Valstagna, l’università del rally - Luoghi di Rally

Andiamo a rivivere uno dei tanti luoghi che hanno scritto la storia dei rally

Un nuovo racconto va ad arricchire la rubrica che raccoglie i luoghi più famosi che i rally hanno percorso nella Penisola.

Non scopriamo di certo noi il fascino dell’Italia e dei suoi panorami. Quello che vogliamo da questa nuova rubrica “Luoghi di Rally” è farvi scoprire (o riscoprire) luoghi all’apparenza non troppo famosi ma che per i rally hanno un significato importante. Posti, vicoli, curve e passaggi in cui si sono scritte pagine importanti e in cui ancora oggi (talvolta) si corre e dove ogni giorno si continua a respirare rallismo, storia e passione.

Dopo la curva a gomito senese di Chiusdino e i molteplici tornanti liguri di Bajardo, per la terza puntata ci spostiamo a Nordest per l’esame accademico della salita di Valstagna. Il comune affossato nella Valle del fiume Brenta famoso per essere terreno prelibato per il kayaking e la canoa, è diventato l’orgoglio del rallismo veneto: “il Turini del Triveneto” è stato terreno di sfida prima del S. Martino di Castrozza, Campagnolo, Prealpi Venete e persino dell’Alpi Orientali, ed oggi del Città di Bassano, meglio conosciuto come il “Mundialito” regionale: il paese con 1200 abitanti ogni anno subisce l’invasione pacifica di migliaia di appassionati che vanno ad assieparsi a piedi lungo la decina di chilometri che dalla periferia portano a Foza.

Valstagna: la storia

Ora che è stato accorpato con altre frazioni limitrofe, Valstagna conta di 1.200 abitanti. Wikipedia la presenta così:

Valstagna è ora frazione del comune di Valbrenta assieme a Campolongo sul Brenta, Cismon del Grappa e San Nazario.

Il paese trae il nome dalla val Stagna che si apre sul canale del Brenta in corrispondenza dell’abitato e risale verso nordovest sino a diramarsi nella val Frenzela (diretta a Gallio) e nella val Vecchia (che raggiunge Foza).

Sull’origine del toponimo sono state presentate varie ipotesi. La più immediata, ma anche meno convincente, lo vorrebbe derivato dal latino vallis stagna “valle stagnante”: in epoca imprecisata, una frana si sarebbe staccata dalla montagna Lora, bloccando il corso del Brenta e formando un lago di acqua stagnante. Di questo evento non si ha però alcuna notizia storica, inoltre il corso del torrente Valstagna che ridiscende la valle è quasi sempre asciutto, privo di zone acquitrinose.

Non si può escludere una relazione con stagno, il metallo di cui forse esisteva qualche giacimento in zona (la quale fu effettivamente battuta dai minatori per le sue riserve di alabastro). Oppure, potrebbe richiamare una voce dell’antico vicentino che significa “duro” (sempre in relazione con stagno, elemento che unisce e solidifica).

Come si può rilevare dallo stemma settecentesco dell’ex Comune, il paese fu in passato porto fluviale e commerciale dei Sette Comuni vicentini e piazza di mercato e di approvvigionamento alimentare dell’Altopiano. Infatti il legame tra Valstagna e l’Altopiano dei Sette Comuni è stato sempre molto forte: un tempo essa apparteneva al territorio dell’antica Federazione dei Sette Comuni come “Contrada Unita”

La Repubblica di Venezia favorì la crescita economica e sociale di Valstagna con esenzioni tributarie e privilegi fiscali. Il paese, facendo parte della Federazione dei Sette Comuni, era considerato come figlio fedelissimo di San Marco nella difesa dei confini, pronto sia in pace che in guerra a sostenere il dominio veneziano oltre che con il sangue dei suoi uomini, con i legnami e il carbone delle sue montagne. Fra i numerosi privilegi della Serenissima, Valstagna, ad un certo punto della sua storia, ne vantò uno molto importante: quello di poter coltivare, prima contrada in Valle, il tabacco. La coltivazione di questa pianta, importata in valle nel XVII secolo dai monaci di Campese, ne trasformò un po’ alla volta l’intero, aspro paesaggio, umanizzandolo con quei scenografici terrazzamenti a gradinate, che, partendo da sotto le rocce della montagna, scendono giù, ora più ripidi ora più distesi, sino al Brenta. La durezza della coltivazione del tabacco sui terrazzamenti è descritta nel documentario Fazzoletti di terra (1963) del regista Giuseppe Taffarel. Oggi un itinerario, denominato Alta via del tabacco, permette di percorrere alcune zone ove si coltivava questa pianta.

