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Tempo

9 MIN

Idee e critiche per un mondo pressoché defunto

La mancanza di un cambio radicale all'interno del panorama rallystico si sente sempre di più e bisogna quindi domandarsi. Cosa manca per tornare ai fasti di un tempo?

Cosa manca ai rally di oggi per essere appetibili?
È la domanda che ci si pone per cercare di rimediare ad un problema piuttosto importante ed eloquente, la mancanza di spettatori.

Lo si evince ogni giorno sempre di più, i rally, tranne qualche raro caso indipendente, stanno perdendo di interesse tra i fan e non riescono a fare breccia nei cuori delle nuove generazioni.

In Italia il problema sembra essere veramente serio ed i deserti parchi assistenza e i bordi strada sempre più vuoti fanno capire che la direzione che si è presa non sta portando ai risultati sperati.
Le persone scarseggiano, gli investitori non hanno motivo di spendere in un panorama ormai sempre più propenso alla morte.

Ma di cosa c’è bisogno per far avvicinare le persone ai rally?

Negli anni diversi esponenti hanno dato le loro opinioni e le loro idee. Lo stesso Adamo interpellato sull’argomento, nel seguente articolo , sostiene che un maggior coinvolgimento delle persone all’interno dei parchi assistenza può spingere le persone ad appassionarsi alla disciplina, ma è davvero così?

Le persone coinvolte nei parchi assistenza hanno veramente voglia di prendere un proprio veicolo e percorrere ore e ore di strada per vedere la carovana del WRC?

Sono domande la cui risposta non è semplice come sembra.
Nel mondo odierno gran parte della popolazione vuole le cose subito, nell’ immediato e non ha la minima voglia o intenzione di viaggiare per ore e ore per capire e comprendere un mondo sconosciuto.
Su cosa bisogna puntare quindi?

VETTURE

Le vetture attualmente in uso non stanno attirando nuovi fan ed i vecchi tifosi si aggrappano al passato e alla malinconia bocciando categoricamente ogni possibile nuova era di vetture rifugiandosi nel “eh mai ai miei tempi si stava meglio” che ha quel sapore di “si stava meglio quando si stava peggio”, ma è effettivamente così?
Il mondo si evolve, le richieste dei costruttori anche (basta vedere quanti marchi spingono per entrare nel WRC solo con l’approdo totale dell’elettrico), ed il ricordo del passato viene sempre più glorificato.
Un ritorno al passato è certamente improbabile, ma un’analisi di ciò che rese popolare il rally negli anni ’80 e ’90 è certamente possibile.
Centinaia di migliaia di tifosi occupavano i bordi delle varie prove speciali pronti a vedere i propri idoli e le vetture che tanto hanno sognato.
Proprio così le vetture.
Sono queste una delle possibili chiavi per entrare nel cuore dei tifosi. Quanti hanno sognato di possedere una Ford Escort Cosworth, una Celica Gt 185 o la ben rinomata Lancia Delta, proprio perché vista durante un rally e “facilmente accessibile” a chi di queste vetture poteva permettersi la versione stradale?
Nei giorni odierni manca proprio questa essenza, l’essenza di poter possedere una vettura stradale che tanto sa di vettura da competizione.
Il successo ottenuto dalla Yaris GR, che nonostante il prezzo, abbia venduto numerose vetture in Europa testimonia come il tifoso abbia necessità di poter sentirsi, anche per un momento, a bordo di una vettura da competizione, a bordo della macchina che il suo idolo utilizza per correre tra i diversi appuntamenti mondiali.
La vettura, come qualsiasi altra caratteristica, deve coinvolgere il fan, deve portarlo a sentirsi anche lui un pilota e nel mondo attuale questa cosa non è verificabile.
Per quanto possano essere spettacolari, in particolare le Wrc Plus, stanno diventando sempre più uniche ed “uguali” , e sempre più divergenti da quanto il fan vuole, vedere vetture uniche e completamente diverse tra di loro, cercando, inoltre, di possederle.
Lo testimoniano i gruppo B che erano dei veri e propri prototipi, ma ciò che appassionava era la differenza ingegneristica tra le varie vetture che portava alla realizzazione di vetture con filosofie completamente diverse tra loro, altro aspetto che potrebbe portare di chi conoscenza e disponibilità economica ne ha in quantità industriali, ad investire in un mondo che va sempre più in decadenza.

