Plebi, la collina sopra Olbia che domina la porta della Sardegna

La Gallura torna protagonista della rubrica Luoghi di Rally

Non scopriamo di certo noi il fascino dell’Italia e dei suoi luoghi. Quello che vogliamo da questa nuova rubrica “Luoghi di Rally”, è farvi scoprire (o riscoprire) luoghi all’apparenza non troppo famosi ma che per i rally hanno un significato importante. Posti, vicoli, curve e passaggi in cui si sono scritte pagine importanti e in cui ancora oggi (talvolta) si corre e dove ogni giorno si continua a respirare rallysmo, storia e passione. Il nostro viaggio, oggi fa tappa a Olbia, la mia città. Una città in costante crescita, diventata in pochi anni la seconda città per importanza della Sardegna, dietro solo Cagliari, capoluogo regionale.

Olbia: La storia

Vedemmo un porto magico, circondato dalla terra, con alberi di navi e terra scura che cingeva un bacino rosseggiante.

Così si esprimeva lo scrittore David Herbert Lawrence nel 1921 parlando di Terranova, l’odierna Olbia [da Mare e Sardegna – 1921].

Olbia, città felice come venne chiamata dai greci, è la porta naturale della Gallura e della Sardegna, verso il resto d’Italia e d’Europa. Sin dagli albori dei tempi Olbia è stato un’importante accesso alla Sardegna come dimostrano ritrovamenti già dal neolitico (4000 a.C.). Nel 238 a.C. i Romani conquistaronno Olbia (per la perfezione del suo porto naturale e la sua posizione strategica) e costruiscono importanti opere pubbliche. Successivamente, attorno al VI secolo con il declino dell’Impero Romano, inizia un periodo di decadenza che passa attraverso la breve, ma violenta dominazione vandala che dura sino alla fine del millennio.

Olbia ritorna a splendere nel periodo dei Giudicati, quando divenne la sede episcopale e capitale del Giudicato di Gallura. E’ un periodo di gloria e di autogoverno per tutta l’isola, ma anche di continue e sanguinose lotte per la conquista del potere. Di quest’epoca, sono testimonianza le rovine del castello medievale di Pedres, che domina la città da un colle vicino. Nel XIV sec. la città viene ceduta da prima agli Aragonesi e successivamente agli Spagnoli, sono secoli terribili per Olbia e l’intera Gallura, segnati da pestilenze e carestie.

Dopo una parentesi di influenza austriaca, nel 1720 il trattato dell’Aia affida l’isola hai Savoia. Per Olbia, inizia una nuova vita, che la porta in poco tempo, ha divenire il centro più importante della Gallura.Scrive di Olbia, nel 1837 Antoine-Claude Pasquin Valéry nel suo Voyages en Corse, à l’île d’Elbe et en Sardaigne

Questa bella pianura di Terranova, un tempo tanto fiorente da contare dodici città e settanta comuni, così felicemente situata in riva al mare, riparata dalle montagne e con un così buon clima, potrebbe nutrire più di 50.000 abitanti; infatti possiede ancora tutti gli elementi dell’antica prosperità

Nella seconda metà dell’Ottocento, dopo diversi secoli di spopolamento, si inverti finalmente il processo demografico. Furono determinanti i lavori di riqualificazione del porto, l’arrivo della ferrovia (la linea Cagliari-Chilivani-Terranova venne inaugurata nel 1881, cui si aggiunse il prolungamento a Golfo Aranci), che portarono alla rinascita urbana del centro che allora contava circa 3000 abitanti, in prevalenza pescatori.

Tuttavia, diverse difficoltà dovute all’interramento della canaletta di accesso al golfo di Olbia, spinsero il generale La Marmora a proporre l’idea di costruire un nuovo porto presso Capo Figari (Golfo Aranci), con la fondazione di un nuovo nucleo abitato chiamato Olbia Nova. Nel 1880 il servizio regolare di linea (passeggeri e postale) per Civitavecchia mediante piroscafi venne spostato da Terranova alla vicina Figari, prolungandovi la ferrovia, lasciando alla prima il solo traffico merci e militare.

Solo nel 1920, a seguito di una insurrezione popolare e delle incessanti battaglie parlamentari del deputato Giacomo Pala, in seguito conosciuto come “onorevole Terranova” venne riattivato il servizio a Terranova, il che diede un impulso maggiore alla rinascita economica, commerciale e demografica del centro che era iniziata dagli ultimi anni del secolo precedente, mentre, a seguito dei lavori di ampliamento e banchinamento del porto, nel 1930 venne inaugurata la stazione marittima.Nel corso del periodo fascista con regio decreto del 4 agosto 1939 viene ripristinato l’antico nome romano (Olbia), le viene inoltre aggregata la frazione di San Pantaleo, al contempo vengono realizzati regolari collegamenti aerei con la penisola a mezzo di idrovolanti.

Il 14 maggio 1943 Olbia viene duramente bombardata dagli alleati, almeno 22 persone muoiono sotto le macerie del municipio e del centro. Insieme a Cagliari la città paga un alto tributo di sangue alla seconda guerra mondiale.Dal dopo guerra ad oggi, la crescita di Olbia è stata esplosiva, diventando in poco tempo la seconda città della Sardegna per importanza dopo Cagliari.

