricognizioni e scelte strategiche come quella degli pneumatici.
Ne abbiamo parlato con Paolo Andreucci, pluricampione italiano e profondo conoscitore del mondo dei rally, che al Montecarlo ha ricoperto il delicato ruolo di ricognitore. Con lui abbiamo approfondito le difficoltà di una gara unica per variabilità di fondo e meteo, la soddisfazione per i risultati ottenuti da Fontana e Arnaboldi e il complesso ma affascinante lavoro di sviluppo delle gomme, un ruolo tecnico che richiede passione, metodo e grande responsabilità.
Com’è il ruolo del ricognitore al Rallye Monte-Carlo?
«Fare il ricognitore al Montecarlo è probabilmente la cosa più difficile in assoluto. È una gara in cui le condizioni cambiano continuamente: come abbiamo visto quest’anno, puoi trovare neve, ghiaccio, bagnato, asciutto, tutto nello spazio di pochi chilometri. È una situazione sempre estremamente complessa.
Il nostro lavoro non si limita a “dire la nota”, ma è fondamentale consigliare correttamente la scelta delle gomme. Abbiamo a disposizione sei pneumatici e spesso si è costretti a fare scelte miste: può capitare di partire con due chiodate davanti, due da neve dietro e due slick nel baule, oppure con assetti incrociati, proprio per cercare di mediare condizioni molto diverse tra loro.
In più ci sono orari complicati e tempi molto ristretti per fornire indicazioni precise. Per questo credo che sia fondamentale avere un rapporto eccellente tra l’equipaggio di gara e quello di ricognizione: fiducia e comunicazione sono determinanti».
Che sensazione hai provato vedendo Fontana e Arnaboldi vincere due prove speciali nella classifica generale?
«È stata una grande soddisfazione, prima di tutto per loro. Vincere due prove speciali nella classifica assoluta al Montecarlo non è mai scontato e significa che il lavoro è stato fatto nel modo giusto.
Vuol dire che le indicazioni, soprattutto sulla scelta delle gomme, sono state corrette. Questo ha tranquillizzato molto me e Rudy e ci ha fatto davvero piacere. Detto questo, il merito principale va a loro: sono stati bravissimi. È vero che in quel momento le condizioni erano nettamente migliorate, ma anche rispetto agli altri equipaggi con numeri simili sono riusciti a fare la differenza, soprattutto negli split innevati, dove sono andati davvero molto forte».
Cosa si prova a sviluppare delle gomme e com’è il ruolo dello sviluppatore?
«È un lavoro tanto bello quanto difficile. È bello perché rimani sempre a contatto con la ricerca, con lo sviluppo e con le ultime novità tecniche. Per chi ha una grande passione come me, questo aspetto è estremamente stimolante.
Allo stesso tempo è un ruolo complicato, perché richiede giornate intere di lavoro, sempre al massimo della concentrazione. Bisogna provare tante soluzioni diverse, analizzarle con attenzione e soprattutto fare molta attenzione a non imboccare la strada sbagliata nello sviluppo. Le scelte che fai possono influenzare in maniera decisiva le prestazioni di chi poi scende in gara».
Un’analisi lucida e ricca di esperienza quella di Paolo Andreucci, che ancora una volta dimostra come, nei rally moderni, il risultato finale sia il frutto di un perfetto lavoro di squadra, in cui strategia, tecnica e sensibilità fanno la differenza tanto quanto il piede sull’acceleratore