Il panorama rallystico porta, inoltre, a chi è già fan e ha la rilevanza economica di poterlo fare, di farsi diverse domande prima di buttarsi in un panorama che di ritorno ha veramente poco.
Il costo elevatissimo di ogni singola vettura scoraggia totalmente ogni possibile nuovo entrante nell’entrare portando così ad un sempre decrescente numero di iscritti nei vari eventi mondiali.
Anche la mancanza dei team clienti, che possano aiutare giovani piloti a crescere senza alcun tipo di pressione o piloti che hanno capitale a poter competere, si fa sentire.
Piloti come Manfred Stohl, Henning Solberg, Gianluigi Galli o Xavi Pons, pur non avendo supporto ufficiale, animavano i vari eventi, arrivando anche ad insidiare chi di support ufficiale ne aveva.

FIGURA PRINCIPALE

L’assenza di una casa costruttrice ed in particolare di un pilota di punta che possa rappresentare un paese non aiuta certamente un particolare sport ad essere conosciuto nel proprio paese.
Il non avere una figura che faccia parlare di se nel proprio paese attraverso telegiornali, social o qualsivoglia strumento di per la comunicazione, preclude qualsiasi tipo di pubblicità, “gratuita” del proprio sport nel proprio paese andando a limitare, fortemente, nuovi possibili appassionati.
L’ Estonia e la Finlandia testimoniano come, pur non avendo alcun tipo di supporto da parte di una casa del proprio paese, continuino ad affollare, ogni anno sempre di più, le diverse strade mondiali delle prove speciali, fa capire come le persone abbiano bisogno di un idolo, come Ott Tanak o Kalle Rovanpera (per prendere come esempio i piloti delle nazioni sopra citate) per motivarsi e spingersi a diversi centinaia di chilometri di distanza.
L’ avere un proprio esponente, all’interno di un panorama motoristico, spinge le persone ad appassionarsi alla disciplina e lo possiamo facilmente vedere vedendo anche per ciò che accade all’interno della F1 con Max Verstappen ed i numerosissimi fan olandesi.
Prima che il giovane talento olandese approdasse nel circolo della F1 i fan “orange” erano pressochè nulli diventando poi un numero sempre più elevato di anno in anno andando poi ad “invadere”, letteralmente parlando, gran parte dei circuiti in tutto il globo.
Un ulteriore esempio, in questo caso all’interno del panorama rallystico, è quello degli anni della Lancia e di Miki Biasion, dove il numero di persone a supporto del campione mondiale italiano e di tutti i vari piloti italiani all’interno del campionato del mondo, portasse le persone a fare di tutto pur di vedere il proprio idolo o i propri idoli passare.

GIOVANI IN ITALIA

Dell’ombra di giovani italiani che possano fare la differenza si possono contare sulle dita di una singola mano.
Solamente Alberto Battistolli, Andrea Mabellini e Gabriele Cogni hanno o hanno avuto possibilità economiche e talento per poter competere in un panorama più importante, come quello europeo.
Un numero troppo esiguo per poter cercare un possibile futuro campione del mondo.
Ma perché i giovani non riescono ad emergere?
Il costo eccessivo delle vetture dei vari gruppi R scoraggia non poco i giovani nel rischiare e buttarsi all’interno della competizione, portando così un sempre minor numero di giovani a debuttare nel mondo dei rally.
I soli trofei junior o il trofeo Yaris rischiano di essere semplici tappa buchi di un problema enorme, nonostante la forte bontà e approvazione di quest’ultimo progetto.
Trofeo con vetture dal costo esiguo come fu il trofeo 112 o il trofeo 500 ha portato un gran numero di giovani piloti ad arrembarsi in un campionato che durante gli anni sfornò piloti del calibro di Attilio Bettega, Fabrizio Tabaton, Franco Cunico, Piero Canobbio, Michele Cinotto, Gigi Galli, Giandomenico Basso, Luca Pedersoli, Luca Betti e tanti altri piloti di una lista che non sembra mai finire.
Piloti che non hanno solo impressionato a livello nazionale, ma anche a livello mondiale arrivando anche a firmare per i vari team ufficiali.
Una lista che fa capire come un trofeo piuttosto economico come fu quello 112 o 500 sia necessario per cercare quel talento cristallino che pur senza un grosso supporto monetario alle proprie spalle riesca comunque a farsi riconoscere in un mare che sembra inghiottire la maggior parte di chi si trova dentro.

