Skip to content Skip to sidebar Skip to footer
Tempo

11 MIN

Che cos’è per te la Dakar? Speciale intervista ai piloti italiani

Abbiamo chiesto a 7 piloti italiani partecipanti alla Dakar cosa significa per loro correre una competizione come questa.

L’essere umano è un animale, nel tempo però, in alcuni di noi, la natura istintiva, avventurosa e aleatoria è andata ad assopirsi. Dico “in alcuni di noi” perché fortunatamente questo istinto primordiale che ci spinge a trovare noi stessi nell’estremo e nel pericolo, circa 45 anni fa, ha acceso una scintilla nella testa di un uomo che da quel giorno sarebbe entrato nella leggenda: Thierry Sabine.

Da quel giorno quel pensiero ha avuto la forza di diventare una ragione di vita, un progetto, un avventura, un obiettivo per lui e per chiunque ogni anno decida di investire anima e corpo per poter affrontare una gara iconica: la Dakar.

Questa competizione permette all’uomo di combattere contro se stesso per andare alla ricerca di se stesso.

Una gara che lascia il permesso a chiunque di toccarla con mano, di sognarla, di bramarla, e forse è proprio questo a renderla unica. Non una gara elitaria nel senso materialistico del termine, ma una gara elitaria perché il privilegio di correrla è dato solo a chi non teme il sacrificio.

A pochi giorni dall’inizio della 46esima edizione, abbiamo deciso di ascoltare le parole di chi il sacrificio ha deciso di renderlo proprio e la Dakar la vivrà in prima persona. In questo articolo sentiremo le risposte di 7 piloti a cui abbiamo fatto una domanda banale ma che nasconde dei tratti profondi, se si sa dove andare a scavare.

CHE COS’é PER TE LA DAKAR?

GIOELE MEONI – 32 anni, da Castiglion Fiorentino, corre per inseguire il sogno che aveva con il padre Fabrizio Meoni di correre insieme una Dakar. Correrà nella categoria più impegnativa tra le moto L’ “Original by Motul”; Alla fine della gara metterà all’asta la KTM con cui parteciperà e il ricavato verrà devoluto alla Fondazione Fabrizio Meoni, nella speranza di riuscire a costruire una nuova scuola in Africa.

Ho deciso di correre la Dakar perchè in fondo quel sogno era rimasto nel cassetto e non si era mai sopito del tutto

“La domanda è molto semplice ma la risposta chiaramente richiede un pensiero più ampio. Cosa rappresenta per me la Dakar è una bella domanda perché sono nato praticamente 3 mesi prima che mio papà, Fabrizio Meoni, andasse a fare la sua prima Dakar. In poche parole sono cresciuto in mezzo alle moto e diciamo che durante la mia infanzia sono andato avanti a PANE, MOTO e DAKAR.

In più di un occasione sono andato ad allenarmi in moto con papà, finché un giorno, parlando mi disse che a lui una volta che sarebbe andato in “pensione” agonisticamente parlando, sarebbe piaciuto fare la Dakar insieme a me, Padre-Figlio. Da quel giorno l’idea di poter correre la Dakar insieme diventò un sogno da raggiungere.

Sogno che purtroppo dopo quel fatidico 11 Gennaio 2005 non si è più potuto realizzare, ma a distanza di 18 anni da quel giorno ho deciso di correre la Dakar perché in fondo quel sogno era rimasto nel cassetto e non si era mai sopito del tutto. A 32 anni, con una moglie e una mamma che mi supportano ho pensato “se non lo faccio adesso, non lo farò mai più”.

Per rispondere alla tua domanda ti posso dire che la Dakar per me rappresenta un sogno, un sogno che finalmente sto per realizzare, ma che come tutti i sogni finché non inizi a metterlo in cantiere ti sembra quasi irrealizzabile. Quando invece ho ricevuto le prime tabelle porta-numero con il 112 ho sentito che questa missione si stava compiendo. Quindi il 5 di Gennaio tutto questo diventerà realtà e potrò definirlo concluso una volta finita la gara, so che non sarà semplice perché correrò nella categoria “Original by Motul”, quella tosta, ma ci proverò.”

