TERRA! TERRA! L’America non è mai stata così vicina!
Dopo i recenti sopralluoghi di FIA e WRC Promoter, gli Stati Uniti proseguono spediti verso l'ingresso nel World Rally Champioship
• Moe: «Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles?»
• Noodles: «Sono andato a letto presto.»
Era il 1° giugno 1984 quando questa battuta entrava nella storia del cinema, incastonata per sempre dentro C’era una volta in America. Una risposta semplice, quasi disarmante, ma carica di tempo, attesa, occasioni mancate.
E forse il parallelo non è poi così distante. Perché mentre Noodles raccontava una vita rimasta in sospeso, il Mondiale Rally — negli stessi anni — iniziava lentamente ad allontanarsi proprio da quell’America che oggi torna a cercarlo. Oggi, quarantadue anni dopo, quel dialogo sembra parlare anche al WRC. Perché il rally, in fondo, negli Stati Uniti è rimasto lì: fermo, in attesa. Come se fosse andato “a dormire presto”.
Ora però qualcosa si muove davvero. E questo giugno potrebbe non essere solo un altro tentativo. Potrebbe essere l’inizio di una nuova storia. Non ancora leggenda. Ma, per la prima volta dopo tanto tempo, abbastanza concreta da poterci credere davvero.
WRC, l’America chiama davvero: il Rally USA convince, ma la strada è ancora lunga
Il sogno americano del Mondiale Rally non è mai stato così concreto. Dopo anni di tentativi, voci e progetti rimasti sulla carta, il Rally degli Stati Uniti ha superato uno dei passaggi chiave: la prova di candidatura davanti alla FIA e al promotore del WRC. E le prime impressioni, almeno a caldo, sono tutt’altro che tiepide.
Una settimana decisiva tra Tennessee e Kentucky
Dall’11 al 17 giugno, una delegazione composta da alti funzionari FIA e WRC Promoter ha esaminato da vicino l’evento, organizzato con il supporto di ACCUS (Automobile Competition Committee of the United States). Una full immersion tra parco assistenza, prove speciali e organizzazione, pensata per rispondere a una domanda precisa: gli Stati Uniti sono pronti per il WRC? A giudicare dalle parole di Emilia Abel, direttrice della divisione sport stradali FIA, la risposta è più vicina al sì che al forse:
“Quello che abbiamo visto è stato davvero, davvero, davvero positivo.”
Parole che pesano, soprattutto perché accompagnate da un dettaglio chiave: le aspettative iniziali non erano alte.
“Sono rimasta sorpresa dalla preparazione del team, dalla cura dei dettagli, dalla pianificazione già molto avanzata su comunicazione, coordinamento e aspetti medici”, ha aggiunto Abel.
Entusiasmo vero, non costruito
Non solo organizzazione. C’è un elemento che nel motorsport moderno fa spesso la differenza: il pubblico. Durante la visita, la delegazione FIA ha percepito qualcosa di fondamentale: l’interesse reale per il rally negli Stati Uniti.
“Ovunque andassimo, la gente ci fermava per chiedere se il WRC sarebbe arrivato davvero. È stato bello sentirsi i benvenuti.”
Un segnale che va oltre il semplice entusiasmo: indica un mercato potenzialmente enorme, ancora inesplorato.
Crews frena: “Non siamo nemmeno alla partenza”
Se da una parte la FIA apre, dall’altra il promotore dell’evento, Matt Crews, mantiene i piedi ben saldi a terra:
“Abbiamo fatto molto, ma non siamo ancora alla linea di partenza.”
Una frase che fotografa perfettamente la situazione: il Rally USA è promosso… ma non ancora ammesso. Il processo infatti è tutt’altro che concluso:
- debriefing interno FIA;
- analisi tecnica, medica e sportiva;
- confronto con ACCUS;
- decisione finale sul calendario.
L’obiettivo? Entrare nel WRC 2027.
Le prove speciali: il vero asso nella manica
Se l’organizzazione ha convinto, è sulle strade che il Rally USA sembra aver fatto davvero centro. Timo Rautiainen, due volte campione del mondo e delegato sportivo FIA, non ha usato mezzi termini:
“Sono diverse da qualsiasi altra tappa del campionato.”
Il mix è intrigante:
- tratti tecnici e tortuosi;
- sezioni più scorrevoli;
- porzioni veloci, ma non estreme come Finlandia o Estonia;
- fondo compatto, ghiaia battuta uniforme.
Tradotto: un rally unico nel panorama mondiale. Anche Marina Duñach, responsabile rally FIA, è convinta:
“Le strade sono molto emozionanti, penso che i piloti le adoreranno.”
Un evento diverso, in un mercato chiave
Il potenziale del Rally USA non è solo sportivo. Portare il WRC negli Stati Uniti significherebbe:
- entrare in un mercato mediatico gigantesco;
- aumentare visibilità globale;
- attrarre nuovi sponsor.
In un momento in cui il rally cerca di crescere e avvicinarsi — almeno in parte — ai numeri della Formula 1, l’America è una tappa quasi obbligata.
La vera domanda: quando arriverà il via libera?
Il processo ora entra nella fase più politica e decisionale. La FIA continuerà a lavorare con promotore e organizzatori per limare i dettagli:
“Nei prossimi mesi il lavoro proseguirà e, si spera, vedremo il Rally degli Stati Uniti nel calendario”, ha spiegato Abel.
Crews sorride, ma guarda già avanti:
“Quando arriverà la conferma definitiva, allora il conto alla rovescia inizierà davvero.”
Conclusione: occasione irripetibile
Il Rally USA non è ancora nel WRC. Ma per la prima volta dopo decenni (l’ultima presenza risale al 1988 con la vittoria di Miki Biasion su Lancia Delta Integrale), non sembra più un’ipotesi lontana. E forse è proprio questo il punto: non è più una questione di “se”, ma di “quando”.
Il Rally USA non è più una suggestione. È un progetto concreto, organizzato, credibile. E soprattutto guidato da una convinzione chiara, forte, quasi dichiarata: Make America Great Again! Non come slogan politico, ma come direzione, come intento, come ambizione sportiva.


