Per quanto ancora Craig Breen accetterà di fare il pilota part-time?

In Estonia è stato il migliore dei piloti Hyundai ma per il 2022 non si sa ancora se farà parte del progetto

Ormai non si può più parlare di scommessa. Craig Breen sta dimostrando giorno dopo giorno e gara dopo gara di essere un pilota sempre più veloce e consistente ed il recente podio in Estonia non è altro che l’ennesima prova di un processo di crescita inesorabile. Sempre più a suo agio sull’asfalto, Craig ha trovato una grande dimensione anche in quelle gare che propongono terra liscia e veloce, dove la velocità media si alza vertiginosamente, e ha dimostrato di sapersi adattare bene in ogni condizione.

Tuttavia rimane un pilota “part-time” del mondo Hyundai Motorsport che, a onor del vero, quest’anno lo ha impegnato su tantissimi fronti tra campionati nazionali (soprattutto il nostro CIR che lo vede attualmente in seconda posizione a due punti dal leader Giandomenico Basso), l’European Rally Championship ed il WRC (disputati Arctic Rally Finland, Croazia ed Estonia) e non ha mai messo in discussione la fiducia e la stima che ripone nel driver irlandese.

L’estonia ha raccontato una storia “nuova”: complici la gara complessa di Ott Tanak, i problemi tecnici di Thierry Neuville e l’ordine di partenza, Craig è stato il migliore dei pilota Hyundai all’arrivo e solo la prestazione maiuscola di Kalle Rovanpera è riuscita a mettere “in ombra” una gara perfetta.

Bel fine settimana, mi sono divertito immensamente. Sono abbastanza contento. Grazie Alain che ci saluterà dopo questo fine settimana. Adamo mi ha dato l’opportunità, ma è stato Alain a presentarmi.

Finora Craig è stato considerato prezioso in ottica WRC quale “piazzista”: il pilota da chiamare al momento del bisogno e che nel 99,9% dei casi porta la macchina in pedana con un buon bottino di punti in ottica costruttori. Ora però sono iniziati ad arrivare gli scratch: in Estonia due vittorie di speciale e, soprattutto nella prima giornata, tempi costantemente nei primi cinque con la gara messa subito sui binari giusti. Un segnale tutt’altro che trascurabile per un driver che è sempre stato “accusato” di non avere quel quid che serve per vincere le gare.

Ed è solo quello che manca. Un sigillo che lo porterebbe a compiere quell’ultimo gradino che serve per far parte di quella schiera di piloti imprescindibili e dal sedile garantito a tempo pieno.

La strategia Hyundai difficilmente cambierà per le prossime stagioni e finché sarà Adamo il team principal: Dani Sordo continua a giocarsi le sue carte (ndr. avete visto il simpatico siparietto in Estonia tra lui e Craig? Lo trovate a questo link) e dietro di lui scalpita l’affascinante progetto che ruota attorno alla giovane promessa Oliver Solberg che ha impressionato alle sue prime uscite su i20 WRC.

E, probabilmente, in ottica 2022 potrebbe essere questa la grande chiave per il progetto Hyundai Motorsport: quanto si vuole puntare su un ragazzo di diciannove anni ed alle prime esperienze rischiando di perdere un pilota sempre più consistente, veloce ed affidabile?

Scelta ardua e tutt’altro che semplice, soprattutto ora che Toyota ha visto il definitivo decollo della sua “piccola” stella con relativo richiamo internazionale e che porta ovviamente tutti i riflettori sul marchio nipponico. Tempo per decidere ancora c’è e non è ancora confermato che Hyundai schieri tre macchine anche con il nuovo regolamento 2022, fermo restando che le punte di diamante per la casa con base ad Alzenau resteranno Tanak e Neuville.

Alle porte potrebbe esserci M-Sport che, da par suo, ha tanto bisogno di una guida forte dopo anni di “scommesse paganti”.

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