 

PAOLO LUCCI – 29 anni, toscano di Castiglion Fiorentino, migliore italiano alla Dakar 23, 15esimo assoluto e vicecampione del mondo Rally 2, quest’anno correrà per confermare la sua presenza tra i Top Rider.

Finita una Dakar poi la testa è già indirizzata a quella dopo

“Per me la Dakar rappresenta LA GARA tra tutte le gare nel deserto, è quella per cui ti prepari tutto l’anno, è quella in cui ti puoi confrontare ai massimi livelli contro i piloti più forti al mondo nel deserto.

Ci sono tanti motivi per cui questa gara è speciale, in primis perché è leggendaria e quindi è già un onore di per se poterla correre; secondo perché comunque sono 2 settimane di gare nel deserto in cui ti sembra di essere in una bolla. Il tempo viene percepito in maniera diversa perché le giornate in moto sono lunghissime, sono tanti km faticosi in cui attraversiamo dei paesaggi mozzafiato. Questa competizione ti fa perdere proprio la cognizione del tempo perché una volta rientrato al bivacco non hai orari, le persone lavorano tutta la notte sui mezzi, e noi piloti ci alziamo comunque durante la notte per correre la tappa del giorno successivo, così a ripetizione per due settimane.

E’ veramente un mondo magico perchè finita una Dakar poi la testa è già indirizzata a quella dopo, sono quelle due settimane che poi aspetti durante tutto l’anno. E’ difficile da spiegare perchè se non lo vivi è poi difficile comunque capirlo”

 

REBECCA BUSI – 27 anni, bolognese, è l’unica pilota italiana in gara alla dakar, e ha appena concluso il il suo primo campionato mondiale Rally-Raid al quarto posto nella classifica T4. Quest’anno, al suo primo anno da PRO, insieme al suo copilota Sergio La Fuente (Dakar Legend) cercherà di portare la sua auto il più avanti possibile in classifica e di recuperare dalla delusione dell’anno scorso quando ha dovuto dare forfait ad una sola tappa dalla fine.

La Dakar è ambizione. Rappresenta il “non ho mollato”

“Alla domanda “cosa è per te la Dakar” mi piacerebbe darti una sola risposta ma non ce l’ho. Si, potrei risponderti che è passione, ma quasi tutti siamo mossi da questa, chi più chi meno ma lo siamo tutti. Potrei dirti che è un avventura e per certi versi assomiglia al cammino della vita, vero anche questo ma sicuramente non è il mio caso.

La mia prima Dakar è stata una sfida con me stessa, un “ci proviamo” però se ce la faccio devo metterci tutta me stessa. La mia seconda Dakar ha rappresentato tante cose, per lo più negative, uno schiaffo a cinque dita diretto in faccia che mi ha ricordato di rispettare il deserto ed essere più preparata perché sennò non sarei andata da nessuna parte. Troppe scelte sbagliate tutte insieme ma ero lì, il mio secondo anno di fila, sono stati fatti tanti sacrifici da parte mia e del team che mi ha accompagnata e di quel viaggio, si quello è stato un viaggio, ne faremo tesoro. 

Questa Dakar, del 2024, vorrei poterti dire che è solo lavoro, che finalmente è solo lavoro. Per alcuni versi è così, ho lavorato a testa bassa e sacrificato molte cose che alcune volte, nei momenti più bui mi dico : “non hai sacrificato gli ultimi tre anni della tua vita per mollare proprio ora”. Si, sono pro, dopo maree di lacrime ho qualcuno che crede così tanto nel mio potenziale che mi sosterranno per tutto l’anno nel w2rc. 