Dopo aver raggiunto nel Settecento l’apice dello sviluppo civile, di cui fanno fede ancor oggi i numerosi edifici urbani della piazza e della riviera del fiume Brenta, salvati dalle alluvioni e dalle distruzioni belliche, il paese a partire dall’Ottocento, in seguito alla scomparsa della Repubblica Veneta e alle varie calamità naturali ed economiche di quel secolo, cominciò a dar segni di declino. È noto il comportamento patriottico della sua popolazione, dimostrato soprattutto nella Grande guerra del 1915-18, e negli anni seguenti del profugato e della ricostruzione.

Valstagna nei rally: gli albori del mito

Il battesimo del fuoco per la salita vicentina avviene con il Rallye S. Martino di Castrozza: assieme a Manghen, Valnevera, Passo Cereda, Monte Grappa, viene inserita questa lingua sterrata che dall’abitato si inerpica aggrappata alla roccia per 20 tornanti fino a Foza per quasi 15 chilometri.

Nata come mulattiera, nel 1916 durante la Prima Guerra mondiale l’Esercito italiano decide di ampliare la sede stradale e permetterle così di essere percorsa dai mezzi. Solo nel 1961 venero iniziati dei lavori di asfaltatura neitratti finali della salita, verso il versante dell’Altopiano di Asiago.

Sono gli anni del rally montano tra i più duri della Penisola, nato nel 1964 dalla mente dell’avvocato veneziano Luigi Stochino per prolungare la stagione turistica del paese trentino: è linizio del mito. Folle di ragazzi appassionati a questa nuova forma di automobilismo si posizionano con grande anticipo sulle rocce a strapiombo ai bordi della strada; aggiudicarsi il posto migliore significa gustare appieno il mix principale del rallysmo di quegli anni: sterrato, notte e condizioni atmosferiche al limite.

Le prime edizioni disputate fanno entrare la PS nel cuore dei fans locali: è l’eroismo rallystico degli equipaggi di allora che fa scatenare l’entusiasmo. Un’episodio su tutti passa alla storia; duarnte il primo pasaggio del 1971, Arnaldo Cavallari (il pilota che fece debuttare il “DragoSandro Munari come copilota) ed il suo navigatore Gianti Simoni stanno percorrendo la salita quando si trancia il cavo dell’acceleratore: il ‘coequipier’ Simoni, come si usava appellare il ruolo del sedile di destra, scende per cercare di capire come rimediare all’incoveniente; non è possibile usare scotch americano e così la decisione più folle è presa: “Dai accelero io a mano!”. La foto di Gianti dentro al vano motore della Lancia Fulvia HF che con una mano aziona il gas e con l’altra tiene il cofano resta impressa nelle menti di tutti I presenti mentre incitano il bolide a continuare la scalata. A fine prova, all’assistenza volante, il risultato di tale impresa: Gianti ha il maglione completamente inzuppato dal sangue che il cofano gli ha causato sbattendo sulla testa. La leggenda cresce ancora.

Gianti Simoni all’interno del cofano della Lancia Fulvia HF mentre Arnaldo Cavallari fa uscire la berlinetta da un tornante di Valstagna. “Acceleratore umano” titolarono le cronache dell’epoca. Copyright: Ps Valstagna

Quando il fondo catramato ricopre per intero la lunghezza della Strada Pronvinciale 73 il rally dolomitico è solamente un ricordo: dopo essere stato inserito nel Campionato Europeo fino al 1977, la soffocante burocrazia ed il defilarsi di Stochino alla guida della gara ne determinano la morte. Poco meno di dieci anni dopo, però, la scintila si riaccende quando un navigatore vicentino mette a punto la prima ed unica tappa del ‘Mondiale Veneto’: Loris Roggia crea il Rally Città di Bassano prima di ridare vita al Rally S. Martino. Coincidenze? Chi lo sa. Di sicuro c’è il successo di cui il compianto navigatore fa ammantare le sue due creature: oltre a loro, infatti, anche l’Adriatico ad il S. Marino hanno avuto la sua “zampata”.

