Neuville spinge per un WRC più vario: “Servono rally più lunghi e rally più corti”
Il nuovo format che verrà sperimentato al Rally Estonia piace al pilota Hyundai, convinto che il Mondiale abbia bisogno di eventi meno standardizzati e più imprevedibili.
Thierry Neuville apre alla sperimentazione. Il pilota belga di Hyundai Motorsport ha accolto positivamente la scelta di provare un format più compatto in occasione del prossimo Rally Estonia, in programma a luglio, dove il tradizionale programma di gara verrà accorciato di una giornata rispetto alla struttura abituale degli appuntamenti del Mondiale Rally.
Normalmente, i round del WRC iniziano il giovedì mattina con lo shakedown, seguito in serata da una breve prova spettacolo pensata soprattutto per il pubblico. Era stato così anche lo scorso anno in Estonia. In questa stagione, invece, l’azione scatterà direttamente il venerdì mattina con lo shakedown, prima degli impegni media e della partenza della prima prova speciale nel pomeriggio.
Di fatto, il rally verrà disputato nell’arco di poco più di due giorni. Nonostante il programma più breve, la distanza competitiva non subirà tagli significativi: l’evento estone conserverà infatti un chilometraggio superiore ai 300 chilometri cronometrati, rimanendo quindi in linea con gli standard sportivi richiesti dal campionato.
Un format più corto per contenere i costi
La decisione di eliminare una giornata dal programma nasce soprattutto dalla volontà di ridurre i costi per team ed equipaggi. Con il nuovo schema, i concorrenti potranno arrivare in Estonia un giorno più tardi, con risparmi importanti soprattutto per le strutture più grandi, che muovono personale, mezzi, materiali e logistica su scala decisamente impegnativa.
Neuville non ha nascosto il proprio favore verso questa direzione, sottolineando come non tutti gli eventi debbano necessariamente seguire lo stesso copione.
“Penso sia una buona idea”, ha spiegato il campione belga. “Credo che ci siano alcuni eventi durante l’anno in cui il format dovrebbe essere più corto”.
Secondo Neuville, il punto non è trasformare tutti i rally in gare compatte, ma trovare un equilibrio più interessante all’interno del calendario.
“L’ho detto molte volte: abbiamo bisogno di alcuni rally più lunghi e di altri più brevi. Serve un mix di itinerari differenti”.
Il problema della ripetitività
Il pilota Hyundai ha poi allargato il discorso alla struttura generale degli appuntamenti del WRC. A suo avviso, una maggiore varietà nei format potrebbe contribuire non solo a rendere le gare più sostenibili, ma anche più interessanti dal punto di vista sportivo e narrativo.
Neuville ha citato il Rally del Portogallo come esempio di una formula già diversa dal solito, con una prima giornata caratterizzata da un solo passaggio su molte prove speciali. Uno schema che verrà riproposto anche in Grecia, su strade tradizionalmente dure e selettive come quelle dell’Acropoli.
Il belga ha inoltre suggerito agli organizzatori di intervenire anche sull’ordine delle prove tra il giro del mattino e quello del pomeriggio, evitando di ripetere sempre la stessa sequenza.
“Anche questo aiuterebbe a creare storie”, ha osservato Neuville. “Perché se ogni rally e ogni giornata seguono sempre lo stesso schema, diventa noioso per noi e per gli spettatori”.
Più spettacolo per piloti e pubblico
Il tema, secondo Neuville, è chiaro: il WRC deve restare una disciplina capace di sorprendere. La sfida non riguarda solo il cronometro, ma anche il modo in cui un evento viene costruito, raccontato e vissuto da chi lo segue da casa o sulle prove speciali.
“Se è noioso per noi, potete immaginare quanto possa esserlo per loro”, ha aggiunto il pilota Hyundai riferendosi al pubblico.
La sperimentazione del Rally Estonia potrebbe quindi rappresentare un primo passo verso un Mondiale meno rigido e più dinamico, con eventi costruiti secondo logiche diverse a seconda del territorio, delle esigenze organizzative e del tipo di spettacolo che si vuole offrire.
Neuville, da parte sua, sembra convinto che questa sia una strada utile da percorrere. Non per cancellare la tradizione del WRC, ma per evitare che la tradizione diventi abitudine. E, nel rally, l’abitudine è spesso il primo nemico dello spettacolo.