Intervista a Vittorio Caneva: "Non avevo una lira ma tanta passione e determinazione"

vittorio caneva

Grande orgoglio ed onore nell’avere ai nostri microfoni un’istituzione dei rally italiani Vittorio Caneva. Non pensiamo servano troppe presentazioni per lui che da oltre 30 anni scrive pagine importanti per i rally italiani, prima come pilota e poi come insegnante nella sua “Vittorio Caneva Rally School“. Ci siamo concessi il lusso di parlare con lui di rally attuali e passati, parlando di alcuni dei nomi più importanti passati dai suoi saggi insegnamenti. Spazio dunque alle domande.

Da grande uomo di rally che ha visto l’evoluzione di questo sport nel corso degli anni pensi fosse meglio una volta o che il bello di questo sport sia sempre quello che sta per arrivare?

Spero che per grande intendi i miei 1,95 cm per 110kg per il resto ho fatto tutto quello che la passione mi ha fatto fare.
La domanda che tu mi poni è ormai una domanda classica: era meglio una volta o adesso? Qui ci sono delle fazioni abbastanza agguerrite che si combattono a suon di “ho ragione io”. Certo ho avuto la fortuna di vedere dalla Fulvia di Munari alla Yaris wrc e onestamente le differenze sono abissali. Il pubblico e il ritorno media di “una volta” non hanno paragone con quelli odierni e nemmeno gli investimenti delle case, adesso possiamo dire che rispetto ad allora tiriamo a campare. Se vuoi correre devi pagare molti soldi, le gare durano un attimo e il problema più grosso è nello scarso interesse dei media che non fanno arrivare finanziamenti ai Team da parte degli sponsor.

WRC rivoluzionato nel nome degli estremismi e dell’evoluzione. Qual è il tuo pensiero in merito, dopo aver visto due gare di questo campionato? è stata imboccata la strada giusta per riportare attenzione e i necessari introiti al massimo campionato?

La mia risposta è abbastanza caustica: è inutile fare dei mostri per poi mettere balle di paglia dappertutto per rallentarli, farli costare una fortuna se poi non ci sono case disposte ad investire. Ci si trova sempre in quattro gatti a correre e i quattro gatti non piacciono al pubblico specialmente se a vincere poi è sempre lo stesso.

Questione CIR: a poco tempo dalla partenza tutto pare fermo, immobile. Come lo vedi il nostro campionato? Secondo te perché uno dei campionati nazionali più competitivi (a detta di tutti gli operatori del settore) fa così tanta fatica a decollare e tornare ai fasti di un tempo?

Beh intanto mi piacerebbe sapere cosa pensano realmente gli addetti al settore da te nominati, probabilmente non vedono abbastanza obiettivamente il problema. Il CIR è vittima di alcuni regolamenti mal fatti che ne scoraggiano la partecipazione ai piloti. Ci sono più campionati e coppe nel CIR che in tutta Europa messa insieme e non solo ma, chi vince uno di questi campionati/coppe si prende una bella stretta di mano e amici come prima. Personalmente preferisco l’IRC che ha una formula di percorso molto più interessante e anche un montepremi, cosa che ai privati (che sono quelli che tengono in piedi la giostra) non fa mai male. Riguardo al CIR per fare 145 km di gara la potrebbero fare tutta in un giorno, tirata e con una selezione importante. Forse la gente si interesserebbe di più, a me vedere tre prove ripetute due volte per uno spaventoso totale di 70 km con parco e riordino eterno in mezzo mi fa venire la paranoia, poi tutti a letto presto e l’indomani altrettanto, con due classifiche che però diventano una, ma che non serve a nulla perché i punti son dati un giorno si e uno anche…. e alla fine non capisci chi ha vinto la gara chi ha preso i punti e perché. Il rally deve essere uno sport per tutti non per esperti di algebra. Meno regole ma più efficaci.

Da ormai diversi anni ti occupi di “allevare” le nuove leve con la tua Rally School. Di quale percorso vai particolarmente orgoglioso? E quali nomi ti senti di fare per il futuro?

Ormai sono 30 anni che faccio questo e ne ho visti tanti anzi tantissimi, grande orgoglio avere avuto gente come Ostberg, Mikkelsen, Meeke, Evans e tanti altri. Aver vinto 14 titoli mondiali in 15 anni, 8 europei e una miriade di campionati nazionali, mi rende molto appagato del mio lavoro e mi ha dato le soddisfazioni che non sono riuscito ad avere quando correvo. Mi spiace molto non essermi potuto accordare con la federazione italiana per poter continuare il mio lavoro con il loro patrocinio. Questioni politiche e di gelosie alle quali non sono interessato a partecipare e nemmeno a commentare.
Per il futuro di ragazzi validi ce ne sono tantissimi, da Andolfi (che è stato qui due volte) a Pollara (grande talento) e a tanti altri. Tra gli stranieri tifo sempre Suninen che ho portato avanti e spinto quando nessuno sapeva chi fosse, poi Tidemand, Lappi e molti altri, sarebbe brutto nominarne 10 quando ne penso 20 o 30.

Infine una domanda su di te e suoi tuoi anni da pilota. Se ripensi alla tua carriera, quale momento vorresti rivivere per poterlo godere ancora un po’?

Nella mia carriera ci sono 4 fasi. In alcune vorrei tornare indietro per dare due pugni in faccia a qualcuno, in alcun’altra vorrei tornare per non rifare degli errori di gioventù che potevo non fare. Le migliori stagioni furono ’82 e ’83 quando con la Visa riuscii a fare delle belle gare. Il mio più grosso problema di quei tempi? Non avere una Lira ma avevo tanta determinazione e passione, purtroppo fu sufficiente solo per arrivare fino ad un certo punto e non oltre.

Grazie mille!

Grazie a voi!

Chiudiamo con un bel camera car di Vittorio di qualche anno fa al Prealpi Master Show:

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