Andrea Mabellini: «Per arrivare in alto, a volte bisogna toccare il fondo per rimbalzare»
Il pilota ufficiale Lancia si racconta a Rallyssimo: la delusione della Croazia, la chiamata della Casa torinese, il lavoro sulla nuova Ypsilon Rally2 e il sogno di approdare nel Mondiale insieme a Virginia Lenzi.
Andrea Mabellini: Grazie mille dell’invito, sono veramente contento di essere qui a vostra disposizione.
Matteo: Vorrei iniziare da quello che penso possa essere stato il momento più difficile della tua carriera fino a oggi. Lo scorso anno, in Croazia, avete vissuto una grandissima delusione. A mente fredda, cosa ti ha insegnato quella gara e quanto ti è servita per diventare il pilota che sei oggi?
Andrea Mabellini: La vita è fatta di alti e bassi e non puoi pretendere che tutto vada sempre alla perfezione. Tante volte bisogna soffrire e toccare un po’ il fondo per poi accorgersi di quanto in alto si possa rimbalzare.
È una frase che mi è stata detta tempo fa e che mi è rimasta molto impressa. Non è facile uscire da certi momenti, perché sei lì, ti stai giocando l’Europeo e per una piccola disattenzione tutto svanisce in una frazione di secondo.
È stato difficile, però questo non toglie nulla a ciò che avevamo fatto prima. Avevamo disputato un campionato fantastico, praticamente senza errori. Una noia ci era costata un podio quasi sicuro in Ungheria e quello avrebbe potuto cambiare l’andamento delle gare successive. Poi c’è stata una penalità particolare in Galles.
Di momenti difficili ce ne sono stati parecchi, ma abbiamo sempre combattuto sul campo e siamo arrivati fino alla fine dell’anno a giocarcela. Dobbiamo esserne fieri.
Quella stagione non si è quindi conclusa soltanto con una delusione. Ha anche portato Mabellini e Lenzi sotto gli occhi di Lancia, pronta a iniziare un nuovo capitolo della propria storia sportiva.
La chiamata di Lancia
Matteo: Il risultato di una stagione non può essere identificato soltanto con quanto accaduto in Croazia. Siete stati protagonisti fino alla fine e poi è arrivata una chiamata importante. Quella di Lancia non è una cosa che succede tutti i giorni. Te l’aspettavi oppure è stata una sorpresa?
Andrea Mabellini: È stata una sorpresa. Si era parlato di un possibile ritorno alle corse e di un progetto in fase di sviluppo, ma all’inizio non pensavo che avrei potuto farne parte.
Un grande aiuto è arrivato dalla Federazione e in particolare da ACI Team Italia, che ha creduto fortemente in me e Virginia per portare avanti questo progetto.
Sappiamo che la stagione non è iniziata come volevamo e ci aspettavamo qualcosa in più. Però siamo dei combattenti. Abbiamo già sofferto in passato e ci siamo rialzati. Sono sicuro che continueremo a farlo e che i risultati arriveranno.

Matteo: Se cinque anni fa ti avessero detto che saresti diventato pilota ufficiale Lancia proprio nel momento del ritorno del marchio nei rally internazionali, ci avresti creduto?
Andrea Mabellini: Sinceramente no.
La Federazione ci sta dando una grossa mano e noi ne siamo grati. È un motivo di orgoglio poter portare in alto i colori italiani all’estero.
Viviamo nel Paese più bello del mondo e abbiamo tante cose che gli altri ci invidiano. Rappresentare l’Italia è qualcosa di incredibile.
Vestire i colori Lancia significa però anche confrontarsi con una storia enorme. Un passato che potrebbe trasformarsi in pressione, soprattutto per un pilota giovane chiamato a contribuire alla rinascita di un marchio leggendario.
Matteo: Essere un pilota ufficiale Lancia ti dà un maggiore senso di responsabilità? Senti il peso di rappresentare una squadra che ha segnato la storia dei rally?
Andrea Mabellini: Cerco sempre di concentrarmi sul massimo che posso fare per ottenere il miglior risultato.
Se lo fai per te stesso, di conseguenza lo fai anche per tutte le persone che ti stanno intorno. Io e Virginia siamo competitivi di natura, forse lei addirittura più di me, e l’obiettivo è sempre quello di provare ad arrivare davanti.
Non sarà facile. Il livello del Campionato Europeo si è alzato ulteriormente, soprattutto con l’arrivo di Teemu Suninen. È un pilota che ha un’esperienza molto più ampia della nostra e che ha corso nel Mondiale da ufficiale con M-Sport e Hyundai.
