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7 MIN

Il sapore della prima volta: intervista a Roberto Daprà

Intervista al fresco vincitore dalla Targa Florio. Parlando di CIAR, WRC2 e quel "piccolo" sogno nel cassetto

Daprà Targa

Vincere la prima gara nel Campionato Italiano Assoluto Rally è un’emozione forte; farlo sul palcoscenico leggendario della Targa Florio, battendo sul campo giganti del calibro di Andrea Crugnola e Simone Campedelli, trasforma la vittoria in un manifesto d’intenti. Roberto Daprà, fresco di trionfo sulle strade siciliane, non si nasconde più. Diviso tra la crescita esponenziale nel WRC2 e la maturità ormai raggiunta nel CIAR, il pilota di ACI Team Italia ci ha raccontato i segreti di un fine settimana vissuto sul filo del rasoio: dalla gestione delle insidie di Collesano alla consapevolezza di avere il passo dei migliori. Con un sogno nel cassetto che ha il profumo della storia: Vincere in Italia e nel Mondiale. E chissà, un giorno magari da ufficiale.

Ciao Roberto!

Ciao Matteo!

Roberto Daprà, fresco vincitore del Targa Florio, gara storica che tutti noi appassionati di rally conosciamo. Com’è stata?

Beh, è stata una gara tiratissima dal primo all’ultimo metro. Però, diciamo che alla fine di un weekend così impegnativo, è poi quello che ti dà più soddisfazione, sapere che sei stato tutto il tempo sul filo del rasoio e quindi, insomma, la prima vittoria del CIAR è stata una grande emozione.

Quando hai capito, Roberto, che la vittoria era possibile?

Beh allora, che era possibile l’ho capito alla prima prova, perché quando ho visto il tempo che abbiamo fatto sulla prima, pur sapendo che si poteva fare meglio essendo il primo giro, ho visto un po’ i distacchi ed insomma io e Luca ci siamo caricati a vicenda. Immaginavo che Crugnola, comunque, qualcosa avesse sbagliato per prendere tutto quel distacco alla prima prova. Però, insomma, vedendo anche un po’ com’erano gli altri, ho capito che ce la potevamo fare. Nella seconda prova siamo andati malino, abbiamo preso un po’ di distacco da Campedelli. La terza prova ho preso ancora qualcosina, perché era una prova per me nuova, ma che gli altri avevano già fatto nel 2024. Quando abbiamo fatto l’ultima prova, che era quella nuova per tutti, gli abbiamo dato un buon distacco, insomma, un po’ a tutti e due; quindi, ho capito che se avessimo fatto i bravi avremmo potuto portarla a casa.

Sicuramente gara che è stata anche condizionata da quelle che sono state le penalità che i tuoi avversari hanno subito, le slow zone non perdonano. Non ti chiederò sicuramente un parere a riguardo perché ognuno ha la propria idea, ma diciamo che comunque il risultato finale non è stato compromesso o comunque falsato dalle penalità.

No, quello che interessa di più a me è di aver dimostrato in primis a me stesso che, slow zone o no slow zone, i più veloci siamo comunque stati noi, che era l’obiettivo più importante di quest’anno, ecco.

Roberto, adesso ti faccio la domanda delle domande: ripensando al salto di Collesano e a quello di Fafe? Quale fa più paura?

Eh allora, fa più paura quello di Collesano, perché sei costretto ad entrare sterzato quindi non con la macchina dritta come a Fafe. Considera che nel primo giro siamo quelli che hanno saltato di più mi sembra. Vedendo anche i distacchi, sicuramente perdere un secondo, un secondo e mezzo su quel salto lì è un attimo, perché farlo agli 80 all’ora o ai 50, eh insomma, c’è una differenza anche di tempo in quei 15 metri di salto.

Secondo salto di Collesano che, come abbiamo visto, è risultato fatale per la gara di Bostjan.

Bostjan stava provando sicuramente a spingere perché con le penalità era molto vicino a Campedelli, quindi doveva cercare di fare bene. C’era questa compressione prima del salto, che è proprio quello che l’ha fatto poi sbalzare verso l’interno. Entrando nella compressione sterzati, la macchina chiudeva più di quello che si vorrebbe. Quindi, secondo me, deve essere quello che ha fregato Bostjan.

Oggi, dopo aver portato a casa il tuo primo successo nel Campionato Italiano Assoluto, com’è essere davanti a piloti del calibro di Andrea Crugnola o Simone Campedelli? Come ti fa sentire?

Onestamente mi fa sentire bene, mi viene spontaneo dire: “Finalmente!”. Questo è il terzo anno che affrontiamo il Campionato Italiano e, parallelamente, sto correndo anche nel Mondiale, che mi sta aiutando tantissimo facendomi accumulare esperienza e chilometri. Però, arrivati a questo punto, serviva un risultato concreto.
Nel Mondiale finora abbiamo fatto bene — a parte il Portogallo, che si è rivelato un po’ più complicato — ma nelle prime tre gare siamo stati competitivi. Nel Campionato Italiano, invece, ci siamo spesso avvicinati ai migliori, senza però riuscire a stare davanti, soprattutto a Crugnola.
Va detto che Andrea, con l’esperienza e il livello che ha dimostrato, rappresenta in Italia qualcosa di paragonabile a un Yohan Rossel nel contesto iridato, almeno dal mio punto di vista. Per questo riuscire a raggiungerlo, e addirittura batterlo, ha un valore enorme: è un vero punto di riferimento. E quindi sì, poter dire “sono riuscito a battere Andrea Crugnola” è davvero tanta roba.

