S. Rocco, il guado 'argentino' della Garfagnana - Luoghi di Rally

Andiamo a rivivere uno dei tanti luoghi che hanno scritto la storia dei rally

Un nuovo racconto va ad arricchire la rubrica che raccoglie i luoghi più famosi che i rally hanno percorso nella Penisola.

Non scopriamo di certo noi il fascino dell’Italia e dei suoi panorami. Quello che vogliamo da questa nuova rubrica “Luoghi di Rally” è farvi scoprire (o riscoprire) luoghi all’apparenza non troppo famosi ma che per i rally hanno un significato importante. Posti, vicoli, curve e passaggi in cui si sono scritte pagine importanti e in cui ancora oggi (talvolta) si corre e dove ogni giorno si continua a respirare rallismo, storia e passione.

Chi l’ha detto che per trovare uno dei famosi guadi del Rally Argentina ci si debba sobbarcare un viaggio tra le pampas? Una frazione della Garfagnana ospita uno dei pochi tratti cronometrati che attraversano un ruscello naturale: la PS è quella di S. Rocco, incastonato tra Pascoso, Focchia e Pescaglia in provincia di Lucca, terra di Paolo Andreucci e del suo rally di casa. Il Rally del Ciocco e Valle del Serchio. Andiamolo a scoprire.

S. Rocco: la storia

Wikipedia descrive così il comune di Pescaglia, cui fa parte la frazione:

Il toponimo Pescaglia è sicuramente di origine romana, anche se il suo significato primitivo è incerto: secondo alcuni deriverebbe da pascualia, riferendosi a una terra di pascoli, secondo altri al verbo piscare, per l’abbondanza di pescato nei torrenti della zona. In ogni caso il primitivo insediamento dovette nascere come “castrum” a presidio e controllo dei semper rebellantes Apuani. Il toponimo si trova citato per la prima volta in una pergamena dell’800, relativamente a un immobile nelle proprietà di San Pietro in Vaticano a Roma.

Nel medioevo il borgo, diviso in tre terzieri (Il Poggio, ovvero quello che oggi si indica come Pescaglia, Villabuona e Piazzanello), fu amministrato da signori locali, finché nel 1272 non fu conquistato da Lucca.

I lucchesi successivamente rifortificarono il borgo, facendone un avamposto contro i pericolosi vicini di Castelnuovo di Garfagnana. Il territorio, già interessato da un fiorire di pievi romaniche, vide un nuovo sviluppo così nel XVI secolo, quando si arricchì di chiese, palazzi e opere fortificate.

Nel corso del XVIII secolo si accentuò, come in altri piccoli centri della Toscana, il fenomeno della modernizzazione delle strutture religiose, che vide il rifacimento, con grande impegno per le comunità, di quasi tutte le chiese e chiesette della zona, per lo più di impianto romanico.

S.Rocco nei rally

La speciale nella versione 2011, 13.69 km di lunghezza. Copyright: Rally-Maps.com

Rally del Ciocco 1996 © Foto Montagni

Pubblicato da Montagni Mario su Venerdì 23 gennaio 2015

La prima edizione in cui la PS è stata utilizzata risale al lontano 1977. La configuarzione varierà tra i 12 e i 13 km di tratto cronometrato, con alcune modifiche nel tratto finale. Si inizia con una salita di circa 3 km, da Fabbriche di Vallico fino al guado di San Rocco in Turrite: la strada risale nuovamente dopo l’inversione di Pascoso fino a Foce di Sella che da il via alla discesa verso l’abitato di Pescaglia dove è posto lo stop.

S. Rocco raccontata da chi l’ha affrontata

Ivan Ferrarotti affronta il guado di S. Rocco in coppia con Giacomo Ciucci e la Ford Fiesta R5 delle GIMA. Copyright: Silvia Lucchesi

Il ‘piede‘ che ci racconterà come si affronta la prova sarà Ivan Ferrarotti: il reggiano è uno dei forti prim’attori dei monomarca Renault, prima con la Clio R3C e successivamente con la versione R3T. Tra l’altro uno che al Ciocco la macchina l’ha sempre ‘piazzata’ bene entrando spesso tra i primi 12 assoluti e finendo 5° con la Ford Fiesta R5 nel 2017.

Ho percorso questa PS diverse volte, sempre da Fabbriche di Vallico a Pescaglia e mai al contrario. E’ una delle prove caratteristiche del Ciocco assieme a Tereglio, Coreglia e Orecchiella.

E’ sempre stata molto difficile. Si parte con la strada stretta tra le rocce ed il fiume dopo Fabbriche di Vallico, salendo fino al guado. Alcuni anni può esserci poca acqua, ma in altri se il livello è più alto bisogna rallentare e fare attenzione che non vengano raggiunte le parti delicate del motore fino a spegnerlo.

La folla di pubblico è impressionante e non ti lascia indifferente: inizia da circa un chilometro prima del guado fino ad un altro dopo la successiva inversione; essendo un punto facilente raggiungibile la gente lo prende d’assalto. Aggiungici un passaggio in notturna come nel 2017 e l’atmosfera si fa magica.

La discesa dopo l’inversione, è per forse il pezzo forte di tutto il tratto cronometrato per un ‘discesista‘ come me: subito ci sono due/tre infilate di quinta piena seguite da una parte guidata, molto ritmica dove avere una buona nota e stare concentrati ti fa fare la differenza.

Ora vi lasciamo ad alcuni dei passaggi più spettacolari: acqua, notte, pubblico. Sta qui l’emozione di S. Rocco.

Se hai qualche immagine, video o aneddoto legato a S.Rocco segnalacelo nei commenti o sui social e saremo felici di integrare questo articolo!