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E se la Qualifying Stage ritornasse a decidere l’ordine di partenza delle gare del Mondiale Rally?

Dopo che si è riaperto il dibattito viene naturale pensare alla più logica delle soluzioni

La regola della Qualifying Stage venne introdotta per la prima volta nel Mondiale Rally nelle stagioni 2012 e 2013. Era molto semplice: chi risultava il più veloce in uno dei passaggi cronometrati dello Shakedown aveva diritto di scegliere in che posizione partire nella PS1.

Per molti appassionati rappresenta ormai un lontano ricordo. Eppure, la Qualifying Stage potrebbe presto tornare al centro del dibattito sul futuro del Campionato del Mondo Rally.

Con l’avvicinarsi della rivoluzione tecnica prevista per il 2027, quando le nuove WRC27 condivideranno le prove speciali con le Rally2 e le future Rally2 Kit, torna infatti d’attualità una domanda destinata a dividere piloti e addetti ai lavori: è ancora giusto che l’ordine di partenza venga deciso esclusivamente dalla classifica di campionato?

Tra i principali sostenitori del ritorno delle qualifiche c’è un nome che conosce molto bene vantaggi e svantaggi del sistema: Sébastien Ogier.

Una regola nata per premiare la prestazione pura

La Qualifying Stage fece il proprio debutto nel Mondiale nelle stagioni 2012 e 2013. Il regolamento era tanto semplice quanto efficace: durante lo Shakedown veniva disputata una prova cronometrata e il pilota più veloce conquistava il diritto di scegliere la propria posizione di partenza per la prima giornata di gara.

Una soluzione pensata per premiare la velocità pura e consentire ai protagonisti di evitare, sulle gare sterrate, il pesante handicap rappresentato dal dover aprire la strada. Chi era più rapido nel confronto con il cronometro poteva costruirsi una condizione di gara più favorevole.

A distanza di oltre dieci anni, il principio della Qualifying Stage non è però scomparso. Il Campionato Europeo Rally (ERC) continua infatti a utilizzarla, seppur con un regolamento differente rispetto a quello adottato dal WRC nel 2012 e nel 2013.

Nell’ERC il miglior tempo fatto segnare in qualifica determina automaticamente l’ordine di partenza: sugli sterrati il più veloce prende il via per ultimo tra i piloti prioritari, mentre sulle gare d’asfalto scatta per primo. Non è quindi prevista la possibilità di scegliere la propria posizione, ma resta il concetto di premiare la prestazione ottenuta nello Shakedown piuttosto che la classifica di campionato.

Perché venne abolita nel 2014

Dal 2014 la FIA decise però di abbandonare questo format. La Qualifying Stage venne infatti considerata da molti troppo favorevole ai piloti più veloci, che oltre a ottenere il miglior tempo avevano anche la possibilità di scegliersi la posizione di partenza ideale, soprattutto sugli sterrati.

L’obiettivo della Federazione era duplice: semplificare il format del weekend di gara e dare maggiore peso alla classifica del campionato. Venne quindi introdotto il sistema secondo cui il leader del Mondiale avrebbe aperto la strada nella giornata inaugurale.

Una scelta nata con una logica precisa: evitare che il pilota più competitivo potesse ottenere un doppio vantaggio, prima con la prestazione in qualifica e poi con la possibilità di scegliere la posizione migliore.

Con il passare degli anni, però, il nuovo sistema ha mostrato anche i suoi limiti. Chi guida il campionato si ritrova spesso a pagare un prezzo elevato sulle gare sterrate, dovendo “pulire” il fondo e regalando condizioni di aderenza migliori agli inseguitori.

Una situazione che Sébastien Ogier ha vissuto in prima persona durante gli anni del suo dominio iridato.

Ogier: “Le qualifiche per me sono sempre state fantastiche”

Il francese, nove volte campione del mondo, è da tempo uno dei principali sostenitori del ritorno della Qualifying Stage. Oggi, però, la sua posizione non nasce soltanto dall’esperienza personale, ma guarda soprattutto al futuro del Mondiale Rally.

