Quel lieve sadismo dell’appassionato di rally
Alcune considerazioni dopo la bandiera rossa che ha fermato le prove notture al Monte 2026
Diciamoci la verità: un po’ sadici siamo.
Ne abbiamo avuto la riprova ieri sera, durante la prima giornata del Rallye Monte-Carlo 2026 iniziato sotto il segno del “Monte proper condition”.
É vero, dal Monte ci aspettiamo esattamente tutto quello che è successo finora: bel tempo allo shake, poi piano piano peggior, nevica, poi smette e col calare del sole verglas, condizioni miste e grandi difficoltà improvvise sono esattamente quello che abbiamo nell’immaginario collettivo del “primo giorno di scuola” del World Rally Championship.
Sulla SS2 Esclangon / Seyne-les-Alpes conto venti tra toccate, uscite e ritiri. Non quattro, cinque: venti. E siccome potevano non sembrare abbastanza, sulla SS3 Vaumeilh / Claret 1 è intervenuta anche una fitta nebbia, condita da fumogeni e fuochi d’artificio da parte della solita grande massa di fan accorda sulle tortuose prove speciali francesi. Partenza ritardata di cinque minuti per capire se le cose potevano andare meglio e bandiera rossa subito dopo la lunga serie di lamentele da parte dei piloti su Rally1 che, a colpi di fanaliere spente, hanno concluso la prova non con poche difficoltà.
É stato un bello spettacolo da vedere?
Personalmente, da sempre appassionato di velocità estreme e guard-rail sfiorati, non è piaciuto. Sono sempre dalla parte dell’imprevisto, della situazione inimmaginabile che rimescola le carte, vera essenza dei rally.
Da direttore di una testata non posso che essere contento di articoli flash che attirano molti lettori e raccontano dinamiche, di decine e decine di fotografie e video dove si mostrano situazioni di gara complesse e inattese. E poi diciamocelo, un’uscita di strada senza conseguenze per equipaggio e pubblico è quel tocco di pepe che non ha mai gustato lo spettacolo di una prova speciale di rally.
E allora? Perché questo articolo?
Perché quando la direzione gara ha deciso che a Jurgenson era il momento di dire basta (sì, lo so, coincide proprio con lo stop della diretta TV) si è alzato il solito polverone dei “non ci sono più i rally di una volta”. E questa volta lo capisco ancora meno del solito.
Venti macchine in meno dopo una prova sono un segnale netto di pericolo e se ci si mette pure la nebbia a rallentare il tutto cosa ci resta?
Avevano ragione quei piloti che dicono che in qualsiasi altra gara del mondo ci si sarebbe fermati prima e, onestamente, ci sono condizioni e condizioni per correre una gara di rally. E non c’entra niente che una volta probabilmente avrebbero corso. Una volta lo facevano a malapena usando un casco e le cinture di sicurezza erano un accessorio al pari di un arbre magique. E c’è situazione e situazione per giocare a fare gli eroi.
Certo, si poteva andare a passo d’uomo, adeguandosi alle condizioni ma, onestamente, cosa ci azzecca con i rally moderni?
Se c’è un pericolo reale su bolidi di quel tipo è la visibilità, aldilà di quanta fiducia e bravura si possa mettere nello stendere le note. Non si vedeva abbastanza da poter gestire tutti gli imprevisti “classici” che questo Monte ha presentato e bisogna essere onesti nel riconoscerlo. Altrimenti poi facciamo quelli dal cuore grande a colpi di post che richiamano tragedie e invece guardiamo le gare con questo tocco di perversione che ci rende tanto amanti quanto ipocriti verso lo sport che seguiamo con tanta passione.
E no, non è questo che mi aspetto da una gara di rally.