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Tempo

3 MIN

Hyundai nel caos? Tänak e Lappi raccontano cosa sta davvero succedendo dietro le quinte

Analisi piuttosto dettagliata e approfondita di una crisi che non sembra vicina ad una soluzione

L’inizio del Mondiale 2026 non sta sorridendo a Hyundai Motorsport. Il confronto diretto con Toyota Gazoo Racing WRT è impietoso e i numeri parlano chiaro: la migliore Hyundai paga in media 0,49 secondi al chilometro nei tratti cronometrati. Un divario enorme se confrontato con il periodo 2017-2025, quando il distacco massimo registrato era stato di 0,16 secondi/km.

Non è solo una questione di cronometro. A emergere, nelle ultime settimane, è un quadro molto più profondo: tecnico, organizzativo e perfino culturale.

Dopo il Rally di Svezia, secondo media finlandesi, Thierry Neuville sarebbe rimasto talmente colpito dalla situazione da non voler rilasciare commenti pubblici. Un silenzio che pesa quanto una dichiarazione.

Un team che cambia lingua (e identità)

Le criticità non si limitano alla vettura. Secondo gli analisti finlandesi Jonne Halttunen e Riku Tahko di MTV Urheilu, alla base delle difficoltà ci sarebbero trasformazioni interne significative.

Hyundai ha progressivamente spostato il proprio centro operativo e di test dalla Germania e dalla Finlandia verso la Francia. Con questo passaggio sono cambiati anche uomini chiave e dinamiche interne.

Halttunen ha raccontato di aver parlato direttamente con Ott Tänak lo scorso anno in Arabia Saudita. L’estone avrebbe espresso perplessità sulla direzione presa:

Il team sta diventando troppo franco-centrico. Anche durante le riunioni si parla spesso francese, nonostante si tratti di una struttura internazionale.

Una questione non banale, perché la comunicazione tecnica è fondamentale in un contesto così complesso.

Nel mirino finisce anche il team principal Cyril Abiteboul. Secondo gli osservatori, parte delle energie e delle risorse tecniche potrebbero essere state gradualmente orientate verso il programma WEC, lasciando il reparto rally senza una guida chiara.

Halttunen è stato diretto:

Se un’azienda accumulasse risultati così negativi per così tanto tempo, ci sarebbero cambiamenti importanti. Di solito si guarda a chi dirige l’orchestra.

Lappi: “La macchina non mi parla più”

Se il quadro organizzativo è complicato, quello tecnico lo è ancora di più. E qui entra in scena Esapekka Lappi, che in Svezia è stato il più competitivo tra le Hyundai.

Il finlandese non ha usato mezzi termini nel descrivere le difficoltà della i20 Rally1:

La prima cosa è trovare grip. Ma rispetto a un paio d’anni fa, ora non sento più la macchina. Non mi trasmette informazioni.

Un problema enorme per un pilota che deve guidare costantemente al limite.

Non arriva feedback né dalla scocca né dal volante. È come se mancasse sensibilità. Non so cosa sia cambiato, ma la vettura è diventata insensibile.

La conseguenza è chiara:

È impossibile spingere oltre il limite se non sai cosa sta succedendo sotto di te. Non ti senti sicuro.

Assetto, ammortizzatori e… confusione

Anche in officina la situazione sembra complessa. Riku Tahko ha usato un paragone eloquente:

Il sistema è confuso come un orologio da parete. I piloti non sanno più in che direzione sviluppare l’auto.

Si parla di test completi, ma senza una linea chiara. Addirittura difficoltà nel tracciare le configurazioni degli ammortizzatori utilizzati nelle diverse condizioni.

Troppi tentativi, poca chiarezza. E in un campionato dove ogni dettaglio conta, questo pesa.

Il nodo Hankook

Secondo Halttunen, la vera svolta negativa risalirebbe al 2025, con l’introduzione degli pneumatici Hankook nel WRC.

Il calo è iniziato con il passaggio a Hankook. Non sono riusciti ad adattare la macchina a quella gomma.

Il team dispone di tecnici di alto livello, incluso FX Demaison nella progettazione, ma qualcosa nel processo di sviluppo non starebbe funzionando.

Se non riesci nemmeno a sistemare le basi, significa che da qualche parte si sta commettendo un errore importante.

Il rischio immagine

Il problema non è solo sportivo. Per un costruttore globale, perdere sistematicamente contro Toyota rischia di diventare un tema anche dal punto di vista marketing.

Non è facile giustificare l’investimento nei rally se vieni battuto costantemente 100-0, soprattutto in Corea.

Hyundai si trova dunque davanti a un bivio: correggere rapidamente la rotta o affrontare una stagione di sofferenza.

E quando piloti del calibro di Tänak e Lappi iniziano a parlare apertamente, significa che la situazione è più seria di quanto appaia dalle sole classifiche.

Foto: Luca Barsali
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