Tony Fassina: il privato Mondiale del Sanremo 1979

Campione nazionale ed europeo, piegò i giganti ufficiali nel mondiale rally nell'edizione numero 21

Quando si ripercorrono i nomi dei piloti italiani che hanno stampato il loro nome nel prestigioso libro di chi ha vinto almeno una gara nel mondiale rally è impossibile non soffermarsi su Antonio “Tony” Fassina, nato a Valdobbiadene il 26 luglio 1945. Certo la vittoria è una come quella di altri ma il valore (e il peso specifico) di quel Rally Sanremo 1979 sono ben diversi.

Sono i primi anni che la gara accarezza la terra tra Umbria e Toscana, un luogo che diventerà sacro e magico per i rally su terra e non del nostro paese. La partenza e l’arrivo restavano a Sanremo ma gran parte della gara spostava il suo scenario più verso il centro Italia, richiamando tantissimo pubblico da ogni parte.

Quella del ’79 si preannunciava come un’edizione tutta da gustare con il meglio del meglio del rallysmo internazionale pronto a darsi battaglia. C’è la flotta di Fiat 131 Abarth con guide come Alén, e Rohrl, le Talbot Sunbeam Lotus di Nicolas e Pond, le Triumph TR7 V8 di Lampinen ed Eklund e la Datsun 160J di Salonen. Insieme a questi c’è un’intera flotta di italiani agguerriti e privati, pronti a dare battaglia. Bettega e Vudafieri col 131, Verini  e Cerrato sull’Ascona e, infine, con la Lancia Stratos Tabaton e Fassina.

Tony Fassina vive le sue stagioni migliori in quegli anni ed arriva al Sanremo nella totale convinzione di dover vincere quella gara, contro i giganti del mondiale, per portare a casa il titolo nazionale assoluto. Supportato dal team Jolly Club dispone appunto di una Lancia Stratos che il gruppo ha smesso di sviluppare già da due anni in favore della FIAT 131 Abarth, nonostante si trattasse di una macchina ancora vincente e performante.

La gara è quasi senza storia. Fassina e Mannini vivono un autentico stato di grazia e non lasciano alcuno scampo agli avversari. Giusto qualche brivido durante la prima speciale con il freno a mano troppo in tensione che portava ad un surriscaldamento dei freni. Arrivo a passo lento quasi forzato e 20 secondi di ritardo ma, risolto il problema, ecco la vittoria sulla seconda speciale e la totale convinzione che sia possibile vincere.

Nell’aria inizia a respirarsi una strana sensazione di imbarazzo per quel privato che sta andando a vincere la gara in quel modo. La sensazione è che a qualcuno non piaccia questo genere di epilogo. Una Lancia privata che mette in fila le Fiat private non è di certo una bella pubblicità per il team agli occhi del mondo.

Ad ogni C.O. è un autentico gioco di nervi tra Mauro e i cronometristi. Il navigatore lotta per avere due minuti ed evitare di entrare in speciale con la polvere ancora alta. Arriva perfino a far leva sui sentimenti, dicendo loro che dentro quell’abitacolo avrebbero potuto esserci i loro figli e se avessero avuto il coraggio di farli partire in quelle condizioni. Una battaglia nella battaglia, su una Stratos perfetta al punto da riuscire a presentarsi all’ultima tappa con sei minuti di vantaggio. Senza strafare, solo cercando di non commettere errori e aspettando che fossero quelli col 131 Abarth a sbagliare.

Arriva la vittoria, con 4:14 su Röhrl – Geistdörfer e 18:42 su Bettega – Perissinot. La gioia sul podio è mitiga dalla sensazione di aver lottato contro qualcosa di più grande e di aver comunque il destino segnato nonostante un risultato epico e storico. Mauro Mannini, ancora sulla pedana, consegnerà alla storia dei rally una frase tanto serafica quanto significa:

Sono contento per quelli che sono contenti ma, ancora più contento per quelli che non lo sono e ci hanno osteggiati per tre giorni.

Tutto troppo pesante per riuscire a gioire appieno per qualcosa di unico che altre poche volte venne replicato nella storia del mondiale rally.

Tony tornerà al Sanremo negli anni successivi a bordo della Opel Ascona 400, una volta ritirandosi e una volta finendo sul podio. Ma questa è tutta un’altra storia. 

Nel video alcuni passaggi di quella edizione memorabile:

 

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