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Craig Breen: l’arte di far emozionare

Il ragazzo di Slieverue aveva qualcosa di speciale: quell'incredibile capacità di portare tutti con lui nelle sue gesta

Conta il cuore

Non c’è nulla da fare. Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, schierarci a difesa della ragione, resistere alla forza delle emozioni provando a rinchiuderle dentro ad una scatola fatta di numeri, statistiche, conteggi. La verità è che possiamo provarci quanto vogliamo, ma poi alla fine torniamo sempre lì: al cuore.

Ciò che ci fa muovere, pensateci, è proprio la continua ed incessante ricerca di emozioni, che sono un po’ il carburante della nostra vita quindi. Senza di esse ci sentiamo piatti, inutili, tutto ci appare banale e privo di significato. E quindi via così a cercare il brivido, piuttosto che un amore impossibile, o il rischio.

“Io vivo di emozioni” è la frase che riassume, secondo me, tutto. Ho scomodato il Drake, uno che i rally li ha sempre guardati da lontano, ma che ha dedicato la sua vita alle corse e a quello che smuovevano in lui, appunto. Mi perdonerete quindi il cambio di palcoscenico, spero, ma torniamo subito sul pezzo.

Quando vincere non conta

Di piloti, nello sconfinato mondo delle corse, ce ne sono stati, ce ne sono, e ce ne saranno tanti. Ci sono i campioni, ci sono quelli che vanno forte ma a cui manca sempre qualcosa, quelli bravi ma nulla di più, e poi quelli che semplicemente guidano delle auto da corsa.

C’è un’altra categoria in realtà, che si potrebbe citare, e che abbraccia e prende in prestito nomi da tutte le altre. Non la si può toccare con mano, non è concreta, non si basa sui numeri, su classifiche, su tempi, come quelle già citate. Non ha neppure un nome probabilmente, ed è squisitamente personale. Nel mio gruppo di piloti appartenenti a questa categoria ci sono magari nomi che non compaiono in quella di nessun altro appassionato al mondo. In questa categoria ci possono essere piloti che hanno vinto molti titoli, o magari un titolo solo, o anche solo qualche gara perchè no, oppure addirittura nemmeno quella.

Chi entra in questa categoria ha fatto però molto più che “vincere semplicemente qualcosa”. Chi è lì dentro, con le sue gesta, con le sue imprese, ci ha fatto emozionare, ci ha regalato dei brividi, delle sensazioni incredibili. Insomma, ci ha fatto vivere.

Mr emozione

E dove lo metti Craig se non lì dentro?, e non per gli sciagurati fatti che ce lo hanno portato via. Anzi, a dire il vero Craig non c’è stato bisogno di “metterlo”. Semplicemente ci si è messo da solo. Non con i titoli, non con le vittorie, non con i successi in prova speciale. E la magia sta tutta qua.

Poi bisogna dirla tutta, ovviamente. E razionalmente non si può ignorare anche la velocità e la bravura che il ragazzo ha saputo mettere sul campo, conquistandosi ogni centimetro e ogni traguardo, su fino all’elite della specialità. Questo è fuori discussione. Ma qui la ragione non ci interessa, qui siamo ad un livello superiore.

Craig ci faceva emozionare, non era “solo” un pilota. Ed è questa emozione, questa vitalità che trasmetteva, che lo ha fatto entrare nei nostri cuori. Partendo dalle genuine manifestazioni di affetto per il compianto Gareth, di cui molti si sarebbero forse vergognati, fino alle esternazioni ai microfoni al termine di una prova speciale. Rabbia, dispiacere, piuttosto che invece urla, sorrisi, manifestazioni di infinita gioia anche solo per essere lì a fare quello che amava. Craig non ha mai nascosto una lacrima, un singhiozzo, anzi, è sempre stato così naturale, così spontaneo. Ci portava proprio lì vicino a lui, dentro di lui. Quante volte ho avuto la sensazione di poter sentire veramente le sue emozioni, le sue sensazioni.

Un qualcosa di sempre più raro ormai nel motorsport moderno, in cui conta essere dei robot sempre allineati alle aspettative, precisi, veloci. Non c’è spazio per le emozioni. Quelle non ti fanno andare più veloce, anzi semmai il contrario. E scoprono spesso e volentieri il fianco agli avversari.

Craig in tutto questo era diverso, mostrando che in fin dei conti, quei robot che guidano delle super macchine a velocità folli su stradine di mezzo mondo, che mai potremmo anche solo pensare di emulare, sono come noi: umani.

Amava quello che faceva Craig, lo si poteva sentire così chiaramente, te lo faceva capire così bene. Un vero appassionato prima ancora che un pilota. Anche per questo lo si poteva forse così facilmente definire come “uno di noi”. Uno di noi che ce l’aveva fatta, contro mille difficoltà superando ogni genere di alti e bassi. Da quella maledetta Targa, al primo podio mondiale. Poi giù in fondo in fondo nell’abisso del fallimento, e poi su di nuovo in vetta.

Semplicemente toccanti le tue interviste a fine prova in Svezia, Craig. Ancora una volta eri tornato dove volevi, spiegando a tutti che eri semplicemente contento di aver ritrovato quel piacere di guidare, quelle sensazioni che avevi smarrito. E noi eravamo lì con te, su quel sedile immaginario al tuo fianco sulla i20 WRC gioendo insieme. Ci portavi veramente lì.

” So nice to be back. I missed that feeling. (Sono così contento di essere tornato. Mi è mancata molto quella sensazione) “

Mancherai a noi ora Craig. Tantissimo.

 

 

Photo Credits: Hyundai Motorsport / Luca Barsali - Video: FIA World Rally Championship-YouTube
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