30 anni fa, il record di Rohrl e dell'Audi S1 alla Pikes Peak

L’11 luglio è una data molto importante per lo sport. La maggior parte degli appassionati associa questo giorno alla vittoria dell’Italia nei mondiali di calcio del 1982, ma anche nel mondo dei motori accadde una cosa altrettanto storica.

Era il 1987. L’anno zero per eccellenza nel mondo dei rally, la prima stagione corsa con le vetture gruppo A dopo l’abolizione dei “mostri” denominati Gruppo B. Un cambiamento dettato dalle prestazione disumane raggiunte da quei mezzi, principali protagonisti di numerosi incidenti mortali. Ma dalle parti del Colorado, negli Stati Uniti, c’è una gara che ha sempre fatto eccezione alle norme regolamentari sottoposte a tutte le altre competizioni.

Stiamo parlando nientemeno che della Pikes Peak, leggendaria cronoscalata disputata sin dalle sue origini sui 4301 metri di altitudine dell’omonima montagna. E fu lungo quei 19.974 chilometri di strada sterrata misto asfalto che venne compiuta la grande impresa di Walter Rohrl.

Campione del mondo rally nel 1980 e 1982, il tedesco si presentò a quell’edizione della pazza gara statunitense al volante di un altrettanto folle Audi S1, vettura con cui ha conquistato l’ultima vittoria nel mondiale rally al Sanremo del 1986. Ma quell’esemplare della casa dei quattro anelli, seppur spinto fino all’esasperazione dal punto di vista prestazionale, nulla aveva a che vedere con il modello assemblato appositamente per la Pikes Peak. 600 cavalli per 590 Nm di coppia su 1000 chilogrammi di peso, il tutto condito da appendici aerodinamiche tali da sminuire una qualsiasi vettura da pista.

Erano questi gli ingredienti dell’incredibile mezzo con cui Rohrl prese parte a quell’edizione 1987. “La S1 più pazza” come definita dallo stesso Walter. Il quale, dal canto suo, si presentò in Colorado privo della minima esperienza solo cinque giorni prima l’inizio delle ostilità mentre i rivali della Peugeot, capitanati da Ari Vatanen, avevano iniziato i test già alcune settimane prima. Senza nessun punto di riferimento, la strada della Pikes Peak è capace di trarre in inganno qualsiasi pilota, figuriamoci uno alle prime esperienze con la temibile montagna.

Con l’aiuto della moglie, Rohrl si affidò ad un metodo simile a quello usato nei rally per imparare i nomi delle curve, 156 per la precisione. Le quali nessuno, prima di quell’edizione della salita che si corre dal 1916, era riuscito ad affrontarle sotto il muro degli undici minuti. Prima di quel 1987, appunto.

Il giorno della gara, Walter Rohrl e l’Audi S1 Pikes Peak percorrono i quasi 20 chilometri della cronoscalata con gli enormi alettoni a tenere schiacciata a terra la potenza emessa dal cinque cilindri turbo. Che come su un circuito, si sono rivelati fondamentali per garantire la perfetta aerodinamica alla vettura.

“Avevo la sensazione di non commettere errori, stavo cercando la perfezione totale”. Basta questa dichiarazione di Rohrl a spiegare il 10:47.850 che i cronometristi si sono trovati davanti agli occhi in cima alla “montagna delle montagne”; ben venti secondi in meno rispetto al tempo di un anno prima messo a segno da Bobby Unser. E Vatanen? Il pilota Peugeot dopo circa metà salita si trovò alle prese con un calo di pressione dell’olio che non gli impedì comunque di stampare un 10:54.830. Sempre sotto il muro degli undici minuti, ma superiore per una manciata di secondi al nuovo tempo record di Walter Rohrl e dell’Audi S1 che, grazie a quella strepitosa vittoria, divennero subito un mito non solo della Pikes Peak, ma dell’intero mondo delle corse.

Con il passare degli anni, l’evoluzione delle vetture e l’eliminazione dei tratti sterrati ha portato ad un inevitabile abbassamento dei tempi di percorrenza. Ma l’impresa di Walter Rohrl avrà per sempre un posto speciale nella storia del motorsport.

Per assaporare sprazzi di quella incredibile corsa, gustatevi il video qui sotto. Buona visione!

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