L’arrivo del regolamento WRC27 potrebbe infatti amplificare ulteriormente il problema dell’ordine di partenza.

Le nuove vetture del Mondiale dovranno confrontarsi con un panorama completamente diverso: più costruttori, più equipaggi competitivi e la presenza di Rally2 e Rally2 Kit chiamate a condividere le stesse prove speciali.

“Penso che sia una situazione difficile, un argomento difficile. La realtà è che solo Toyota ha creato una nuova vettura per le nuove normative. Credo che tutti vogliano vedere competizione il prossimo anno, quindi bisogna trovare un modo per far sì che tutte le vetture possano competere con le Toyota. Ma, prima ancora dei kit, bisogna trovare un equilibrio di prestazioni, e non è mai facile accontentare tutti.”

Secondo Ogier, però, prima ancora del bilanciamento tecnico sarà fondamentale affrontare il tema dell’ordine di partenza.

“Nei rally bisogna pensare all’ordine di partenza quando si affrontano le gare su sterrato. Immaginate una Rally2 Kit che parte venticinquesima su una prova speciale in ghiaia: avrà un enorme vantaggio in terms di aderenza e sarà ovviamente molto più veloce di una vettura WRC27 costretta ad aprire la strada.”

Un problema che, secondo il pilota francese, potrebbe diventare ancora più evidente con un parco partenti molto più numeroso.

“Se si tornasse a quel sistema, per me bisognerebbe reintrodurre le qualifiche e trovare un modo per avere una posizione di partenza più equa. Altrimenti sarà un gran caos e diventerà molto difficile gestire anche il bilanciamento delle prestazioni tra le vetture.”

Un dibattito destinato a riaprirsi

L’attuale regolamento funziona con un gruppo di vetture Rally1 relativamente ristretto, ma lo scenario previsto per il 2027 potrebbe cambiare completamente il volto del Mondiale.

Più concorrenti competitivi significano anche una differenza ancora maggiore tra chi affronta una prova speciale per primo e chi invece parte molte posizioni più indietro, trovando una superficie più pulita, compatta e veloce.

Ogier, del resto, non ha mai nascosto la propria posizione sull’argomento.

“Tutti conoscono la mia opinione sulle qualifiche. Lo dico da quindici anni. Per me qualificarsi è sempre stata una cosa fantastica.”

Il francese ammette però di non sapere se sarà ancora protagonista quando eventualmente questo cambiamento dovesse arrivare.

“Purtroppo, non siamo più tornati a quel sistema. Non so cosa succederà da questo punto di vista e, sinceramente, oggi non ci penso troppo perché non ho ancora deciso cosa farò in futuro. Ma mi piacerebbe vedere questo sport svilupparsi nel miglior modo possibile.”

La FIA, almeno per il momento, non ha annunciato alcuna modifica al sistema attuale. Tuttavia, il nuovo corso tecnico del 2027 potrebbe riportare inevitabilmente il tema sul tavolo.

Le parole di Sébastien Ogier non rappresentano soltanto la posizione di un campione che ha vissuto sulla propria pelle gli effetti dell’ordine di partenza. Sono soprattutto lo spunto per riaprire una discussione su uno degli aspetti più delicati dello sport: l’equità della competizione.

Perché nei rally il cronometro deve sempre decretare il più veloce, ma affinché il confronto sia réellement sportivo tutti devono avere la possibilità di giocarsi le proprie carte nelle condizioni più simili possibili.

E allora la domanda torna inevitabilmente quella del titolo:

E se la Qualifying Stage ritornasse a decidere l’ordine di partenza delle gare del Mondiale Rally?

Con il 2027 alle porte e una nuova era pronta a prendere il via, la risposta potrebbe essere meno scontata di quanto sembri.

 

Foto: Dirtfish / RedBull Content Pool
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