Oggi la prova speciale è ancora parte del Rally di Bassano e la troviamo in questa configurazione e lunghezza. Inoltre viene utilizzata daVittorio Caneva che qui porta a scuola i primi 8 del mondo del WRC+ attuale (Suninen il più recente ma anche Meeke, Lappi, Latvala…)

L’epopea del “Bassano”: ‘Lucky’ e Battaglin

Con la gara vicentina la prova assume una nuova conformazione: la discesa rimpiazza la salita in alcune edizioni della boucle bassanese con conseguente preoccupazione ulteriore dei piloti iscritti. Sono gli anni di ‘Lucky’, Battaglin, Corradin, Dalla Pozza, Bossini, Gasparotto, Spagolla, … Tutti ‘piedi pesanti’ che infiammano il pubblico assiepato lungo i guard-rail installati negli anni.

Ma perchè una prova, oltre tutto in salita, è tutt’oggi temuta dai piloti? Lo abbiamo chiesto ai due piloti che hanno trionfato più volte nella gara di Bassano: Luigi BattistolliLucky’ ed Alessandro Battaglin.

Luigi Battistolli è stato uno dei tanti piloti veneti che ha mosso i primi passi proprio nelle speciali del S. Martino di Castrozza a fine anni Settanta: sono gli ‘anni di piombo’ del terrosismo nero e rosso in Italia ed per impiantare una ditta di trasporto valori bisogna essere fortunati e veloci. Come Lucky Luke, il personaggio dei fumetti. ‘Lucky’, “Più veloce della sua ombra”.

La prova speciale di Valstagna evoca un periodo molto importante della storia dello sport automobilistico. Forse il periodo più romantico dei rally, un periodo dove campioni di ogni parte d’Italia e d’Europa si disputavano la vittoria delle gare più belle del triveneto e forse del nostro paese. Era facile trovare durante le notti aspiranti piloti che con auto di ogni genere cercavano di impratichirsi su una strada sterrata molto sinuosa protetta da paracarri che non avrebbero mai frenato la corsa nel vuoto nel caso in cui un’auto fosse uscita di strada. Ricordo le notti di gara ai margini della strada quando centinaia di appassionati si prendevano non pochi rischi per vedere il passaggio dei loro beniamini.

Nella foto Lucky su Subaru nella leggendaria vittoria su Battaglin per 0.1”

Ricordo le sciabolate dei fari che fendevano il buio o cercavano di farsi spazio nella polvere delle auto che precedevano. Una delle più tecniche, più selettive, più amate più temute prove speciali dei rally. Poi venne l’asfalto. Non cambiò le difficoltà che la prova aveva insita nelle sue caratteristiche ritenute uniche, tanto che fu consacrata quale “università del rally”. È una prova che mette alla frusta i cavalli delle auto da rally, quindi, soprattutto quando percorsa in salita, non è una prova esclusivamente di abilità ma di potenza. Questo da quando un nastro d’asfalto con un grip molto efficace protetto da un guard rail ben ancorato ai margini della strada ha fatto la sua comparsa. Ho percorso questa strada molte volte, sicuramente più in gara che nelle ricognizioni, come tanti piloti l’amo.

