Rally Croazia ’26: il parere dei protagonisti tra incognite e asfalto “traditore”
Parla un pilota per team e racconta le caratteristiche di un tracciato inedito per il WRC
Il Mondiale Rally si prepara a sbarcare in Croazia, ma quest’anno l’aria che si respira nel parco assistenza ha un sapore diverso. Lo spostamento della base logistica e di gran parte del percorso ha trasformato una gara giĂ complessa in una vera e propria incognita per piloti e navigatori. Se nelle passate edizioni avevamo imparato a conoscere le trappole dei dintorni di Zagabria, l’edizione 2026 si presenta come una “tabula rasa” che obbligherĂ tutti a resettare i riferimenti acquisiti.
Jon Armstrong (M-Sport): “Spero rimanga una sfida tecnica e stretta”
In casa M-Sport Ford, Jon Armstrong guarda al cambio di location con un misto di curiositĂ e speranza. Il pilota britannico, abituato alle strade insidiose delle isole britanniche, non nasconde la sua preferenza per i tratti piĂą guidati.
“Le prove nella vecchia location erano davvero difficili e scivolose, ma una volta imparato a leggere le condizioni e il grip, diventavano piacevoli da guidare con un buon ritmo”, ha spiegato Armstrong. “Era una sfida costante tra tagli e note, specialmente la vecchia Power Stage: non ti dava tregua. Ora è un foglio bianco per tutti e spero che le nuove speciali non siano totalmente diverse, né troppo veloci o troppo larghe. Credo che ciò che rendeva bello il Rally Croazia fosse proprio il grip precario e le strade strette, con salti che su asfalto regalavano grandi sensazioni. Venendo dall’Irlanda, non amo le strade larghe e veloci quanto quelle strette, ma dovremo guidare su qualunque cosa ci troveremo davanti e fare delle ottime note”.
Elfyn Evans (Toyota): “Un mix di superfici imprevedibile”
Per Elfyn Evans e il team Toyota Gazoo Racing, la Croazia ha sempre rappresentato un terreno di caccia importante, ma il gallese sa bene che la pulizia della traiettoria sarĂ , come sempre, il tema centrale.
“In passato il rally si è corso su prove brillanti, vedremo come sarĂ in questa nuova area”, ha commentato Evans. “Non ho idea di cosa aspettarmi, anche se abbiamo corso una speciale in quella zona tempo fa ed era molto mista in termini di superficie e aderenza. Ricordo un tratto nel sottobosco molto tortuoso, c’era persino la neve in quota, mentre la parte finale sembrava quasi un circuito. Potrebbe esserci di tutto. In generale, è la natura ‘sporca’ delle prove – dovuta alla quantitĂ di tagli – unita al grip mutevole dell’asfalto a rendere questo rally così difficile. Serve un set-up capace di gestire dossi, salti e i continui ingressi nei tagli”.
Thierry Neuville (Hyundai): “Come Ouninpohja, ma su asfalto”
Il leader di classifica e punta di diamante di Hyundai Motorsport, Thierry Neuville, analizza la sfida con la consueta precisione tecnica, non nascondendo come l’asfalto sia stato recentemente il terreno piĂą ostico per la i20 N Rally1, nonostante il suo storico feeling con le superfici scivolose.
“L’asfalto è stato sicuramente la nostra sfida più grande ultimamente, ma ricordo che solo due anni fa ero molto forte in condizioni difficili. La Croazia è uno degli eventi su asfalto più impegnativi a cui abbia mai partecipato, e con il maltempo può diventare estremo”, ha dichiarato il belga. “So che la location è cambiata e le strade sono generalmente un po’ più larghe, forse più simili all’Italia. Mi piacciono le nuove prove, è una sfida aggiuntiva scrivere le note correttamente con soli due passaggi nelle ricognizioni”.
Neuville si è poi soffermato sulla varietà del fondo croato, tracciando un paragone suggestivo: “C’è ogni tipo di asfalto: quello scivoloso e lucido, quasi bianco, dove il grip è zero sul bagnato e bassissimo sull’asciutto, e poi le strade di campagna con un grip medio. La vecchia Power Stage era una delle prove su asfalto più esigenti che io abbia mai fatto. Era una sorta di ottovolante, paragonabile a Ouninpohja in Finlandia: altrettanto difficile, se non di più. Con tutto il fango portato in strada dai tagli, era il massimo della difficoltà sia per le note che per la guida”.
Con queste premesse, il Rally di Croazia si conferma una partita a scacchi dove la capacitĂ di improvvisazione e la precisione chirurgica nelle ricognizioni faranno la differenza tra il podio e il ritiro.