Gruppo B: luoghi comuni e miti da sfatare sulle storiche macchine da rally

Da sempre sono il metro di riferimento nei rally ma, viene detta sempre la verità quando si parla di loro?

Nei diversi scontri tra generazioni di appassionati di rally il metro di riferimento è da sempre il Gruppo B. Un po’ per la grande rivoluzione portata da quel tipo di vetture ed un po’ per il “mito” che la loro esclusione improvvisa ha generato. Una sorta di leggenda a cui si è rimasti fortemente legati, spesso senza offrire alcun tipo di possibilità alle categorie venute in seguito.

Eppure Gruppo A prima, WRC a seguire e ora le ultime “plus” hanno offerto grandissime vetture e tanto spettacolo per gli appassionati di rally ma per alcuni niente pare reggere il confronto.

Proviamo allora a fare un po’ di chiarezza, prima che mi rispondiate nuovamente che “WRC is for Boys, Group B was for men”

Le Gruppo B erano molto più veloci delle attuali WRC

Sicuramente erano molto più potenti, soprattutto in termini di rapporto peso/potenza e anche il dato sulla velocità di punta dice che effettivamente erano più veloci.

Ad esempio, per la Lancia Delta S4 (per cui si dichiararono 480 CV al momento del lancio) troviamo dichiarata una velocità massimo di 230 km/h mentre per la Toyota Yaris WRC  (380 cavalli dichiarati) troviamo i 201 km/h come velocità massima raggiungibile dichiarata.

Quello che però non emerge praticamente mai è che in termini di inserimento in curva, di percorrenza e di telaio non si trattava di macchine facili da gestire, che spesso risultavano particolarmente imprecise proprio per effetto dell’enorme potenza a disposizione.

Inoltre, ai tempi, le tecnologie in termini di sospensioni, pneumatici, assi, freni e aerodinamiche non erano sicuramente evoluti come quelle moderne.

Quindi, è certamente vero che erano più veloci ma sicuramente meno performanti nel complesso equilibrio che una macchina da rally richiede per essere veloce.

Abbiamo provato a cercare una comparazione di prova speciale ma per differenze chilometriche non ci è stato possibile eseguire quello che sarebbe stato “il confronto perfetto”: quello del cronometro.

I piloti attuali non sarebbero mai in grado di guidare una Gruppo B

Va beh, qui siamo proprio al luogo comune dei luoghi comuni, spesso associato a: “adesso guidano forte perché le macchine sono piene di elettronica che li aiuta”.

Chiaramente la tecnologia ha fatto passi da gigante ed oggi qualche difficoltà in meno sicuramente c’è ma per capire se i piloti moderni sono in grado di guidare “uno di quei mostri” basta fare una velocissima ricerca su Youtube e lasciar parlare le immagini.

Quando c’erano i Gruppo B i rally erano più seguiti

Anche qui mancano riscontri e il rischio di sconfinare nella leggenda è dietro l’angolo. Sicuramente i rally hanno vissuto anni molto difficili negli ultimi anni mentre nel periodo delle Gruppo B si era in pieno boom economico e con molte più risorse. Tuttavia la mera comparazione di immagini di quel tempo con il seguito delle gare moderne rientrano nel campo delle congetture.

Epoche diverse, con tutti i pregi e i limiti del caso ma, i numeri che oggi si possono raccontare sulle gare raccontano una passione ancora viva ed attiva che non ha senso paragonare con quella di un tempo diverso in cui l’unico modo per seguire un rally era recarsi in speciale.

Facciamo un esempio semplice partendo da una foto che circola in rete da un po’ di tempo: l’immagine punta a mostrare tantissime persone a bordo strada che via via diminuiscono fino alla nostra epoca. Il nostro video sulla Fafe 2019 (e il relativo boato del pubblico) raccontano che la realtà è molto diversa. La gente c’è ed è tantissima ma viene tenuta semplicemente più lontana per ragioni di sicurezza.

Le attuali WRC Plus sono “pericolose” come le Gruppo B

Quando è stato cambiato il regolamento per avviare una nuova era di vetture di categoria WRC basate su molta più libertà in termini di innovazione ed evoluzione, si erano alzate tantissime voci a gridare al pericolo. Immediato il paragone e il ritorno del pensiero ai tempi delle Gruppo B con tutte le tragedie ad esse collegate.

Naturalmente quando si parla in questo modo non si tiene conto dei progressi fatti in termini di sicurezza, sia dal punto di vista tecnico che regolamentare. Pensiamo alle protezioni di cui dispongono i piloti oggigiorno, unite a rollbar e tecnologie che naturalmente non possono azzerare le possibilità di incidente grave o mortale ma, mettono le vetture moderne su un piano completamente diverso in termini di sicurezza rispetto alle Gruppo B. E le statistiche impietose in termini di incidenti mortali che raccontano il Gruppo B non sono di certo paragonabili (fortunatamente) con i rally dei giorni nostri.

Un esempio: questa è la C3 di Meeke – Nagle al Rally di Portogallo 2018. Uscita a fortissima velocità e plurimbalzo in mezzo agli alberi. L’equipaggio è uscito illeso dalla vettura. Chiaramente c’è una buona dose di fortuna ma il dato di fatto è che ogni cosa ha funzionato come avrebbe dovuto. Lo stesso si può dire anche del clamoroso crash di Neuville in Chile qualche mese fa.

Quindi, per concludere, cosa possiamo dire dell’eterna rivalità tra Gruppo B e qualunque altra categoria di rally?

Che esisterà sempre, nella totale conservazione di un mito che c’è stato e che sicuramente va preservato.

Ma questo non deve togliere i meriti a quel che ora c’è e a quel che verrà, che sarà sicuramente pensato per emozionare ed appassionare sempre più pubblico. Ognuno nel suo tempo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *