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Loeb alla decima Dakar: è davvero l’anno buono?

Dopo dieci partecipazioni e cinque podi, il nove volte iridato WRC torna con Dacia per inseguire la vittoria che ancora manca

Sébastien Loeb è arrivato in Arabia Saudita con una sensazione che conosce fin troppo bene. La Dakar 2026 rappresenta per lui un traguardo simbolico importante: sarà infatti la sua decima partecipazione al rally-raid più duro del mondo, a dieci anni esatti dal debutto avvenuto con Peugeot.

Dieci edizioni vissute sempre da protagonista, ma senza riuscire ancora a conquistare quella vittoria assoluta che continua a sfuggirgli, sia ai tempi del Sud America sia nelle edizioni disputate in Arabia Saudita. Un’assenza pesante nel palmarès di un pilota che ha vinto praticamente tutto nel mondo dei rally.

Loeb si affacciò al Dakar come parte del celebre “Dream Team” Peugeot, quello dei 2008 DKR e 3008 DKR che portarono al successo Carlos Sainz e Stéphane Peterhansel. Da allora, il suo percorso lo ha visto passare per l’esperienza con BRX e poi approdare in Dacia, con cui ha condiviso cinque stagioni all’interno della struttura Prodrive.

Il bilancio, numeri alla mano, è tutt’altro che secondario: cinque podi complessivi (tre secondi posti e due terzi) e ben 28 vittorie di tappa. Risultati che lo hanno rapidamente inserito nel gruppo dei grandi favoriti, al fianco di nomi come Nasser Al-Attiyah, Yazeed Al-Rajhi, Nani Roma e lo stesso Sainz, senza dimenticare una nuova generazione sempre più competitiva.

Per il 2026, Loeb torna al via con il Sandrider Dacia ulteriormente evoluto. Un progetto che, secondo il francese, ha fatto passi avanti concreti soprattutto sotto il profilo della solidità e della gestione nelle dune.

«Il Sandrider è migliorato molto. Abbiamo lavorato su affidabilità, comportamento nelle dune e lettura del terreno. Non ci sono rivoluzioni magiche, ma tanti piccoli dettagli che al Dakar fanno la differenza».

In un contesto tecnico sempre più livellato, la chiave diventa ridurre al minimo gli imprevisti. Loeb lo sa bene e sottolinea come oggi le differenze tra i vari prototipi siano ridotte al minimo.

«Oggi tutti i veicoli sono competitivi. Le differenze sono minime e ogni errore si paga caro. Per questo il mezzo deve essere prevedibile, confortevole da guidare per ore e resistente. Su questi aspetti siamo cresciuti molto».

Al fianco del nove volte campione del mondo WRC ci sarà ancora una volta Cristina Gutiérrez, sua compagna di squadra in Dacia, mentre la concorrenza promette di essere più agguerrita che mai. Il livello medio si è alzato e vincere resta un’impresa estremamente complessa.

Loeb, però, non parte con l’atteggiamento di chi deve fare esperienza. A dieci anni dal debutto, l’obiettivo è chiaro.

«Non andiamo al Dakar per imparare. Andiamo per competere. Sappiamo che vincere è difficilissimo, ma il livello della vettura e della squadra ci permette di puntare in alto».

Alla decima partecipazione, la domanda resta inevitabile: sarà finalmente l’anno giusto? Il Dakar non ha mai fatto sconti a Sébastien Loeb. Ma se c’è una cosa che questi dieci anni hanno dimostrato, è che il francese continua a presentarsi al via con la stessa fame del primo giorno.

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