SOCIAL NETWORK

E’ proprio questo l’elemento essenziale per poter attirare i nuovi fan e di conseguenza nuovi sponsor all’intero di questo mondo, i social network, strumenti che ormai sono integrati nella vita di tutti noi, in particolare per i più giovani.
L’utilizzo massiccio dei social ed in coinvolgimento di curiosi o di chi non conosce minimamente la disciplina all’interno di un semplice video su Instagram o Tiktok è un qualcosa di assai banale e semplice, che purtroppo non trova supporto dalla federazione internazionale, in particolare da quella italiana.
Basti vedere come il camera car di Paolo Diana insieme al navigatore Passenbrunner, durante l’ultima edizione del RallyLegend, sia spopolata arrivando a letteralmente chiunque, anche a chi di rally non è minimamente fan, facendo milioni e milioni di views e venendo poi postata in ogni singola pagina che tratti di corse.
DirtFish ci sta provando, ma il promoter non si sta impegnando nel prendere seriamente ciò che è l’attualità.
WRC All Live funziona, ma solo per chi è veramente fan della disciplina e non di chi della disciplina vuole appassionarsi e Sky riesce solo in parte a coprire ciò di cui si ha bisogno.

Come bisogna fare quindi?
Bisogna cercare di rendere sempre più vendibile il prodotto WRC mostrando sempre di più quello che è l’immagine del rally, un’immagine che in breve tempo ha cambiato numerose volte, ma che a prescindere da ciò deve essere comunque rispettata e rappresentata al meglio delle proprie possibilità.
Mancano documentari, film o qualsivoglia video sulle varie piattaforme che possano far conoscere ciò che fu e ciò che è l’essenza dei rally con i soli video su Youtube che non bastano a coprire un grosso bacino di utenti per via dei target fortemente limitati che la piattaforma impone.
Il film di Ott Tanak ha letteralmente spopolato in Estonia, così come la serie basata sulla F1, Drive to Survive, che ha letteralmente fatto conoscere, a chi della Formula 1 era neofita, la disciplina facendo così spopolare nel mondo.
Questo nel rally non sta avvenendo, o comunque non sta avvenendo da chi di queste operazioni dovrebbe farsi carico.
La cosa poi peggiora esponenzialmente quando si guarda al panorama nazionale dove delle semplici diretta su un social dove l’età media è piuttosto elevata, non è semplicemente contemplabile se si vuole fare dei rally un prodotto di mostra per l’aziende.
Bisogna saper intrattenere ed il mostrare per pochi minuti una semplice prova, quando va bene, o numerose interviste al palco d’arrivo non è assolutamente ciò che serve a coinvolgere nuovi possibili follower e di conseguenza nuovi possibili sponsor che vedono nel rally una vera e propria fonte di reddito.

INTRATTENIMENTO DEL PUBBLICO

Come già precedentemente indicato il pubblico ha bisogno di essere coinvolto, corteggiato e intrattenuto.
I parchi assistenza, senza alcun tipo di coinvolgimento, se non per alcune azioni individuali di alcuni piloti, scoraggiano qualsiasi persona a visitarli facendo così sembrare dei veri e propri deserti aridi con tanto di tambleweeds che scorrazzano.
Un panorama che scoraggerebbe qualsiasi nuovo possibile fan ad appassionarsi alla disciplina.
Spettacoli, attrazioni, “concerti” sono semplicemente alcuni esempi, e che in Estonia hanno effettivamente animato numerose persone disposte anche a pagare biglietti VIP per accedervi, che potrebbero animare spazi momentaneamente vuoti, attirando così giovani e di conseguenza nuove leve.
L‘intrattenimento è parte essenziale e se continuiamo a guardarci intorno possiamo vedere come un campionato come l’EuroNascar (campionato in cui vengono usate della NASCAR in versione europea), che fa dell’intrattenimento del pubblico il focus principale delle proprie operazioni, riesca, ogni anno, ad avere un numero sempre maggiore di fan e nuovi fan, che si appassionano alla categoria, e di conseguenza di sponsor che trovano in questo campionato un motivo per cui investire.

Le idee e gli elementi per migliorare una disciplina che, almeno a livello nazionale, sta sempre più morendo ci sono, manca solo la brillantezza, la scaltrosità e la voglia di sfruttare al massimo delle proprie possibilità i mezzi che si hanno attualmente, con la forte speranza di vedere in un futuro, speriamo non troppo prossimo, di riportare questa disciplina ai fasti che fu una volta cercando di ripopolare le numerose strade dei diversi appuntamenti mondiali e nazionali, ma che dalla direzione intrapresa sembra andare da tutt’altra parte.

Photocredit: RedBull Content Pool
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