Noi ci proveremo. Ci sono ancora tante gare davanti e possono succedere molte cose.
Dalla pista ai rally internazionali
Prima della tuta ufficiale Lancia c’è stato un percorso costruito senza scorciatoie. Una breve esperienza in pista, poi la scelta dei rally e la decisione di iniziare subito a correre fuori dall’Italia.
Matteo: Tornando alla tua carriera, c’è stato un momento preciso in cui hai pensato che questa potesse diventare davvero la tua strada oppure è stata una scelta graduale?
Andrea Mabellini: Ho sempre avuto una grande passione e molta determinazione per questo mondo.
Inizialmente avevo cominciato a correre in pista, ma non mi convinceva fino in fondo. È stata un’esperienza che mi ha insegnato parecchio nella precisione e nello stile di guida, ma i rally mi hanno sempre affascinato di più, anche per una passione familiare.
Sono riuscito a fare una gara da minorenne, in un rally show. Poi ho preso la patente e tutto è venuto di conseguenza.
Abbiamo iniziato con un programma abbastanza ambizioso, andando subito a correre all’estero. Questo ci ha aiutato molto, perché affronti situazioni diverse, fai più chilometri e riempi il tuo bagaglio di esperienza in meno tempo.
Poi è arrivato il periodo con MRF, che ci ha permesso di salire su una Rally2. Credo che la vera svolta sia stata la vittoria al Rally di Slesia nel 2024.
Lì ho vinto davanti a Jon Armstrong e Hayden Paddon, piloti che guardavo in televisione quando ero piccolo. In quel momento capisci che niente è impossibile.
Sulla terra riuscivamo anche a tenere il passo di Roope Korhonen, che oggi è uno dei protagonisti del WRC2. Purtroppo siamo un po’ limitati dal budget e manteniamo i piedi per terra, ma non nascondo che mi sarebbe piaciuto provare il salto nel Mondiale già quest’anno.
Magari nel 2027.

Il sogno WRC2
Il Mondiale non è più un pensiero astratto. Per Mabellini rappresenta il naturale proseguimento di un percorso internazionale iniziato molti anni fa.
Matteo: Ti immagini quindi al via di una gara del Mondiale, magari nel WRC2? E quanta differenza c’è oggi tra il Campionato Europeo e il WRC2?
Andrea Mabellini: Sì, mi vedo sicuramente lì, perché quello è l’obiettivo.
Quando arrivi nel Mondiale può aprirsi davvero la possibilità di trasformare tutto questo in un lavoro a tutti gli effetti.
Il 2027 è ancora un po’ incerto tra il nuovo progetto WRC27 e le Rally2. Questo potrebbe aprire le porte a molte più persone, soprattutto ai privati. Io vorrei provarci.
Per quanto riguarda le differenze, l’Europeo è più una gara velocistica. C’è poco da gestire e devi andare a fuoco dall’inizio alla fine.
Nel Mondiale ci sono molti più imprevisti, bisogna gestire più situazioni e non puoi sempre andare completamente all’attacco.
Matteo: L’esperienza maturata nell’Europeo, dove avete corso sempre al massimo, potrebbe però diventare un bagaglio importante da portare nel Mondiale.
Andrea Mabellini: Assolutamente sì. Ogni momento passato in macchina deve essere oro.
Bisogna riuscire a portarsi a casa qualcosa da ogni esperienza, perché in futuro può sempre tornare utile.
Il lavoro sulla Lancia Ypsilon Rally2
Il presente, intanto, si chiama Lancia Ypsilon Rally2. Una vettura giovane, ancora da comprendere e sviluppare.
Matteo: Com’è il rapporto con la tua nuova “compagna di giochi”? Quanto tempo serve per sentirsi davvero a proprio agio e quanto è difficile adattarsi a una macchina nata da un progetto completamente nuovo?
Andrea Mabellini: È una filosofia di auto diversa rispetto a quella a cui ero abituato.
Ho corso per tanti anni con un altro marchio e devo ancora cucirmela un po’ addosso. Non abbiamo percorso tantissimi chilometri, ma stiamo provando nuove soluzioni e penso che, piano piano, ci arriveremo.
Dobbiamo ricordarci che questo è il primo anno della macchina sui campi di gara. È completamente diversa dalle altre vetture e lo si nota anche guardandola da fuori, negli appoggi e nei beccheggi.
