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WRC 2027, è il promoter ad aver voluto Roma

Il promotore del Mondiale ha scelto il richiamo internazionale della Capitale. A concretizzare il progetto è stato il lavoro delle istituzioni, a partire dall’assessorato ai Grandi Eventi di Alessandro Onorato, insieme alla Regione Lazio e all’assessorato al Turismo di Elena Palazzo.

È il promoter ad aver voluto Roma nel WRC. È questo il punto da cui partire per comprendere il trasferimento della tappa italiana dalla Sardegna al Rally di Roma Capitale nel 2027. Una volontà precisa, legata alla strategia di chi promuove il campionato e vede nella notorietà della città un’opportunità per rilanciare l’immagine dei rally nel mondo.

Ma perché quella volontà potesse diventare un progetto concreto serviva il lavoro delle istituzioni. Un merito centrale va all’assessorato ai Grandi Eventi di Roma e ad Alessandro Onorato, che hanno contribuito a rendere disponibili e utilizzabili quelle location prestigiose capaci di dare alla manifestazione una dimensione internazionale. Un percorso sostenuto dall’assessorato al Turismo della Regione Lazio con Elena Palazzo, dal sindaco Roberto Gualtieri e dal presidente della Regione Francesco Rocca: interlocutori che hanno creduto nel progetto e contribuito a costruirne le condizioni di realizzazione.

La scelta del promoter e il sostegno istituzionale sono quindi due parti dello stesso percorso. La prima spiega perché il WRC abbia puntato su Roma; il secondo spiega come sia stato possibile dare sostanza a quella prospettiva.

La richiesta di Roma è arrivata dal promoter

L’origine del trasferimento emerge dalla ricostruzione presentata alla Camera il 20 maggio 2026. Nel documento viene spiegato che il promoter aveva manifestato, prima informalmente e poi formalmente, l’intenzione di portare la tappa italiana del Mondiale a Roma e nel Lazio, già dal 2026 oppure, in alternativa, dal 2027. La possibilità di estendere l’accordo a cinque anni era stata collegata proprio a questo passaggio.

Roma era dunque una destinazione richiesta dal promotore del campionato. Un elemento fondamentale per comprendere la vicenda, soprattutto quando il dibattito viene ricondotto esclusivamente agli equilibri politici italian, quando la posizione del promoter è sempre stata netta: o a Roma o niente mondiale rally in Italia.

Nella stessa ricostruzione viene precisato che ACI aveva proposto di mantenere il Mondiale in Sardegna anche nel 2027. Fu successivamente il promoter, d’intesa con la FIA, a comunicare la soluzione che prevedeva la permanenza sull’isola nel 2026 e il trasferimento a Roma dall’anno seguente, subordinato alla valutazione dell’evento candidato.

ACI ha partecipato alla trattativa e alla definizione dell’accordo. L’indirizzo verso la Capitale, però, è arrivato dal promoter, che ha individuato nel nome Roma un valore per il futuro del WRC.

Il merito di chi ha aperto Roma al rally

Il richiamo della Capitale, da solo, non sarebbe bastato. Per trasformarlo in un’opportunità per il Mondiale era necessario permettere al rally di entrare in luoghi capaci di mostrarne al pubblico tutta la forza spettacolare.

È qui che assume particolare rilievo il lavoro dell’assessorato ai Grandi Eventi guidato da Alessandro Onorato. Consentire l’utilizzo di location importanti significa affrontare esigenze organizzative, autorizzazioni e la convivenza con una città complessa. Significa soprattutto credere che il rally possa trovare spazio in quei luoghi e contribuire alla loro valorizzazione attraverso un evento internazionale.

Accanto al Comune, un ruolo importante è stato quello della Regione Lazio e dell’assessorato al Turismo di Elena Palazzo. Il sostegno del sindaco Gualtieri e del presidente Rocca ha accompagnato un progetto nel quale sport, promozione del territorio e visibilità internazionale si incontrano.

Lo stesso promoter, nel comunicato di annuncio, aveva riconosciuto il contributo della Regione Lazio e della città di Roma, ringraziando espressamente Rocca, Palazzo, Gualtieri e Onorato per il sostegno al percorso.

Il merito delle istituzioni sta nell’aver reso praticabile e credibile la Roma che il promoter voleva portare nel Mondiale. Una collaborazione che ha permesso di andare oltre una candidatura sulla carta.

Perché il WRC vuole il brand Roma

Chi promuove un campionato guarda al calendario anche come a uno strumento per raggiungere nuovi spettatori. Ogni appuntamento offre una sfida sportiva, ma anche immagini, occasioni di comunicazione e possibilità di attirare attenzione fuori dai media specializzati.

Roma possiede una forza immediata. Il suo nome e i suoi monumenti sono riconoscibili in ogni parte del mondo. Una vettura da rally davanti al Colosseo può incuriosire anche chi non conosce i piloti e non ha mai seguito una prova speciale.

La lettura strategica è questa: utilizzare la notorietà della Capitale per creare un primo contatto con il rally, portando il WRC davanti a persone che abitualmente non lo seguono. Il comunicato di annuncio indicava proprio il profilo internazionale della città e la sua cornice storica come un’opportunità per aumentare la visibilità del campionato.

Anche nel resoconto della visita FIA all’edizione 2026 sono stati evidenziati il valore promozionale della presenza nel cuore di Roma, il coinvolgimento degli spettatori e il potenziale della location del Colosseo per avvicinare nuovo pubblico.

La disponibilità di quei luoghi ha quindi dato concretezza all’attrattiva del brand Roma. Ha mostrato ciò che la Capitale può offrire al Mondiale.

Oltre la lettura politica e il confronto fra finanziamenti

Riconoscere il contributo delle istituzioni non significa interpretare il trasferimento come una scelta meramente politica. La volontà di avere Roma nel calendario è del promoter; il lavoro delle amministrazioni ha permesso di costruire il progetto intorno a quella volontà.

Allo stesso modo, ridurre tutto a chi abbia messo più soldi sul tavolo non rende conto delle motivazioni documentate. Le risorse sono indispensabili per organizzare una gara mondiale, ma le fonti citate non dimostrano che il trasferimento sia stato deciso attraverso una semplice competizione fra contributi economici.

Il punto è più ampio: il promoter ha cercato il richiamo internazionale della Capitale e ha trovato istituzioni disposte a credere nell’evento, mettendo a disposizione sostegno e opportunità concrete.

La sfida sarà conquistare il nuovo pubblico

Il passaggio non cancella il valore della Sardegna né il contributo delle sue prove alla storia del WRC. Il legame con l’isola resta importante e il dispiacere degli appassionati è comprensibile.

Roma apre però una prospettiva diversa, voluta da chi promuove il Mondiale e resa possibile da chi ha lavorato sul territorio. Il promoter ha scelto la forza del nome Roma; le istituzioni hanno contribuito a trasformare quel nome in un palcoscenico per i rally.

Ora la sfida sarà utilizzare quell’attenzione per costruire interesse duraturo. Le location potranno attirare gli sguardi. Lo spettacolo della gara dovrà convincere il pubblico a continuare a seguire il Mondiale.

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