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Kris Meeke: “Siamo carichi”


Ieri 21 dicembre 2016, ad Abu Dhabi, è stata presentata la nuova C3 WRC Plus. Auto aggressiva, molto bella e caratteristica come vuole il nuovo regolamento. Linea affascinante, cura al dettaglio maniacale, prestazioni a detta degli esperti da urlo. Appurato che l’auto è piaciuta alla maggior parte degli interessati, dovrà però essere sopratutto competitiva, in un mondiale che tutto è cambiato e che quindi si parte alla pari.

I primi indizi della sua potenzialità l’avremo a Monte-Carlo prima, e in Svezia poi. 

Alla presentazione c’erano tutti, a cominciare dal boss Yves Maton che ha esordito con un certo basso profilo scaramantico sul possibile spessore nel mondiale che avrà la squadra. Ecco le sue poche parole:

Siamo qui, siamo carichi, rientriamo nel mondiale e cercheremo di vincere qualche Rally.

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A seguito di Matton, automoto.it ha intervistato il primo pilota Citroen, la punta di diamante della squadra del double chevron, Kris Meeke. Sentiamo un po’ il britannico come vede il prossimo mondiale e la nuova vettura:

Sono pronto alla grande sfida. Finalmente posso correre per vincere un Titolo Mondiale. Faccio parte di un grande, completo e valido Progetto. Mi hanno dato fiducia, ho lavorato per più di un anno sulla nuova C3, sommiamo l’esperienza recente di Citroen nel WRC e nel WTCC, e la mia degli ultimi due anni, in una forza da mettere in campo per la conquista del Mondiale. Vediamo come andranno i primi Rally, da lì avremo molte più risposte.

Ti senti sotto pressione?

No, perché è quello che ho sempre voluto e perché sono carico abbastanza per sopportarla in funzione del premio in palio. Non sento la pressione, ma una certa agitazione, non necessariamente negativa. È come quando ti prepari per un esame. Studi, studi, studi per molto tempo, e alla fine sei preparato ma non vedi l’ora di sottoporsi all’esame, di vedere finalmente a che punto sei. MI sento forte, mi sento al posto giusto nel momento giusto, forse come mai nella mia carriera, e sono contentissimo della Macchina. Ci ho lavorato per lunghi giorni, duramente, ogni giorno per imparare qualcosa di nuovo e mettere la nuova esperienza nello sviluppo. Spingere, spingere, senza alcun limite e senza alcun riferimento, tecnici e ingegneri che hanno fatto un lavoro incredibile, la mia esperienza che spero abbia aiutato un poco anche quella. Siamo pronti per la corsa al Mondiale, anche se il lavoro di sviluppo continuerà per molto tempo, come sempre, per tutta la stagione finché non avremo una completa biblioteca di riferimenti!
Provo un grande rispetto per Ogier. Con quattro Titoli di Campione del Mondo, un bel gruzzoletto in banca, una bella famiglia e la sua “Macchina” che si ritira, per lui sarebbe stato facile dire basta e, come Rosberg, appendere il casco al chiodo. Ma lui non l’ha fatto. Credo che non ci abbia pensato neanche un attimo, che l’abbia lasciato credere per lavorare sulle sue scelte in santa pace. Ha deciso di continuare, di cercare una nuova sfida.

La ormai “solita” domanda: cosa pensi del Sébastien Ogier dell’ultimo minuto?

Per l’Ogier dell’ultima ora provo un grande rispetto. Con quattro Titoli di Campione del Mondo, un bel gruzzoletto in banca, una bella famiglia e la sua “Macchina” che si ritira, per lui sarebbe stato facile dire basta e, come Rosberg, appendere il casco al chiodo. Ma lui non l’ha fatto. Credo che non ci abbia pensato neanche un attimo, che l’abbia lasciato credere per lavorare sulle sue scelte in santa pace. Ha deciso di continuare, di cercare una nuova sfida. Vuol dire che ha ancora fame, che vuole correre, che gli piace correre e vuole vincere ancora. Grande rispetto! La sua Sfida con Malcom può arricchirsi della sua esperienza e ricreare il “momentum”. Grazie anche a lui siamo sicuri che sarà una stagione molto, molto interessante, e il ritiro di Volkswagen ha messo in circolazione e redistribuito un gran numero di potenziali vincitori di Rally.

La macchina è largamente definita “impressionante”. Ma perché, esattamente, e in quali aree è particolarmente “impressionante”?

OK, adesso manca davvero poco, e possiamo aspettare per vedere come vanno le nuove Macchine invece di fantasticare. Ma vi voglio dire una cosa. Lo so, si dice in giro che la Macchina va fortissimo, che è velocissima, fulminea come una Macchina del tempo, che scarica a terra una potenza impressionante. Si dice che specialmente sull’asfalto questa differenza sarà evidente, da fuori e da dentro la Macchina. Si dice che è una Macchina che va saputa guidare, che non tutti possono farlo con uguale efficacia, e che sugli sterrati conquisterà nuove aree di spettacolarità. Si dice che la nuova C3 fa paura… Beh, se spegnete i microfoni vi dico la verità. Bene… è tutto tremendamente vero. Ecco perché è impressionante!

C’entri qualcosa, scusaci se torniamo a bomba, con l’indifferenza di Citroen per Ogier?

No, zero interventi, neanche una telefonata per sapere, assolutamente no, e non c’è motivo per cui avrei dovuto entrare nella vicenda. Non è solo una questione del Team, del rigore con il quale si è attenuto a decisioni prese antecedentemente, ma è anche una quesitone mia, personale, di rispetto delle decisioni e dei ruoli. Ho detto che sono pronto alla Grande Sfida. E come potrei esserlo se mi preoccupassi di chi corre con me e con che Macchina? Vincere vuol dire battere Ogier, un Pilota che è stato dominante per quattro anni in tutte le condizioni, che ha avuto la Macchina dominante e l’ha saputa sfruttare alla perfezione. Vincere vuol dire battere Ogier, speciale dopo speciale, Rally dopo Rally, senza preoccuparsi del suo assetto, di come sarà l’ordine di partenza o di quanti punti varrà il Power Stage. Diventare Campioni del Mondo vuol dire passare sopra a tutti questi particolari.

Kris Meeke e Yves Matton. Una lunga relazione, anche costellata di momenti forti. È la forza che produce ora una situazione vincente? Quale è il “segreto” della solidità del rapporto?

Eh sì, Yves Matton era il mio “Boss” già ai tempi dello Junior Team, era il 2005, oltre dieci anni fa, e lo è stato in tante diverse situazione e con diverse Macchine. Come tutte le relazioni ha avuto i suoi alti e bassi, ma abbiamo sempre avuto il massimo rispetto reciproco e per il valore del rapporto professionale. Ma se vuoi dire “segreto”, forse è stato quello di non limitare il rapporto dentro i confini della professione, ma di portarlo anche fuori. Con Yves lavoriamo e ci confrontiamo, anche duramente, ma poi siamo pronti ad uscire e ad andare a bere una birra insieme, e di coltivare la relazione anche dal punto di vista più genericamente umano. Questo è un aspetto che coinvolge anche un’altra sfera, che è quella della grande atmosfera che si è formata all’interno del Team. È quella che si dice una grande famiglia, composta da gente con la quale ho lavorato per molto tempo e alla quale sono legato da anni. È una grande forza. E io sono contento di farne parte.

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