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Fowler difende Solberg: “Non è l’asfalto il problema, ma l’approccio”

Il manager analizza gli errori frequenti del giovane pupillo di casa Toyota

Oliver Solberg continua a far discutere nel box Toyota. Non tanto per la velocità, quella è evidente e nessuno sembra metterla in dubbio, quanto per una serie di errori arrivati soprattutto nei rally su asfalto e costati cari al pilota svedese.

A provare a dare una lettura della situazione è stato Tom Fowler, direttore tecnico di Toyota Gazoo Racing, che ha analizzato le difficoltà incontrate da Solberg nelle ultime uscite al volante della GR Yaris Rally1.

La stagione era iniziata nel migliore dei modi, con la vittoria al Rallye Monte-Carlo. Una gara però particolare, condizionata dalle condizioni invernali e con un numero limitato di prove davvero rappresentative su asfalto pulito. Da quel momento in poi, Solberg ha disputato tre rally completamente asfaltati e in ognuno di questi è arrivato un episodio capace di compromettere il risultato.

In Croazia è uscito di strada già nella prova d’apertura. Alle Canarie l’errore è arrivato nella penultima speciale. In Giappone, invece, un nuovo incidente nella giornata di sabato ha rovinato una gara in cui il passo non era certo mancato.

Solberg: “Sull’asfalto la velocità è stata fantastica”

Lo stesso Solberg ha ammesso di non avere ancora una spiegazione precisa sul perché gli errori siano arrivati principalmente sull’asfalto.

“L’asfalto ultimamente è stato sicuramente difficile”, ha spiegato Solberg. “Continuo a dire che la velocità su questo fondo è stata fantastica. Ogni volta sono stato costantemente in lotta con i due piloti migliori al mondo”.

Il punto, però, è che nel Rally1 moderno la differenza tra una grande prestazione e una gara buttata via può essere sottilissima. Una frenata appena ritardata, una lettura del grip non perfetta, una traiettoria leggermente più sporca: dettagli minimi, ma sufficienti per cambiare completamente il destino di un weekend.

“A questo livello i margini sono davvero ridotti. Credo di dover capire meglio tutte queste situazioni diverse che si sono verificate sull’asfalto, in punti complicati. Al momento non ho ancora una vera risposta”.

La spiegazione di Tom Fowler

Secondo Tom Fowler, però, il problema non sarebbe legato a una difficoltà specifica di Solberg sull’asfalto. Il direttore tecnico Toyota vede la questione in modo diverso: sulla terra un errore può essere assorbito più facilmente, mentre sull’asfalto le conseguenze arrivano quasi sempre in modo immediato.

“Sulla ghiaia puoi commettere errori e spesso cavartela. Sull’asfalto, se sbagli, di solito vieni punito immediatamente”, ha scritto Fowler nella sua rubrica su DirtFish.

Per Fowler, quindi, non si tratta di un problema di superficie, ma di approccio. Solberg avrebbe forse una guida ancora troppo aggressiva in alcune situazioni, un’impostazione che sulla terra può anche funzionare o comunque concedere margine di recupero, mentre sull’asfalto lascia molto meno spazio alla correzione.

“Non credo ci sia un problema con una superficie specifica. Penso piuttosto che ci sia forse un approccio generale un po’ troppo aggressivo, e questo fa sì che gli errori vengano puniti molto rapidamente sull’asfalto, mentre sulla ghiaia certe cose possono passare. Non la guarderei dal punto di vista della superficie”.

Velocità da incanalare, non da spegnere

Fowler ha riconosciuto che Solberg debba rendere la propria guida più pulita e ridurre il margine di rischio, ma allo stesso tempo ha voluto sottolineare un aspetto fondamentale: la sua velocità pura resta un enorme patrimonio per Toyota.

“Guardando avanti, la cosa importante per lui e per il team sarà trovare un modo per sfruttare la velocità che chiaramente possiede, riducendo però il rischio ed eliminando così più errori”.

Il tecnico britannico ha escluso soluzioni drastiche. Niente punizioni, niente cambiamenti affrettati, niente dichiarazioni pesanti. Secondo Fowler, Toyota deve continuare a lavorare insieme a Solberg, cercando di accompagnarne la crescita senza snaturarne il talento.

“Si tratta di lavorarci insieme, perché fare dichiarazioni affrettate, introdurre punizioni o cambiare tutto non aiuterebbe nulla”.

Un ritmo che mette pressione agli avversari

Il punto centrale resta sempre lo stesso: Solberg è veloce. Molto veloce. Talmente veloce da mettere in difficoltà anche piloti più esperti e costringerli a interrogarsi su come riesca a ottenere certi tempi.

“Non c’è alcun dubbio sulla velocità che mostra. È un livello di velocità che mette enormemente in difficoltà gli altri piloti. Si chiedono: ‘Come diavolo fa?’, fino a quando commette un errore. A quel punto dicono: ‘Ecco, è questo che succede’”.

Per Solberg, quindi, la sfida non sarà trovare la velocità. Quella c’è già, eccome. Il vero passaggio sarà trasformarla in risultati più solidi, imparando a scegliere quando spingere al limite e quando invece lasciare quei pochi centimetri di margine che, sull’asfalto, possono fare tutta la differenza del mondo.

Fonte: Dirtfish
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