L’amo a tal punto che ho cercato più volte, alcune con successo, di percorrerla in discesa. Infatti in discesa questa prova speciale esalta le doti di guida di tutti i piloti, anche coloro che non dispongono di una vettura ultra potente. Purtroppo condivisibili preoccupazioni per la sicurezza hanno indotto gli organizzatori di preferire la prova nel senso tradizionale: in salita. Non cambia certamente la bellezza, ne il contesto che fa da cornice alla sua bellezza, Valstagna rimane e rimarrà sempre nei cuori dei piloti rallisti veneti, e non solo. Io, in modo particolare, ho vissuto molte sfide in questa strada, non sempre vincenti per il valore di alcuni piloti bene della mia provincia, Battaglin su tutti, che in più occasioni mi ha fatto soffrire. Altre volte hanno sofferto loro la generosità della mia guida, soprattutto, e direi ogni volta, che la prova speciale fu percorsa in discesa. Inutile ricordare che tutti i piloti migliori del nostro paese sono stati attori su su questo palcoscenico che ha dell’incredibile. Cito il mio collega, amico, grandissimo pilota Miki Biasion, due volte campione del mondo, non certamente per caso, ma per una immensa bravura. Non dimentico certo Sandro Munari, idolo di tutti i piloti dei miei tempi. Grazie alle sue gesta si è
avvicinata ai rally una intera generazione di appassionati ed i campioni.

Alessandro Battaglin, marosticense doc meglio notto come il ‘Rosso Volante’, dai primi anni Novanta per 10 volte (sfumata l’11° trionfo nel 2014 quando vinse quasi tutte le PS, per un guasto all’alternatore) è stato mattatore della bouclè bassanese (record tutt’ora imbattuto): unico inoltre a firmare l’albo doro per 4 e 3 volte consecutive. Oltretutto è un amante della Valstagna che erge a simbolo della competizione settembrina ma anche di tutto il Veneto rallystico:

“E’ una prova completa: si trova il tratto lento, quello tecnico ma anche il veloce, come nella parte bassa, all’nizio. E’ un tratto cronometrato da fare ‘ragionato’, quasi come si corresse in pista o in una cronoscalata: sbagliare una traiettoria significa perdere parecchi secondi perché ci si porta dietro l’errore per parecchie curve. In gara si raggiungono delle discrete velocità, anche se la strada è molto stretta: basta salire in un giorno qualsiasi e se trovi una macchina che arriva dal senso opposto uno dei due conducenti deve accostare per poter procedere.

Alessandro Battaglin e Gianni Marchi con la Ford Focus della Errepi Racing al tornante dell'”Osteria Piangrande”: siamo nel 2010 è sarà l’ultima vittoria del ‘Rosso Volante’ a Bassano | Copyright: Fotosport

In realtà l’ho sempre vissuta come pilota: purtroppo mi sono perso gli anni in cui la PS era sterrata; dev’essere stato qualcosa di spettacolare quando ai tempi si correva con le attuali auto storiche. L’effetto di ‘contorno’ è sicuramente notevole per i numerosi spettatori veneti: tunnel scavati nella roccia, le fiammate delle auto in scalata nei passaggi notturni. Quando i passaggi di ricognizione erano liberi, nelle settimane precedenti c’era la ‘gara nella gara’: la gente si radunava nella valle per seguirci anche in quelle serate. Nel giorno di gara poi, sembra di essere allo stadio: da alcuni punti in basso si possono seguire le auto per lunghi tratti assieme all’eco dei motori; poter guidare un’auto da corsa in quello scenario è il massimo.

Personalmente mi piacciono entrambe le versioni, sia in salita che in discesa: tra l’altro è curioso che ci si impieghi meno tempo nel salire che nello scendere; la ‘scalata’ è meno impegnativa perché, soprattutto con le classi minori, i freni sono sempre alla frusta. La versione classica, però, resta comunque quella che porta le auto in cima all’Altopiano partendo appena fuori dell’abitato.

Dopo il ritiro allo Scorzè, sto chiudendo il budget per cercare di essere della partita proprio al Bassano con una WRC”

Ora non resta che viverla questa prova: se avete 9 minuti, 1 secondo e 7 decimi di tempo salite sulla mitica Peugeot 306 Maxi e fatevi portare in cima da Massimiliano Meneghetti ed Alessio Angeli!

Se hai qualche immagine, video o aneddoto legato a Valstagna segnalacelo nei commenti o sui social e saremo felici di integrare questo articolo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *