Chiusdino, la ringhiera sul Sanremo Mondiale - Luoghi di Rally

Andiamo a rivivere alcuni luoghi che hanno fatto la storia dei rally

Non scopriamo di certo noi il fascino dell’Italia e dei suoi luoghi. Quello che vogliamo da questa nuova rubrica “Luoghi di Rally” è farvi scoprire (o riscoprire) luoghi all’apparenza non troppo famosi ma che per i rally hanno un significato importante. Posti, vicoli, curve e passaggi in cui si sono scritte pagine importanti e in cui ancora oggi (talvolta) si corre e dove ogni giorno si continua a respirare rallysmo, storia e passione.

Tutto inizia da un mio viaggio in Toscana, a Volterra e dintorni, per alcuni giorni di relax. Un viaggio in una zona di olio di qualità e buon vino, di colline che rievocano ricordi e che salgono su fino a quel piccolo e affascinante borgo chiamato Chiusdino. Un luogo che per tanti non ha molto da dire ma che per un appassionato di rally vuol dire ricordi mondiali.

Chiusdino: la storia

È un comune italiano di 1888 abitanti, con un piccolo centro storico e poche attività concentrate in poche centinaia di metri quadrati.

Così ce la racconta Wikipedia:

In provincia di Siena, a poco più di trenta chilometri a sud-ovest della città, sulla direttrice viaria per Massa Marittima, su uno dei cocuzzoli delle Colline Metallifere, lontano da importanti vie di comunicazione, il territorio chiusdinese risulta interessato da un processo di antropizzazione precoce, che si fece costante e si incrementò soprattutto a partire dall’Alto medioevo.

L’origine del capoluogo, Chiusdino, è remota e forse va collocata durante la dominazione longobarda in Toscana: i Longobardi penetrarono in Italia, fra il 568 ed il 569, riuscendo in poco tempo a strappare all’Impero romano d’Oriente tutte le province a nord del Po; a partire dal 572 essi occuparono i territori occidentali della Toscana compresi tra i fiumi Cecina ed Ombrone, più o meno la zona delle Colline Metallifere. L’installazione dei Longobardi nel territorio di Chiusdino e la fondazione del paese risale presumibilmente ad un periodo di poco successivo, nell’ambito della nuova definizione amministrativa che essi diedero ai territori conquistati, in particolare della costituzione di unità militari dette Arimannie, e della fondazione di fortificazioni chiamate clusae o clausurae, per il controllo dei passi e la riscossione dei dazi.

A testimonianza della sua origine longobarda, rimangono a Chiusdino il suo stesso nome, in latino Cluslinum, che deriva da clusa, ed il titolo della chiesa matrice: san Michele Arcangelo, frequente negli insediamenti longobardi.

Con la conquista del Regnum Langobardorum compiuta da Carlo Magno nel 773 ed il nuovo assetto da lui conferito alla Toscana con la creazione dei comitati, più o meno corrispondenti alle circoscrizioni ecclesiastiche, e dei conti, il castello di Chiusdino, situato all’interno dell’ampia diocesi di Volterra, venne a trovarsi nel comitatus istituito in quella città.

Fino all’XI secolo, l’insediamento di Chiusdino poteva ricondursi al suo nucleo centrale, sulla sommità della collina, chiuso da una cinta muraria dal perimetro piuttosto breve, sulla quale si apriva una porta ancor oggi conservata. In tale spazio si possono ancora osservare resti di murature non sempre regolari, a grandi bozze sommariamente squadrate. All’interno di tale cinta, la chiesa di San Michele Arcangelo e presso la porta del castello la chiesa di San Martino. Il castello era talmente esiguo da essere considerato strategicamente ininfluente, ma fra la fine dell’XI secolo e l’inizio del XII secolo, forse a seguito dello sviluppo dell’agricoltura impresso a quelle terre dalla presenza dell’abbazia di Serena o forse in relazione alla coltivazione delle miniere d’argento dei vicini castelli di Miranduolo e di Montieri, si ingrandì tanto da diventare motivo di contesa fra il vescovo di Volterra ed i conti della Gherardesca.

Chiusdino nei rally

Un tornante magico, una curva tecnica dall’inserimento piuttosto complicato che raccoglieva tantissimo pubblico ed aveva quella particolare ringhiera al centro, talvolta privilegio di pochi spettatori.

Ecco il percorso della prova speciale denominata Chiusdino nel 1988, grazie al sito www.rally-maps.com. Pensate che in quell’anno la prova era la numer0 37, in un epoca in cui il Sanremo veniva suddiviso in diverse giornate corse tra Liguria, Toscana e negli anni a seguire in Umbria.  In questa versione verrà riproposta in diverse occasioni nelle varie edizione del Rally Sanremo, talvolta invertendo il senso o spingendosi fino a località Luriano.

Nel 1986 invece la prova venne presentata in una versione più breve con Chiusdino a rappresentare il fine prova. Quell’edizione della gara venne vinta da Alén su Cerrato.

 

Il tornante di Chiusdino nel 1985 in piena epoca Gruppo B. È impressionante dove la gente è piazzata e quanto si avvicini alle vetture che ripartono con accelerazioni brutali dopo l’inversione:

E a seguire ecco un video di alcuni passaggi nel 1994 con il sound da brividi delle Gruppo A, Subaru in testa:

Il tornante di Chiusdino raccontato da chi lo ha affrontato

Abbiamo chiesto al nostro amico Franco Cunico cosa volesse dire arrivare nella celebre inversione nel centro del piccolo paese toscano.

Il tornante di Chiusdino era una sorta di esame all’università del rally di Sanremo nelle strade senesi.
Entravi a palla su un dosso in paese per affrontare dopo 50 m una curva secca a sinistra che era quella che anticipava il tornante destro di Chiusdino
Penso che a me venisse abbastanza bene in quanto sacrificavo la sinistra per poi impostare meglio il tornante destro in trazione e quindi con un buon controllo.
Molti arrivavano forte sulla curva a sinistra ed inevitabilmente finivano troppo stretti in ingresso tornante.
Da lì scattava l’adrenalina su di una lunga curva a sinistra che finiva dove ci si doveva infilare a sinistra ad un bivio dove iniziava il pezzo di ps che faceva la differenza sul crono finale.
Ma aver passato indenni il tornante Di Chiusdino in mezzo a tutto quel pubblico era già un gran bel sollievo anche perché i giudizi viaggiavano non sul web ma lungo la strada di ritorno dei tifosi.

Chiusdino oggi

Sono già alcuni anni che i rally non tornano ad accarezzare quello splendido tornante che da il via ad una discesa mozzafiato che può spingersi giù a fondo valle, fino all’affascinante Abbazia di San Galgano che offre scorci di storia, di tradizione tra il sacro e il profano.

Bellezze indescrivibili che solo la Toscana più vera offriva agli occhi del mondo e che oggi abbiamo avuto il piacere di farvi rivedere almeno per un po’.

E ora vi portiamo su quella ringhiera affacciata sul mondiale, sperando di regalarvi lo stesso brivido provato a ritrovarci lì.

Se hai qualche immagine, video o aneddoto legato a Chiusdino segnalacelo nei commenti o sui social e saremo felici di integrare questo articolo!