Plebi (Olbia) nei rally

Se dici rally in Sardegna, dici Gallura e di conseguenza Plebi. La prova di Plebi, corsa in diverse versioni è un caposaldo del rallysmo sardo, italiano ed europeo dal lontano 1978, quando venne disputata per la prima volta.Per la cronaca, stiamo parlando del 1° Rally Costa Smeralda, gara vinta da Maurizio Verini e Mauro Mannucci su Fiat 131 Abarth, mentre i due passaggi sulle colline olbiesi, furono vinti, il primo, da Maurizio Verini e il secondo da Federico Ormezzano. Da lì in poi la prova fu disputata con diverse varianti. Le più ricche di fascino, sono le versioni con partenza/arrivo nella Cantoniera Putzolu, con partenza da Mudizza Piana (versione classica), oppure le versioni sprint partendo da “Casagliana” o dalla “fontana”.

La prova ha avuto nel corso degli anni chilometraggi mutevoli, trovando un suo equilibrio con l’utilizzo della versione di “Mudizza Piana” che sfiorava i 12 km di lunghezza. Le strade di Plebi hanno visto sfidarsi il gotha del rallysmo Italiano ed Europeo degli anni d’oro, Toivonen, Bettega, Alen, Mouton, Capone, Ormezzano, Verini, Navarra e Andreucci. Ha ospitato anche lo shakedown del Mondiale WRC Rally Italia Sardegna, prima e unica volta che il Mondiale ha toccato (per ora) quella bellissima strada. Inoltre negli anni ’80/’90 è stata sede di diversi test di sviluppo del team Lancia.Il fondo è quello classico della Gallura, con strade strette e circondate da muretti a secco con piccoli ponticelli molto insidiosi. Si alternano curve molto veloci ad alcune secche che di fatto rendono la prova non particolarmente veloce. Il fondo tende a rompersi, facendo affiorare pietre taglienti che possono provocare forature e rotture di vario genere.Ci siamo fatti raccontare la prova da Andrea Navarra e Simona Fedeli, che la terra di Gallura la conoscono molto bene.

Il portellone della nave si apre, è subito arriva il profumo del mirto e del ginepro, ti accorgi subito, anche ad occhi chiusi di essere sbarcato in Sardegna. L’isola delle meraviglie! Meraviglie naturali e anche rallystiche. Dal porto di Olbia, non serve fare tanta strada per arrivare a quella che all’epoca era l’ultima prova del Rally Costa Smeralda. Stiamo parlando del lontano 2003, la prova era denominata Olbia ed era lunga 12,15 chilometri.
All’epoca la speciale partiva dalle vicinanze di Monte Pino (altro luogo che ha scritto pagine di storia del rally italiano ed europeo), l’inizio prova aveva un’inizio molto guidato con una serie di tornantini a scendere, caratterizzati da un fondo molto duro. Una volta arrivati a fondovalle la prova si innestava in un bivio a T sulla destra, andando a ricongiungersi con la prova di San Giacomo (altra prova storica). Da qui il fondo cambia, diventando sabbioso, si costeggia il letto di un fiume con l’attraversamento di questo con un guado (secco in estate). Seguiva poi un tratto medio-veloce dossato, che continuava fino ad un bivio sulla destra. Da qui la prova cambiava ancora conformazione, con tratti larghi e veloci con dei bei tornantoni ampi, caratterizzati da un fondo ghiaioso. Un lungo rettilineo portava al dosso che anticipava il fine prova, che finiva su un sinistra in tornante destro.

Olbia oggi

Oggi Olbia è una città che vive molto, grazie alle bellissime spiagge della sua costa, ma che ha tanto da offrire anche a livello di monumenti e siti archeologici nel territorio. Merita una visita la Basilica di San Simplicio, chiesa romanica costruita in tre fasi a partire da XI secolo. E’ la più antica ed importante chiesa di Olbia.

Si caratterizza per un interno semplice, in granito, suddiviso in tre navate da pilastri e colonne. Solo nel presbiterio sono presenti resti di affreschi che probabilmente raffigurano San Simplicio vescovo. Anche la facciata è pressoché priva di decorazioni, eccezione fatta per le lesene e la trifora centrale. Il Museo Archeologico è uno dei pochi musei al mondo che conserva relitti di navi. Considerata la sua facile deperibilità, infatti, raramente il legno archeologico imbibito, viene restaurato ed esposto nei musei. Il Museo Archeologico di Olbia può vantarsi di conservare il maggior numero di navi antiche e di essere l’unico in tutto mondo con alberi e timoni di epoca romana.

Olbia, sogna da anni che il Mondiale WRC torni in città, la speranza è viva, ma difficilmente vedremmo Plebi, nel possibile itinerario in caso di ritorno. La strada che porta sulla collina che domina la città, sarà purtroppo (oppure per fortuna se la si guarda con gli occhi dei residenti) asfaltata, lasciando così un po’ di rimpianto negli occhi di ha vissuto l’epopea degli anni d’oro del Costa Smeralda e rammarico in quelli dei più giovani che potranno riviverla sotto attraverso scatti in bianco e nero.

Foto by: Andrea Addis

Commenti

  • Maurizio Garau

    Bella rubrica, mi era sfuggita.
    Mi riporta indietro solo di 42 anni… mica male. Prima prova che vidi in assoluto, ricordo la diretta tv sulla rai con le riprese effettuate alla fine dell’allungo , di oltre 1 km, di Santa Lucia all’invesione a 90° che porta a San Vittore.
    Storia allo stato puro.

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