Quindi cosa rappresenta la Dakar per me? La Dakar è ambizione, ambizione di poterla finire e vedere il traguardo con gli occhi già offuscati dalle lacrime. Rappresenta il “non ho mollato” , “ho superato anche questa” che tu sia il vincitore o l’ultimo ad arrivare. C’è sempre ambizione dietro ad ogni iscrizione a questo rally che sia mossa da passione, sfide, lavoro o spirito di avventura non importa. Tu scendi nell’arena, ti fai forza e coraggio, prendi in mano le redini del tuo mezzo è l’unica cosa a cui ambisci è quella dannata medaglia: Dakar finisher.”

 

CESARE ZACCHETTI  – 54 anni, piemontese di Giaveno, quest’anno ha vinto lo Swank Rally, si prepara per la sua 5a Dakar che correrà con la nuovissima KOVE 450 Rally. Anche lui correrà nella categoria “Original” armato di cassa arancione e di un sacco di esperienza sulle spalle.

Non c’è giorno in cui non ci pensi almeno una volta

“Per me la Dakar all’inizio è stata una sfida, una lunga gara che mette alla prova persone e mezzi. Un viaggio eccezionale per i luoghi che attraversiamo e per l’esperienza umana che vivi durante quei giorni. Poi è diventata un’ossessione perchè non c’è giorno in cui non ci pensi almeno una volta, ecco cosa ti spinge a ritornarci!”

 

IADER GIRALDI – 50 anni, imprenditore romagnolo e “filosofo” del bivacco italia. Ha smesso di andare in moto a 22 anni per poi reinnamorarsi delle due ruote grazie anche alle gesta dei suoi compari dakariani. Quest’anno correrà la sua seconda Dakar, anche lui nella categoria “Original” cercando di finire la gara per la seconda volta di fila senza dimenticare di lasciare dietro di se le sue pillole di saggezza.

La Dakar è un furto all’ordinario

“La Dakar è stata per me, lo scorso anno la realizzazione di un sogno a cui ho lavorato e che ho trasformato in un progetto. Questo sogno è  andato a buon fine perché sono riuscito a concluderla e soprattutto a farla anche con una certa sicurezza. Al mio ritorno ho iniziato a elaborare la ricchezza di questa avventura che mi ha portato a inserire nella mia vita tanti insegnamenti che solo a cinquant’anni sono riuscito a comprendere. Per questo ho scritto un libro “Devo Fare la Dakar”, diffuso ormai in ogni libreria on Line (lo trovate qui), dove racconto la mia esperienza.

Perché rifarla allora? Perché ripetere questa magica esperienza? Ci ho pensato tanto e sono arrivato alla conclusione che la Dakar è un furto all’ordinario e l’occasione per dirsi che nella società di oggi ,tutta concentrata sul denaro e la produzione di valore, c’è ancora spazio per l’idealità. Credo che questa gara abbia successo per questo motivo, perché ciascuno di noi si sacrifica per mesi e mesi solo per poter mettersi in sfida con se stesso e con i propri limiti, al di là di ogni tornaconto e vantaggio economico e sociale. Questo è un grande insegnamento per la mia famiglia e per tutte le persone che hanno perso quello che si chiama senso della vita.

Quest’anno ho alzato così l’asticella decidendo di partecipare nella categoria Original by Motul ex Malle Moto. Un pilota la sua moto, una tenda, un sacco a pelo, una cassa con ricambi e attrezzi e una valigia. No meccanici no assistenza, solo la tua testa, la tua forza e il tuo cuore. In alto i cuori, piede sinistro avanti e tanto gas.

 

TIZIANO INTERNO’ – 33 anni, imprenditore bresciano, conosciuto al pubblico di appassionati con lo pseudonimo “RALLY POV” che è il nome del suo progetto. Grazie a lui il mondo del rally raid è entrato nelle case di tutti in maniera essenziale e fruibile facilmente. Ha iniziato da zero quattro anni fa, costruendo la moto nel suo garage e partecipando alla Dakar filmando tutte le tappe, facendo aggiornamenti quotidiani dando così la possibilità a tutti gli appassionati di seguire le avventure degli italiani che competono. Quest’anno correrà la sua quarta Dakar nella categoria “Original” cercando di rifarsi dopo la sfortunata missione dakariana dello scorso anno.

