Dakar 2026, il retroscena di Al-Rajhi: “Mi sono fermato per non rischiare con la schiena”
Il campione in carica saluta la gara già nella prima parte della Tappa 4: tra forature, tempo perso e postumi dell’infortunio alla Baja Jordan, la scelta è stata prima di tutto fisica.
non solo guai in prova e minuti che scappavano via, ma soprattutto una valutazione lucida legata alla salute.Tre forature e una Dakar già scappata di mano
La giornata di Al-Rajhi e Timo Gottschalk si è complicata nella prima metà della quarta tappa: tre forature hanno pesato come macigni sul cronometro. Non era neppure la prima volta che il duo di Overdrive perdeva tanto terreno: già nelle prime tappe l’avvio di difesa del titolo non aveva preso la piega desiderata.
A quel punto, con la classifica ormai lontana e il rischio di trasformare la Dakar in una rincorsa senza premio, è entrato in gioco l’altro fattore: il fisico.
Il punto decisivo: le fratture alla schiena e la scelta “di testa”
Al-Rajhi e Gottschalk arrivavano infatti da un incidente alla Baja Jordan (aprile), dove entrambi avevano riportato
fratture vertebrali. Ferite in larga parte recuperate, sì, ma non al 100%. E quando i minuti persi hanno reso sempre più improbabile
un risultato di peso, la priorità è cambiata.
«Le ulteriori grosse perdite di tempo di oggi mi hanno portato a chiudere la mia Dakar prima del previsto».
Il saudita ha spiegato che, pur essendo arrivato alla Dakar con condizioni migliori rispetto ai mesi precedenti, la schiena non era ancora “perfetta”. Continuare a spingere senza una reale prospettiva di rientrare nella lotta avrebbe significato mettere a rischio il recupero.
«Le lesioni alla schiena erano abbastanza guarite prima della Dakar, ma non completamente. Mettere a rischio il recupero senza possibilità di un grande risultato non mi sembrava giusto: ora la priorità è guarire del tutto».
Gottschalk: “Fa male, ma è la scelta più saggia”
Il copilota tedesco ha appoggiato la decisione, anche se con la delusione inevitabile di una difesa del Touareg praticamente mai decollata. Il concetto è semplice: meglio fermarsi adesso e rimettersi in carreggiata per i prossimi rally, piuttosto che trasformare la Dakar in un rischio inutile.
«La Dakar non è andata come speravamo e la difesa del titolo ci è sfuggita molto rapidamente. In questo contesto è più saggio non compromettere il recupero e tornare a lottare nei prossimi rally».
E nonostante tutto, Gottschalk ha sottolineato un dettaglio che pesa: il ritmo, quando le cose giravano, c’era. Un modo per dire che il potenziale non era sparito, semplicemente non era il momento di forzare.
«Abbiamo dimostrato di avere la velocità».