Kalle Rovanpera: “Avrei voluto fumare in macchina”
Nel documentario ufficiale l'ormai ex pilota del WRC racconta di come avrebbe voluto vivere un'epoca diversa di rally
Kalle Rovanperä, due volte campione del mondo e volto simbolo del WRC moderno, sorprende tutti con una riflessione decisamente controcorrente. Nel quinto episodio della docuserie More than Machine, il finlandese si racconta senza filtri e confessa di sentirsi… nato nell’epoca sbagliata.
L’episodio si apre a tutto gas, con Rovanperä impegnato in traversi ad alta velocità in pista. Poi, spazio alle parole. E qui il tono cambia.
“Sento di essere nato con vent’anni di ritardo”, dice Rovanperä con un sorriso davanti alle telecamere.
Il riferimento è chiaro: gli anni Novanta, un’epoca che il pilota Toyota guarda con una certa nostalgia, pur non avendola vissuta in prima persona.
“Mi sarebbe piaciuto essere un professionista negli anni ’90, quando la vita era molto più semplice e il rally, secondo me, era decisamente più figo.”
“Fumavano in macchina e poi ripartivano”
Rovanperä racconta di aver visto, col tempo, molti filmati di quell’epoca. Un rally diverso, più rilassato, meno ingessato da regolamenti, briefing infiniti e settimane di gara estenuanti. Un mondo che lo ha colpito profondamente.
“Guardavo Juha (Kankkunen) e gli altri che fumavano in macchina tra una speciale e l’altra e poi ripartivano come niente fosse. L’ho sempre trovato davvero molto cool.”
Molti appassionati condivideranno questa sensazione: negli anni ’90 il rally era più “leggero” e, in un certo senso, più semplice. Oggi invece le settimane di gara, secondo tanti, sono diventate troppo lunghe. E come se non bastasse, c’è anche la routine moderna delle analisi: video e dati fino a notte fonda, una pratica che in passato non era nemmeno davvero possibile.
Un destino scritto fin da bambino
Nel documentario emerge anche il lato più personale di Rovanperä. La sua storia con il rally inizia prestissimo, seguendo le orme del padre Harri.
“Ho guidato una macchina da rally per la prima volta quando avevo sette anni. Anche mio padre era un professionista: è stato lui a farmi appassionare a questo sport.”
Il quinto episodio di More than Machine scava proprio in questo contrasto: un campione ultra moderno, cresciuto tra dati, simulatori e regolamenti, che guarda con ammirazione a un’epoca che non ha potuto vivere.
Un pensiero che fa sorridere, ma che racconta molto del Kalle uomo, non solo del pilota.