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Editoriali – E se David Richards avesse ragione?

La querelle sul "divorzio" tra Loeb e Elena tiene banco, ma forse si è perso di vista il punto della questione

In questi giorni il tormentone sulla separazione tra Loeb e Elena sta monopolizzando le pagine di tutti i magazine del motorsport mondiale e un po’ tutti si sono sentiti in dovere di dire la propria, spesso e volentieri spalleggiando Daniel Elena nelle sue dichiarazioni al vetriolo e affibbiando a Loeb epiteti irriverenti.

Da un lato, inutile negarlo, tutto questo polverone tiene alta l’attenzione sulle corse e sui protagonisti della vicenda. Come diceva Oscar Wilde per bocca del suo Dorian Gray C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé”.

Tuttavia le polemiche alla fine lasciano il tempo che trovano e fanno felici solo i media, ben contenti di cavalcare l’onda per coinvolgere i lettori.

Se però andassimo ad esaminare la questione in maniera più analitica, potremmo arrivare a valutazioni completamente diverse. Infatti, quando saputo della vicenda, mi è tornata in mente una chiacchierata che feci prima dell’ultima Dakar con Vaidotas Žala, il quale mi parlò in maniera abbastanza chiara della differenza del ruolo del navigatore nei rally e nella Dakar.

Non mi soffermo nel descrivere il ruolo e i compiti del navigatore nei rally, in quanto sono sicuro che ne siate ben a conoscenza, ma vorrei spendere qualche parola sul medesimo ruolo nella Dakar. 

Partiamo dal principio che non ci sono ricognizioni e quindi nemmeno note da leggere, c’è solo il road book e su questo sono indicate, oltre alle indicazioni generiche, solo i pericoli maggiori (marchiati semplicemente con un numero crescente di punti esclamativi).

I punti esclamativi indicano la presenza di un pericolo. Questo è tutto quello che ha a disposizione l’equipaggio.

Questo però non significa che il navigatore nella Dakar sia un passeggero, anzi, il suo ruolo è importante tanto quanto quello del suo omologo rallystico. Intanto deve cercare di descrivere quello che il pilota sta per trovarsi davanti e quale è la direzione da prendere, tutto questo però in un dialogo molto più discorsivo e approssimativo rispetto a quanto accade in prova speciale, in quanto, come detto, ha a disposizione solo il roadbook per decifrare il territorio circostante.

Ma non è nemmeno questa la differenza più marcata. Dove veramente è necessaria una esperienza specifica è l’orientamento. Nella Dakar il navigatore deve essere in grado di orientarsi tra paesaggi spesso uguali uni agli altri e senza punti di riferimento. Lì si vincono e sopratutto si perdono le Dakar, soprattutto le ultime due in terra saudita, dove la navigazione ha messo in difficoltà molti equipaggi esperti (vedere la polemica di Sainz in merito).

La quinta tappa quest’anno è stata veramente dura per l’equipaggio della Prodrive

Per complicare ancora di più le cose, da quest’anno i road book vengono consegnati la mattina, poco prima della partenza, in modo che nessuno possa avvantaggiarsi studiandolo magari il giorno precedente insieme alla squadra e a qualche “sherpa” reperito in loco.

Chiaro quindi che le capacità e l’esperienza richiesta sia diversa e non è un caso che molti navigatori siano concorrenti che hanno partecipato alla Dakar come motociclisti o, addirittura, degli esploratori, come nel caso del co-driver di Cyril Despres, Mike Horn (uno che, cito direttamente Wikipedia, ha compiuto imprese “…ritenute impossibili in precedenza”).

Per questo, mi spiegava Vaidotas, ho un navigatore che divide con me l’abitacolo della Mini durante la Dakar e un’altro che invece corre con me sulla Fabia nei rally. Stessa cosa per Kris Meeke che non ha corso in Arabia Saudita con il fido Seb Marshall bensì con Wouter Rosegaar, profondo conoscitore della Dakar.

Tutto questo per dire che ci sta che Prodrive voglia provare ad affiancare a Loeb uno specialista, io la vedo come una cosa comprensibile, anche alla luce della sempre crescente necessità di orientamento richiesta e, siamo sinceri, anche alla luce degli errori del buon Danos nell’ultima edizione. Nessun dramma, semplicemente un ruolo un po’ diverso per il quale è necessaria una esperienza diversa. Loeb lo ha capito, lui è il cannibale, vuole vincere e sa che ha bisogno di questo step in più.

Photo Credit: A.S.O._E.Vargiolu_DPPI e RedBull content pool
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