Un grande viaggio e una grandissima scuola di vita

“Sin dal primo approccio nell’Agosto 2019 quando mi sono messo in testa di partire da zero e partecipare alla Dakar, la mia premessa è stata quella di correrla non da pilota, in quanto non mi sento tale, ma di correrla nella veste di “cantastorie”. Diciamo che questa figura non rappresenta direttamente il mio lavoro, ma avendo un agenzia di comunicazione è qualcosa con cui mi confronto tutti i giorni.

Da questa idea è quindi nato RALLY POV (qui puoi vedere un pò dei suoi lavori), ossia un diario di viaggio che racconta la storia di un comune ragazzo di 30 anni, che da zero decide di partecipare alla Dakar e che affronta tutte le difficoltà del caso. Narrando come affrontare tutta la preparazione, le difficoltà e i vari “guardiani” che sono messi alle porte del “paradiso” dicendoti che non sei all’altezza, che costa troppo, che non puoi farcela etc…

Da questa premessa capite bene che il mio intento non è quello di vincere e dimostrare di essere migliore di qualcun’altro, ma è quello di raggiungere il sogno più grande per ogni motociclista, ossia quello di partecipare e di concludere la Dakar. Cosa che ovviamente è molto complessa perchè il viaggio di avvincinamento richiede allenamento e sacrifici, ma che poi ti regala qualcosa di unico e grande dal punto di vista emotivo, di condivisione e di fratellanza.

In conclusione, la Dakar per me è un viaggio in grado di migliorarti e arricchirti sia a livello personale che a livello professionale. Questa gara è qualcosa che ti cambia a 360°, ti cambia per esempio nella gestione e nell’approccio delle distanze. Ma ti cambia anche nella percezione delle problematiche che affrontiamo ogni giorno a casa o al lavoro, ti aiuta nella gestione dello stress e dei problemi, è quindi un grande viaggio e una grandissima scuola di vita.

 

ANDREA SCHIUMARINI – Correrà la sua quarta Dakar in combinata con Andrea succi. Per questa edizione della Dakar hanno deciso di correre con un buggy Century CR6, un mezzo più prestante che potrà garantire delle buone prestazioni per cercare di piazzarsi il più avanti possibile in questa gara che correranno alternandosi alla guida. 

Il deserto è il posto migliore dove fare tutto delicatamente il più veloce possibile

“La Dakar è qualcosa che è dentro di me fin da bambino. Mio padre ha iniziato a viaggiare nei deserti quando io ero piccolo e l’appuntamento a gennaio per seguire la Dakar da casa, trasmessa ad orari improponibili era la cosa più bella che potessimo fare insieme! Poi nel 2008 ho iniziato la mia carriera nelle corse in fuoristrada e la Dakar pensavo restasse sempre un sogno nel cassetto.

Per fortuna anche grazie alla spinta delle persone che ho incontrato nel cammino della vita ho capito che i sogni andavano inseguiti e sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo nel 2019. Ora cerco di migliorare ogni anno la mia preparazione e la mia performance ben consapevole che nella vita posso dedicarmi alla mia passione sportiva solo nei ritagli di tempo che riesco a rubare al mio lavoro. E poi il deserto è il posto migliore dove fare tutto delicatamente il più veloce possibile! Quest’anno lo farò a 2 ruote motrici!”

 

Photo credits: facebook

Mostra commentiChiudi commenti

Lascia un commento

Rallyssimo.it – TESTATA GIORNALISTICA
Iscrizione autorizzata al Registro Stampa del
Tribunale di Rimini N° 6 del 19/11/2019

Iscriviti alla Newsletter

RALLYSSIMO © 2022 – The SpaceWeb Agency The Space