La strana aria in casa Hyundai Motorsport

Weekend disastroso per la casa coreana che ha più di un problema da risolvere al suo interno

hyundai motorsport service

Mentre in M-Sport sono ancora forti i fumi di una “sbornia di risultati” ed in Toyota matura la convinzione di avere nuovamente messo a disposizione un pacchetto tecnico valido in mano ai suoi piloti, Hyundai Motorsport raccoglie i cocci di un primo weekend da Rally1 dove è difficile trovare qualcosa di salvabile.

I dubbi del pre-stagione sullo sviluppo della nuova i20 sono stati confermati fin dai primi chilometri ma, paradossalmente, non sembra essere questo il problema più grande dalle parti di Alzenau. Il primo weekend di WRC 2022 ha mostrato tante situazioni singole che presentano un team che della squadra ha ben poco. Ma andiamo per gradi.

Thierry e la parola “incubo” dopo solo tre prove speciali

SS3 Roure / Beuil 1 Neuville la chiude con 13 secondi di ritardo dal Loeb che vince ed in classifica generale è già sesto a 40 secondi. Al CO parla di incubo e dichiara di non aver mai avuto così tanta paura nel guidare una macchina da rally. Con ancora quattordici prove speciali da disputare il pilota con più anni di Hyundai sulle spalle lancia un allarme pesante sul lavoro svolto fino a quel momento. A metà del sabato parlerà di “gara finita” con i problemi alla sospensione ed il resto della gara sarà un solo sperare di arrivare ben presto a chiudere quanto prima un avvio di stagione pensato in modo decisamente diverso. Neuville non ha mai nascosto tutto il suo scetticismo verso la “soluzione” ibrida e sente tutto il peso di una “ultima occasione” per vincere il titolo. Senza fiducia nella macchina si fa subito dura.

La solitudine di Ott

Inutile girarci intorno: Tanak sembra un corpo estraneo dentro Hyundai. Ci corre perché lo vuole un (significativo) contratto ma non passa un secondo con quei colori senza dare l’impressione che, se potesse, vorrebbe trovarsi da tutt’altra parte. Anche sul divano di casa (Monza docet). Forse ci ha abituato male ai tempi di Ford e Toyota, quando negli occhi traspariva tutta la voglia di essere il migliore ed in strada c’erano tutte le prove di chi voleva esserlo per davvero.

Adesso c’è un viso tirato, serio più della media ed una sensazione di arrendevolezza tutta nuova che traspare anche in Martjin Jarveoja in questo video del giornalista francese Paul Fraikin. Definisce “una merda” la situazione, sperando si tratti solo di un episodio.

Oliver ed il suo percorso con Hyundai. Solo suo?

L’operazione Solberg era chiaramente da fare. Troppi i vantaggi di un ragazzo talentuoso che garantisce un supporto ed una visibilità che oggi nessun altra guida libera potesse portare al momento.

Con ancora tre prove da disputare e con il team in totale affanno, Oliver opta per il ritiro per ragioni mediche e segnala del fumo sospetto dentro l’abitacolo. Tutto assolutamente lecito se non fosse che lo stesso “capitano” Neuville dichiari dopo la gara che forse si sarebbe potuto fare di più per cercare di portare a casa qualche punto per la squadra.

Oliver vuole arrivare e probabilmente arriverà sulle orme del padre ma, nell’economia di Hyundai Motorsport qualcosa potrebbe costare sul breve periodo. È bene saperlo prima che sia troppo tardi.

Il vuoto mai colmato

Quando tutto non va serve qualcuno pronto a metterci la faccia, a proteggere i piloti, a prendere le decisioni scomode e a mantenere dolori e malumori dentro i confini della propria hospitality. Andrea Adamo in questo era maestro ed ha dimostrato come si potesse arrivare a giocarsi un mondiale fino all’ultimo anche con una macchina dalle sospensioni di burro ed evidenti limiti di affidabilità. Lo sapeva ma non lo avrebbe mai ammesso ed il team ha lavorato dietro questa linea.

Oggi chi ha questo ruolo in Hyundai? Non su un’organigramma ma, nel parco assistenza e nel quartier generale. Dove si preparano, si studiano e si vincono le gare. Una gara è poco per tirare somme e c’è il tempo per porre rimedio a tutto, sempre che ci sia la voglia di farlo e tutta quella “voglia di rally” sia ancora la stessa di quel grande ritorno nel 2014.

Foto di copertina: Luca Barsali

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