Lo sviluppo non riguarda soltanto il lavoro degli ingegneri. Anche il confronto tra i piloti diventa essenziale per trovare una direzione comune.

Matteo: Com’è il rapporto con i tuoi compagni di squadra, come Andrea Crugnola, Nikolay Gryazin e Yohan Rossel? Avete modo di confrontarvi e contribuire insieme allo sviluppo?
Andrea Mabellini: Ci confrontiamo molto tra piloti. Siamo aperti e non abbiamo segreti, perché vogliamo tutti che questa macchina diventi più veloce ed efficace su ogni superficie.
Ognuno ha il proprio stile di guida, ma c’è molta collaborazione, per quanto possibile, anche considerando che partecipiamo a gare molto diverse tra loro.
Il pugnetto prima dello start
Dietro il progetto sportivo c’è poi il rapporto con Virginia Lenzi. Compagna nella vita, copilota in gara e presenza costante in ogni passaggio della carriera di Mabellini.
Matteo: Andrea Mabellini è un tipo scaramantico? Hai qualche rito particolare prima dello start?
Andrea Mabellini: All’inizio ero un po’ più scaramantico, soprattutto con il gatto nero. Poi ne ho preso uno in casa e quindi non potevo più continuare!
Con Virginia non abbiamo grandi riti. A un minuto dalla partenza le chiedo se ha agganciato il collare Hans e se è legata bene. A quindici secondi dallo start ci diamo un pugnetto e poi entriamo in prova.
Matteo: Dalla televisione traspare chiaramente il vostro rapporto. Siete una coppia nella vita, ma in macchina conta soprattutto il risultato. Ci sono dei vantaggi nel condividere entrambe le dimensioni?
Andrea Mabellini: Siamo entrambi molto determinati e vogliamo il meglio.
Ultimamente c’è stato un po’ di nervosismo e stiamo lavorando per rendere la situazione più tranquilla. Quando sei sereno riesci a gestire meglio tutto e ad andare più forte.
È un mondo difficile e uno sport davvero tosto.

Matteo: Qual è stata la persona che ha inciso maggiormente nella tua crescita come pilota e come uomo?
Andrea Mabellini: È difficile indicare una sola persona.
Ci sono state tante persone che mi hanno sostenuto economicamente, moralmente e tecnicamente. Posso soltanto ringraziarle tutte.
Avere Virginia accanto sicuramente aiuta, perché sa perfettamente quello che provo e mi conosce meglio di chiunque altro. Bisogna essere bravi a separare ciò che si è a casa dal lavoro.
Il loro rapporto è emerso con particolare spontaneità anche durante il Rally di Roma Capitale, quando le telecamere hanno immortalato la reazione di Virginia dopo una qualifying stage poco soddisfacente.
Matteo: Mi ha fatto sorridere l’espressione di Virginia quando, dopo la qualifying stage di Roma, le hai detto: “Non darmi la mano così!”.
Andrea Mabellini: Lei aveva già capito che la prova non era andata bene.
Io, con quel gesto, volevo dire qualcosa come: “Dai, che schifo”. C’è un po’ di tensione perché ci manca sempre quel pochino e dobbiamo riuscire a trovarlo.
Quando lo troveremo saremo doppiamente felici.
«Nessuno ci ha regalato nulla»
Il percorso di Andrea Mabellini e Virginia Lenzi è stato costruito attraverso gare internazionali, sacrifici, vittorie e delusioni. Senza mai perdere di vista il valore del lavoro.
Matteo: La tua carriera dimostra che con il duro lavoro si può arrivare lontano. Nessuno ti ha mai regalato nulla.
Andrea Mabellini: Esatto. Nessuno ci ha mai regalato nulla.
Ce lo siamo sempre andati a guadagnare e sarà così anche quest’anno. Come è sempre stato e come sempre sarà.
La stagione di Mabellini e Lenzi è ancora tutta da scrivere. La Lancia Ypsilon Rally2 deve continuare a crescere, il Campionato Europeo presenta avversari di altissimo livello e il sogno del Mondiale resta legato anche alla possibilità di costruire un programma adeguato.
Ma una cosa appare già evidente. Dietro la tuta ufficiale Lancia c’è un pilota che ha imparato a non lasciarsi definire soltanto dalle vittorie o dalle sconfitte. Un pilota consapevole che, per arrivare davvero in alto, qualche volta è necessario conoscere anche il punto più basso. E trovare da lì la forza per rimbalzare.