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WRC – Safari 2026 subito spietato: Solberg graffia, Hyundai già in apnea

Pioggia, fango e distacchi già pesanti dopo appena due speciali: il Safari Rally Kenya 2026 comincia nel modo più brutale possibile

Il Safari Rally Kenya non ha perso tempo. Due speciali appena, ed era già tutto lì: fango, pioggia, radiatori pieni di terra, parabrezza ciechi e distacchi da rally d’altri tempi. Altro che partenza prudente.

Il terzo round del Mondiale 2026 ha aperto le ostilità con una mazzata vera, di quelle che rimettono subito le cose in chiaro. E il primo a rispondere presente è stato Oliver Solberg.

Camp Moran decide subito il tono del rally

Lo svedese ha interpretato meglio di tutti il caos della Camp Moran, 24,35 chilometri diventati una trappola a cielo aperto dopo la pioggia caduta su Naivasha. Grip che cambiava curva dopo curva, tratti asciutti alternati ad altri trasformati in pantano, condizioni quasi impossibili da leggere fino in fondo.

In questo scenario Solberg ha trovato la chiave giusta: ritmo, pulizia e sangue freddo. Il risultato è una prima leadership pesante, costruita già dal giovedì con 33”3 di vantaggio su Elfyn Evans.

Le sue parole all’arrivo raccontano bene il pomeriggio kenyota: più che una prova speciale, un’avventura. E in effetti il Safari, quando decide di mostrarsi per quello che è, non assomiglia a nessun altro rally del mondiale.

Non premia solo il più veloce, ma chi riesce a capire prima degli altri dove finisce la strada e dove comincia il rischio. Giovedì, quel pilota è stato Solberg.

Evans limita i danni, Ogier resta in scia

Dietro di lui Elfyn Evans ha fatto il massimo per restare agganciato alla gara, anche se il suo avvio è stato tutto fuorché lineare. Il gallese si è ritrovato senza liquido lavavetri a metà prova, con il parabrezza impastato di fango e la visibilità ridotta al minimo.

Una di quelle situazioni che al Safari valgono quasi quanto una foratura. Alla fine Evans ha salvato la seconda posizione, mentre Sébastien Ogier ha chiuso terzo a 1’05”1, già consapevole che in una gara del genere i distacchi possono esplodere o sparire nel giro di pochi chilometri.

Toyota monopolizza le prime posizioni

La classifica dopo il giovedì ha un dettaglio che pesa parecchio: nelle prime cinque posizioni ci sono solo Toyota. Dopo Solberg, Evans e Ogier, compaiono infatti anche Takamoto Katsuta e Sami Pajari.

Katsuta, tra l’altro, ha dovuto affrontare l’inizio del rally senza interfono, con Aaron Johnston costretto a comunicare usando segnali con le mani: una scena quasi romantica, se non fosse avvenuta nel mezzo di uno degli scenari più sporchi e imprevedibili dell’intero campionato.

Hyundai parte in salita

Se in casa Toyota il giovedì ha avuto il sapore di un dominio tecnico e mentale, in casa Hyundai è successo l’opposto. Thierry Neuville ha chiuso sesto a 2’21”9, ma il dato più pesante è un altro: tutte e tre le i20 N Rally1 hanno sofferto problemi di surriscaldamento nella seconda speciale, con i radiatori intasati dal fango.

In pratica, il Safari ha colpito esattamente dove fa più male: sulla capacità di sopravvivere prima ancora che su quella di attaccare. Adrien Fourmaux ed Esapekka Lappi sono così finiti più indietro, in un avvio che per Hyundai ha già il sapore della rincorsa.

Un giovedì che dice già molto

Tra le note più interessanti della giornata c’è anche la prova di Jon Armstrong, settimo al debutto Rally1 su sterrato con la Ford Puma. Alle sue spalle, a completare la top ten, c’è Gus Greensmith, primo in WRC2 al volante della Toyota GR Yaris Rally2.

Ma al di là dei piazzamenti, il messaggio lasciato dal giovedì è già chiarissimo: il Safari 2026 non farà sconti a nessuno. E per ora, l’unico che sembra averlo capito davvero prima degli altri è Oliver Solberg.

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