Nostalgia canaglia

Anche l'età media dei tifosi di rally è sempre più alta: ma per quale motivo?

Il rally RACC di Spagna una settimana fa, con la strepitosa vittoria assoluta di Loeb, che tutti abbiamo ammirato, ma anche con la vittoria del nostro Brazzoli nel mondiale WRC3.

Sebastian Loeb, classe 1974, Enrico Brazzoli, classe 1965. Si del ’65 come Paolo Andreucci, “fresco” campione per la undicesima volta del campionato italiano.

Questo non vuol dire che non sia cambiato niente… anzi, è cambiato tutto! Le macchine, la maggior parte dei piloti, le gare, sempre più sprint, e la copertura televisiva, finalmente all’altezza delle aspettative degli appassionati.

Quello che non è cambiato è la scarsa copertura mediatica (i quotidiani continuano a snobbare i rally) e, per quanto vedo sui campi di gara, la maggior parte degli spettatori, con uno scarso ricambio generazionale.

Non parlo degli spettatori occasionali, che si vedono passare un rally quasi sotto casa e vanno per curiosità, parlo dei veri appassionati, lo zoccolo duro dei rally, quelli che fanno 200km per vedere una ronde (o per un test).

La mia impressione è che l’età media dell’appassionato si sia alzata, e mi sono iniziato a chiedere perché.

Sarà perché mancano piloti italiani nel WRC? Può darsi, ma noi sappiamo adottare qualsiasi pilota, basta vedere quanto calore c’è in Italia per Tanak, che pure viene da un paese quasi sconosciuto, per cui non può essere questo.

Allora ho pensato a quando io mi sono iniziato a interessare di rally, e quando l’interesse è diventato passione vera, e forse ho trovato una risposta alla mia domanda: le automobili!

No, non parlo delle auto da gara, ma di quelle stradali. “Ai miei tempi”, frase che mi fa sentire irrimediabilmente vecchio, tutte le auto che vedevi sui campi di gara avevano una versione stradale (necessaria per l’omologazione nei vari gruppi B, A o N). Ogni auto aveva una versione sportiva, e la maggior parte di queste avevano una fiche di omologazione che consentiva di trasformarle in auto da gara.

Questo aveva un risultato dirompente, in quanto chiunque di noi poteva guidare, portafoglio permettendo, una Delta Integrale, una Escort Cosworth o un Impreza WRX. Chi era meno facoltoso poteva orientarsi su un Clio 16v o una qualsiasi Peugeot siglata GTI o Rallye. Potrei andare avanti, citare decine di modelli, ma credo che il concetto sia chiaro.

Si correva con tutto (vi ricordate le Peugeot 405 Mi16??) e questo tutto aveva una corrispondente versione stradale con la quale l’appassionato si poteva immedesimare nel suo campione preferito e ripercorrere le stesse strade (a volte con risultati disastrosi, lo ammetto).

Ecco, la somiglianza e la vicinanza dei mezzi, secondo me, avvicinava anche le persone al nostro sport, e le faceva innamorare. Adesso questo non c’è più. Da quando i gruppi sono stati sostituiti dalle classi, questo punto di contatto è saltato.

Tutte le classi presentano automobili che nella realtà non sono guidabili su strada. Prendiamo una Peugeot 208 R2, a cosa potrei paragonarla? A niente, perché, anche rispetto a una GTI, motore, allestimento e molto altro sono diversi. Altra cosa sarebbe stata se la casa del leone avesse introdotto una 208 rallye, 1.6 aspirato e con una bella erogazione appuntita, allestimento minimo, pronta per essere, volendo, convertita nella versione corsaiola.

Evidentemente, le norme di sicurezza e quelle anti inquinamento rendono più difficile la realizzazione di un’automobile di questo tipo, cosi come i vari esperti di marketing, che puntano più ai giovani con il risvoltino piuttosto che agli sportivi, ne frenerebbero la commercializzazione.

Di tutto questo ne ho anche le prove, visto che molto spesso, i giovani appassionati di rally, parlo di quelli nati dagli anni novanta in poi, appena possono si comprano una delle macchine che ho descritto sopra, scomode, con pochi accessori, costose nella manutenzione e senza aiuti alla guida, ma che regalano emozioni anche quando le guidi a 50 km/h.

Allora voglio lanciare un appello a tutte le case automobilistiche: ridateci la possibilità di guidare auto che ci facciano sognare di essere campioni di rally, meno guida assistita, e più 4wd, meno motori 1.0 turbo, e più utilitarie con motoroni esagerati! Meno macchine da risvoltino e più scarichi liberi, che ti permettano di riconoscere l’auto senza vederla.

Perché sappiate che all’aperitivo davanti al locale più “cool” della città nessun uomo si girerà per un SUV da 100.000 euro, ma tutti si gireranno per una Deltona!

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