Dakar 2027, svelato il percorso: 13 tappe in Arabia Saudita e una nuova assistenza “stile F1”
Casetta non frena le idee e porta una nuova ventata di innovazione sul raid più famoso al mondo
La Dakar 2027 ha preso ufficialmente forma. La 49ª edizione del rally raid più famoso al mondo scatterà il 1° gennaio 2027 da King Abdullah Economic City, sul Mar Rosso, e si concluderà il 15 gennaio, dopo un percorso di 8.390 chilometri complessivi, di cui 5.320 contro il cronometro.
Ancora una volta sarà l’Arabia Saudita a ospitare la grande maratona del deserto, in un’edizione che promette di restare fedele allo spirito più duro della Dakar: navigazione, resistenza, velocità e una buona dose di imprevedibilità. Perché sì, la Dakar senza imprevisti sarebbe come un bivacco senza sabbia: tecnicamente possibile, ma poco credibile.
La presentazione si è svolta a Parigi, all’Istituto del Mondo Arabo, lo stesso luogo in cui venne svelata la prima edizione saudita del 2020. Da allora sono passati sette anni, ma il cuore della corsa resta lo stesso: due settimane di avventura estrema, tra dune, pietraie, tappe infinite e giornate capaci di ribaltare ogni classifica.
Una Dakar nel pieno delle tensioni geopolitiche
L’annuncio del percorso arriva però in un momento delicato sul piano internazionale, con le tensioni legate alla guerra in Iran a fare da sfondo alla presentazione. Un tema che non è stato ignorato dagli organizzatori e dalle autorità saudite.
Il Principe Khalid bin Sultan Al-Abdullah Al-Faisal, presidente della Federazione Saudita auto e moto, ha voluto rassicurare tutti: la situazione viene monitorata con attenzione, ma il Regno ritiene di avere la capacità di garantire sicurezza e stabilità lungo i propri confini.
Un messaggio chiaro, anche perché la Dakar è una macchina organizzativa enorme: oltre 500 mezzi, più di 800 concorrenti tra auto, moto, camion e SSV, e una carovana complessiva che supera le duemila persone, considerando team, organizzazione, televisione e media.
Il percorso: partenza sul Mar Rosso, riposo a Bisha e arrivo dopo 13 tappe
La Dakar 2027 partirà da King Abdullah Economic City, circa 100 chilometri a nord di Gedda, per poi attraversare nuovamente il deserto saudita in un tracciato pensato per mettere sotto pressione uomini e mezzi fino all’ultimo giorno.
La giornata di riposo è fissata per il 9 gennaio a Bisha, ma il programma non sembra concedere molte tregue. Saranno infatti previste tappe lunghe e selettive anche nella fase conclusiva, con una penultima frazione da 905 chilometri che già sulla carta sembra avere tutte le caratteristiche per diventare una delle giornate chiave della corsa.
In totale saranno 13 tappe, con due marathon stage, percorsi differenziati tra due e quattro ruote e sezioni particolarmente tecniche. Per le moto sono attesi anche tratti più vicini al puro enduro, pensati per aumentare ulteriormente la difficoltà.
La grande novità: assistenza rapida come ai box di Formula 1
Tra le novità più interessanti dell’edizione 2027 c’è l’introduzione di un sistema di assistenza rapida ispirato ai pit stop della Formula 1.
Nelle tappe più lunghe, i concorrenti potranno affrontare una sosta tecnica in cui i team dovranno intervenire nel minor tempo possibile, con precisione e organizzazione. Un elemento che aggiunge un nuovo livello strategico alla gara: non conteranno soltanto velocità e navigazione, ma anche l’efficienza dell’assistenza.
Una scelta che sembra voler rendere la Dakar ancora più dinamica e spettacolare, senza snaturarne il DNA. La resistenza resta centrale, ma la gestione dei dettagli potrebbe fare ancora più differenza.
Castera: “Vogliamo mantenere la suspense fino alla fine”
Il direttore della Dakar, David Castera, continua a seguire in prima persona la costruzione del percorso e la definizione del roadbook. Le ricognizioni sono ancora in corso nel deserto saudita, con l’obiettivo di disegnare una gara capace di mantenere alta l’incertezza fino all’ultimo chilometro.
L’edizione 2026, del resto, ha alzato parecchio l’asticella: nelle moto la vittoria si è decisa per appena due secondi, mentre tra le auto il margine finale è stato di soli dieci minuti. Numeri che raccontano una Dakar sempre più combattuta e meno scontata.
Per il 2027 l’obiettivo è chiaro: rendere la gara ancora più intensa, senza perdere i tre pilastri fondamentali della disciplina. Endurance, navigazione e velocità resteranno il cuore della sfida.
Auto: dopo il successo Dacia, si apre il rebus dei big
Nella categoria auto, la Dakar 2027 si annuncia particolarmente interessante anche dal punto di vista del mercato sportivo.
Nasser Al-Attiyah, vincitore della Dakar 2026 con Dacia, ha già indicato il proprio obiettivo: conquistare il Campionato del Mondo Rally Raid e poi provare a ripetersi a gennaio. Al suo fianco, il navigatore Fabien Lurquin ha spiegato bene lo spirito della preparazione: la nuova Dakar inizia praticamente nel momento in cui si torna a casa dalla precedente.
Resta però da capire come si muoveranno i protagonisti principali, considerando che Dacia aveva già annunciato la chiusura del programma al termine del 2026. I nomi pesanti sono quelli di Al-Attiyah, Sébastien Loeb e Lucas Moraes, con Ford e Toyota pronte a contendersi uomini e risultati.
Moto: Honda cerca il riscatto dopo la beffa dei due secondi
Anche tra le moto il 2027 promette scintille. Honda e Ricky Brabec arriveranno con una motivazione evidente: riprendersi quella vittoria sfuggita nella scorsa edizione per un margine quasi crudele.
Nel 2026 a trionfare era stato Luciano Benavides con KTM, al termine di un duello deciso per appena due secondi. Una differenza minima, quasi surreale su una corsa lunga migliaia di chilometri. Ma la Dakar è anche questo: settimane di fatica che possono ridursi a un battito di ciglia.
La nuova edizione, con tappe lunghe, speciali tecniche e sezioni enduristiche, potrebbe riaprire completamente i giochi. E con un percorso così duro, più che il nome del favorito conterà una vecchia regola del rally raid: arrivare in fondo. Possibilmente interi.