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Evans non fa calcoli: “Non si possono buttare punti solo per evitare di partire primi”

Il pilota gallese non vuole lasciare niente per strada per inseguire il sogno mondiale

Nel Mondiale Rally ci sono momenti in cui la classifica non si legge soltanto in termini di punti conquistati, ma anche di posizione di partenza nella gara successiva. Soprattutto quando all’orizzonte c’è uno sterrato vero, di quelli che premia chi trova la strada già “pulita” e complica la vita a chi deve aprire le prove.

Elfyn Evans lo sa bene. Dopo il Rally Islas Canarias, il gallese si presenterà in Portogallo da leader del campionato, con appena due punti di vantaggio. Una situazione preziosa dal punto di vista sportivo, ma tutt’altro che comoda sul piano tecnico: sulle strade portoghesi, infatti, toccherà a lui spazzare la strada nella prima parte del rally.

Il precedente di Tänak nel 2019

Per capire quanto il tema sia delicato, basta tornare indietro al 2019. Al Rally del Portogallo, Sébastien Ogier era salito al terzo posto dopo l’errore di Kris Meeke e aveva appena firmato il miglior tempo nella Power Stage, portandosi momentaneamente a casa i cinque punti bonus.

Ma più che felice, Ogier sembrava preoccupato. Il motivo era chiarissimo: con quel risultato avrebbe rischiato di presentarsi al Rally Italia Sardegna da primo in campionato e quindi da primo sulla strada. “Buone e cattive notizie”, disse allora il francese, consapevole che l’apertura del percorso in Sardegna poteva diventare un problema enorme.

A quel punto Ott Tänak avrebbe potuto superarlo anche nella Power Stage. All’ultimo intermedio, la sua Toyota era davanti alla Citroën di Ogier di un decimo. Ma l’estone aveva fatto i conti: vincere la Power Stage gli avrebbe dato la leadership del Mondiale insieme al successo in Portogallo. Però avrebbe anche significato partire davanti a tutti in Sardegna.

Così Tänak fece una scelta tanto furba quanto plateale: prima del traguardo alzò il piede e frenò, perdendo 1,6 secondi. Chiuse terzo nella Power Stage e arrivò in Italia con due punti di ritardo da Ogier, evitando così il ruolo di apripista.

Con il suo solito sorriso tagliente, spiegò poi di aver dovuto frenare prima del fine prova per essere sicuro che fosse Ogier ad aprire la strada. Alla fine di quella stagione, come sappiamo, Tänak diventò campione del mondo.

Evans sceglie la strada opposta

Sette anni dopo, il contesto avrebbe potuto suggerire una strategia simile. Il ritiro di Oliver Solberg dalla seconda posizione alle Canarie aveva aperto a Evans una finestra interessante dal punto di vista tattico.

Prima della Power Stage, senza considerare i punti della Super Sunday, il pilota Toyota era a un solo punto da Takamoto Katsuta nella classifica iridata. Con il Portogallo in arrivo, avrebbe potuto gestire la situazione, evitare di prendersi la leadership e lasciare al compagno di squadra l’onere di partire primo sullo sterrato.

Invece Evans ha fatto esattamente il contrario. Ha vinto sia la classifica della Super Sunday sia la Power Stage, raccogliendo tutti e 10 i punti bonus disponibili, tre in più rispetto a Katsuta. Risultato: testa del campionato con due lunghezze di margine.

“Bisogna prendere i punti quando si possono prendere. Non puoi decidere di non segnare punti solo per non partire primo sulla strada”, ha spiegato Evans a DirtFish.

Una filosofia molto diversa rispetto a quella adottata da Tänak nel 2019. Evans non ha voluto giocare di sponda, non ha provato a lasciare qualcosa sul tavolo e non ha fatto calcoli al ribasso. Ha preferito incassare tutto quello che poteva, anche sapendo che in Portogallo il conto potrebbe arrivare già dal venerdì.

Portogallo, una sfida complicata per chi apre

Il gallese è perfettamente consapevole di quello che lo aspetta. Partire per primo su uno sterrato come quello portoghese significa trovare prove meno pulite, con meno grip e con una traiettoria da costruire per chi arriva dopo.

“Alla fine sappiamo che sarà un compito difficile in Portogallo, ma in questo sport può succedere di tutto. Continuiamo così. Potrebbe piovere, probabilmente non succederà… però aspettiamo e vediamo”.

Una frase che racconta bene il suo approccio: lucidità, realismo e nessuna voglia di inseguire scenari troppo raffinati. Perché nel WRC moderno ogni punto può pesare, soprattutto in una stagione in cui la classifica resta compatta, ma non abbastanza da permettersi regali.

Katsuta, dal canto suo, non sembra aver vissuto la perdita della leadership come un dramma. Anzi, il giapponese ha definito la cosa un “grande aspetto positivo” del suo Rally Islas Canarias. Partire secondo in Portogallo, per lui, è sicuramente meglio che dover aprire tutte le strade.

“Non sto guardando troppo ai punti e a queste cose, ma dopo il Giappone non ci saranno più rally su asfalto, ed è un calendario davvero particolare. Bisogna fare bene in ogni gara e concentrarsi rally per rally. Però sì, sono abbastanza contento di partire secondo in Portogallo”.

Katsuta soddisfatto, ma il venerdì sarà lungo

La soddisfazione di Katsuta è comprensibile, ma solo fino a un certo punto. Anche partire secondo, su quelle strade, non sarà una passeggiata. Lo stesso pilota Toyota ha sottolineato quanto il percorso del Portogallo presenti una prima parte molto lunga, con un ordine di partenza legato alla classifica di campionato.

“Sono contento di non aprire la strada, ma ci saranno comunque un giovedì e un venerdì molto lunghi. L’itinerario del Portogallo è piuttosto specifico e la prima parte sarà molto, molto impegnativa”.

In altre parole: Evans e Katsuta rischiano entrambi di pagare dazio. Il problema è che alle loro spalle partiranno alcuni nomi pesantissimi in posizioni decisamente più favorevoli. Sébastien Ogier sarà sesto, Thierry Neuville settimo e Dani Sordo addirittura decimo: tre piloti che, con strade più pulite, potrebbero trovare un vantaggio importante.

La scelta di Evans ha comunque una logica

La domanda, quindi, resta: Evans ha fatto bene a prendersi tutti i punti disponibili, anche al prezzo di partire per primo in Portogallo?

Guardando la classifica, la risposta è sì. Il suo rivale più vicino alle spalle del duo Toyota è Sami Pajari, distante 29 punti. In un campionato così, lasciare punti per strada volontariamente sarebbe stato un rischio enorme, soprattutto quando non esiste alcuna garanzia che partire più indietro basti per compensare quanto perso.

Evans ha scelto la via più lineare: massimizzare il risultato e accettare le conseguenze. Meno spettacolare della frenata di Tänak nel 2019, forse meno maliziosa, ma sicuramente coerente con un pilota che ha bisogno di costruire il suo Mondiale sulla solidità.

Il Portogallo dirà se la scelta pagherà o se la strada da “spazzare” presenterà subito il conto. Di certo, Evans ci arriverà da leader. E, almeno per ora, senza rimpianti.

Fonte: Dirtfish - Foto: Luca Barsali
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