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Michèle Mouton: storia di una rivoluzione

Storia di una grandissima donna che ha rivoluzionato il mondo dei rally

Michele Mouton

La storia di Michèle Mouton è una delle più belle storie da raccontare quando si parla di rally ed ha a che fare tanto col motorsport quanto con la società. Sì perché il nome Mouton porta con sè una vera e propria rivoluzione culturale in un mondo fin lì abitato (e dominato) dagli uomini.

Gli inizi e il decollo sulle vetture italiane

Francese di nascita (Grasse, 23 giugno 1951), Michèle coltiva la sua passione per le auto fin dalla giovane età ed approda nei rally nel ’72 nel ruolo di navigatrice. Solo un paio di anni dopo cambia di sedile per affrontare la prima gara iridata al voltante di una Alpine A110.

In parallelo porta avanti la sua esperienza con le auto da corsa partecipando con ottimi risultati di categoria alla 24 Ore di Le Mans, mentre nei rally decide presto di passare alla guida di vetture italiane che, a quel tempo, avevano iniziato una forte ascesa: A112 Abarth, Lancia Stratos e la mitica Fiat 131 Abarth con cui raggiunge il miglior risultato fino a quel momento (quinta assoluta al Tour de Corse 1978, 1979 e 1989).

1981: una svolta chiamata Audi Quattro

Una donna per far debuttare il marchio nei rally con la prima vettura a trazione integrale della storia: questa fu l’idea rivoluzionaria di Audi. Sconvolgere un mondo prettamente maschile, nel quale si pensava di aver raggiunto l’apice dello sviluppo tecnico, con un progetto nuovo nel vero senso del termine. Tra la curiosità e lo scetticismo generale arriveranno un quarto posto, una serie di ritiri e la prima gioia iridata al Rally di Sanremo.

Quella vittoria sarà il viatico per la stagione migliore della sua carriera nei rally, il Mondiale Rally 1982. Michèle Mouton trionfa in Portogallo, Grecia e Brasile e solo un guaio meccanico in un momento decisivo della stagione gli impedirà di soffiare il titolo a Walter Röhrl. Ad accompagnarla in questa sua strepitosa stagione la navigatrice di fiducia, l’italiana Fabrizia Pons. 

Seguiranno altre stagioni caratterizzate da qualche podio e prestazioni in calando.

La fine della carriera

14:58 del 2 maggio 1986. È quello il momento esatto in cui la carriera di Michèle Mouton nel WRC si interrompe. A quell’ora la Lancia Delta S4 guidata da Henri Toivonen esce di strada nel tratto ripido in discesa del Col d’Ominanda e si incendia all’istante. Perdono la vita il pilota finlandese e il suo navigatore Sergio Cresto. Quel’avvenimento porterà la FIA ad abolire le Gruppo B e Michèle a decidere di fermarsi coi rally, nonostante il passaggio a Peugeot Talbot Sport gli avesse fruttato la vittoria del campionato tedesco.

In memoria di Toivonen, sostenuta da Fredrik Johnson, reciterà ruolo fondamentale nell’istituzione della Race Of Champions, tradizionale appuntamento di fine stagione che mette a confronto piloti da pista, con piloti di rally. Dal 2010 è presidente della commissione Women & Motor Sport della FIA.

Una scommessa vinta in tutto e per tutto, che aprì a scenari completamente nuovi nel bigottismo che ha caratterizzato gli anni ’80. Una nuova consapevolezza che ricordava a tutti come non fosse il sesso a determinare le possibilità di vittoria di un progetto ma soltanto la capacità di un team di mettere a disposizione la macchina giusta nelle mani giuste. E Michèle era innegabilmente una mano (ed un piede) giustissimo.

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