Parlando del tuo doppio impegno, oggi ti senti più pilota da Campionato del Mondo, quindi WRC2, o da Campionato Italiano?

Allora, sono due campionati diversi. Perché in uno da quest’anno fai 140 km e nell’altro eh fai 350 km, che è una bella differenza. In uno hai tre passaggi di ricognizione e nell’altro eh ne hai solo due. Quindi anche quello un po’ magari può influire, perché… Ci andrebbe meglio il contrario: fare tre passaggi su 350 km e due su 140. Però le prove dell’Italiano sono la maggior parte sempre le stesse, e comunque facendo tre passaggi di ricognizioni per me è comunque un qualcosa in più rispetto a quello che sono abituato; quindi, mi viene sicuramente un po’ più facile anche interpretare tutto meglio, e poi ci sono passato l’anno prima. Una gara di Mondiale ti può cambiare. Il terzo anno che ho fatto Monte Carlo, tre anni di fila, e tra l’altro…Con tre condizioni diverse, ma con l’80% della gara che è sempre stato diverso. Quindi sono tre percorsi, sono tre gare con tre condizioni, pur essendo sempre a Monte Carlo, sono tre condizioni e tantissime prove diverse. Quindi alle volte fare delle gare di Mondiale, anche in Portogallo, era il mio terzo Portogallo Mondiale, ma era la prima volta che prendevo il fango. E in quelle condizioni poi è tutta una gara nuova.

Che, tra parentesi, ritiro del sabato per una “stupidaggine”, veramente…

Eh sì, con un quinto posto ci avrebbe portato al terzo posto di WRC2 a quattro cinque punti da Yohan Rossel e da tutti gli altri; quindi, è stato un errore abbastanza importante. Però comunque ci ho già pensato abbastanza e mi sono già fatto troppi problemi.

Dai, ti sei rifatto con una grandissima vittoria al Targa Florio…

Esatto, esatto. Però, per chiudere…definitivamente la domanda, mi sento un po’ e un po’. Diciamo che mi sento sia di uno che dell’altro, e adesso sicuramente nell’Italiano sono super vicino e adesso bisogna riuscire ad avvicinarsi anche nel Mondiale e soprattutto sulla terra, solo che non avendo tutta l’esperienza che ho su asfalto sulla terra, dovrò lavorarci un pochino di più.

Assolutamente uno dei tuoi punti di forza rimane l’asfalto, però non hai di certo sfigurato, se ricordiamo il Sardegna 2025 in cui noi di Rallyssimo eravamo presenti, e ci ha fatto emozionare tutti!

Sì, mi ricordo il video. In fine prova.

Quindi io ricordo il Sardegna come l’avessi corso io al fianco tuo al posto di Luca.

Grazie.

Senti, com’è correre contro gli ufficiali Lancia? E tu, ti sei mai immaginato ufficiale Lancia?

Allora, immaginato… se me lo sono immaginato.. Sì! Ovvio! E’ poi logico che per arrivare a un livello così non è sicuramente facile, un pilota ufficiale è un pilota ufficiale e quindi sarebbe qualcosa di… un piccolo sogno, insomma, che credo tutti i piloti abbiano. In più, è comunque il team Lancia che è una squadra italiana.

Lancia è sempre Lancia.

…è una storia leggendaria, quindi mi sarebbe già piaciuto entrare a farne parte. Però, insomma, la Škoda è una macchina che ho usato negli ultimi due anni e mi sto trovando davvero bene. La sto conoscendo sempre di più e quindi sono anche altrettanto contento quest’anno di aver fatto la scelta di rimanere con quest’auto. Sicuramente anche i risultati di Monte Carlo e Croazia… Croazia, diciamo, fatti i conti senza foratura, saremmo stati molto molto vicini. Probabilmente con una macchina che non conosco come la Škoda sarebbe stato difficile, quindi… sì, Lancia mi sarebbe piaciuto, ma sono comunque contento di essere dove sono.

E comunque hai alle tue spalle una grandissima squadra come Delta Rally che vi segue ormai da parecchi anni e vi dà tutto il supporto di cui avete bisogno tu e Luca Guglielmetti.

Infatti, ci segue da parecchi anni e ci dà un supporto in campo gara, soprattutto nelle gare di Mondiale, che penso possa fare invidia a tantissime altre squadre. Il supporto che ci danno è davvero fondamentale con consigli su come interpretare gare e regolazioni sull’auto che ci mettono in condizione di spingere sempre al nostro massimo. Diciamo, che oggi mi sento al centro del progetto, anche grazie al grande supporto di ACI Team Italia e di Pintarally che ci seguono e ci accompagnano nel corso della stagione.

Chiudiamo questa intervista, chiedendoti: cosa desidera Roberto Daprà per il suo prossimo futuro?

Prossimo futuro bisogna vedere quanto prossimo, però, vabbè, il piccolo sogno sarebbe… cioè piccolo, il grande sogno sarebbe quello di poter diventare un pilota ufficiale e di poter riportare la bandiera italiana un po’ più in alto a livello mondiale, insomma. Su asfalto ci siamo un pochino riusciti e adesso bisogna impegnarsi per fare qualcosa in più ancora.

Prossimo impegno per voi sarà il Rally Due Valli a Verona, giusto?

Esatto, e poi Grecia e Roma.

Insomma, un ragazzo che a 25 anni sta provando a scrivere le pagine della sua storia tra i grandi. Una speranza oggigiorno ormai in fase di consacrazione. La prima pagina è stata scritta sulle strade della Targa Florio.

Le prossime, a questo punto, non sembrano più un’ipotesi — ma una promessa.
E la sensazione è che sia solo l’inizio.

Foto: ACISport
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